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Un programma di studi nel settore delle Digital Humanities per promuovere il patrimonio culturale

Il progetto “ARTEST”, avviato nei giorni scorsi, vede la partecipazione dell’Università di Catania insieme con atenei europei e asiatici ed è finalizzato alla formazione di nuove figure professionali

9 Aprile 2021
Alfio Russo

Sviluppare corsi di laurea in Digital Humanities in Russia e Mongolia in accordo con gli standard dell’Unione Europea e creare nuove figure professionali competenti nell’applicazione di metodologie che sfruttano il digitale per lo studio, la valorizzazione e la promozione del patrimonio culturale.

Sono gli obiettivi del progetto ARTEST - Enhancing education programmes in Art and Humanities finanziato nell’ambito della call europea “Erasmus Plus - KA2 Capacity Building in the field of Higher Education” e coordinato dal Dipartimento per Digital Humanities dell’Universitaet zu Koeln (Colonia in Germania).

Il partenariato è costituito dall’Università di Catania e da atenei della Russia (Perm State University, Russian State University for the Humanities, Immanuel Kant Baltic University e Tuvan State University), della Mongolia (Mongolian University of Science and Technology, National University of Mongolia e The University of the Humanities), della Grecia (University of Peloponnese e International Hellenic University) e di Cipro (Cyprus University of Technology).

«Il progetto nasce dalla consapevolezza che i laureati in Scienze umanistiche devono dimostrare di saper utilizzare le competenze digitali richieste nel mondo del lavoro – spiega la prof.ssa Cettina Santagati, docente del Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura (Dicar) e responsabile scientifico del progetto per l’ateneo catanese -. Tuttavia queste competenze possono risultare incomplete se non sono accompagnate da approfondimenti formativi più vicini ai programmi didattici delle discipline tecnico-scientifiche. Il progetto mira quindi allo sviluppo organico e complementare di entrambi i tipi di competenze».

«Il lavoro dei docenti verterà sullo sviluppo di innovativi programmi didattici e formativi del personale didattico universitario specifico per le Digital Humanities – aggiunge la docente etnea -. Verrà anche progettato e introdotto un corso di laurea multidisciplinare che prevede attività di formazione all’estero per gli studenti e l’implementazione del Digital Lab, una piattaforma digitale dove studenti, docenti e ricercatori da tutto il mondo possono collaborare su specifici progetti mirati alla conservazione, valorizzazione e disseminazione del patrimonio storico – artistico».

«Tra gli obiettivi anche il miglioramento dei programmi didattici forniti e la creazione di figure professionali che riescano a gestire il patrimonio culturale dal punto di vista umanistico e tecnico supportando così la gestione della complessità legata al Cultural Heritage nell’era digitale».

Artest

Un momento del meeting di presentazione del progetto

In questo contesto saranno inserite anche le attività dei numerosi partner associati come la Perm State Art Gallery, il Perm Museum of Contemporary Art, il Perm University History Museum, il Mongolian Natural History Museum, l’Institute of Archeology, il National Museum of Mongolia, il National Museum “Aldan-Maadyr” of the Republic of Tuva, il Center for the Development of Tuvan Traditional Culture and Crafts, la League of Education, Invasioni Digitali, il Museo Civico Castello Ursino, il Polo Diculter Sicilia, Cooperativa Sociale Badia Lost & Found, l’Istituto di Ricerca, Sviluppo e Sperimentazione sull’Ambiente ed il Territorio, il Museo della Rappresentazione del Dicar dell’ateneo catanese, il Museo Diffuso dei 5 sensi, l’Istituto Euro-Mediterraneo di Scienza e Tecnologia e l’Ephorate of Antiquities of Arkadia.