Progetto Mat-Ita, focus sui test d'ingresso all'università

Al dipartimento di Matematica e Informatica si è aperto il terzo ciclo di seminari sulla didattica dell'italiano e di laboratori di matematica pensati per gli insegnanti degli istituti superiori

6 Dicembre 2017
Mariano Campo

I test di accesso ai corsi universitari sono uno snodo cruciale nel passaggio da sistema scolastico a sistema accademico, ma non sempre attraverso i quiz si riescono a misurare tutte le competenze reali di uno studente che aspira a frequentare l’università. Della validità e dell’efficacia dei test e di analoghi strumenti di accertamento delle conoscenze di chi proviene dalla scuola superiore si è parlato martedì scorso nell’aula magna del Dipartimento di Matematica e Informatica, in occasione dell’incontro di apertura dell’edizione 2017-18 del Progetto "Mat-Ita", l'iniziativa di Ateneo per il potenziamento delle competenze linguistiche e matematiche degli studenti delle scuole secondarie di 2° grado rivolta agli insegnanti degli istituti superiori di Catania, Siracusa, Ragusa, Enna e Caltanissetta. L'idea è nata dall'esigenza di colmare le importanti lacune in italiano o in matematica (e il conseguente addebito degli Obblighi formativi aggiuntivi in ingresso) che molte matricole rivelano in occasione delle prove di verifica per l'accesso ai corsi di studio.

“Inauguriamo oggi il terzo ciclo di questo progetto – ha spiegato il prof. Nunzio Crimi, presidente del Centro orientamento formazione & placement dell’Università, dopo il saluto istituzionale del direttore del Dmi Giovanni Gallo -, che negli anni è cresciuto grazie alla voglia e all’entusiasmo di coloro che lo hanno sostenuto e si è fatto anche apprezzare in campo nazionale”. “La strada – ha aggiunto la prof.ssa Bianca Maria Lombardo, delegata del rettore alla Didattica e promotrice dell’iniziativa – è quella di lavorare per un orientamento che sia sempre più fattore di inclusione e di prevenzione del disagio e degli abbandoni della carriera universitaria, valorizzando il rapporto tra scuola e università. Ciò significa rafforzare le competenze in entrata degli studenti, mettendo a sistema matematica e italiano”.

Sul tema oggetto dell’incontro  - "Leggere e comprendere nei test di ingresso per i corsi di laurea scientifici e non" – sono poi intervenuti il prof. Gabriele Anzellotti, ordinario di Analisi matematica all’Università di Trento, e la prof.ssa Iride Valenti, associato di Glottologia e Linguistica al dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania.

Anzellotti, in particolare, ha rilevato alcune significative criticità nei test che vengono ad esempio proposti per l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia, sia per quanto attiene alle indicazioni ministeriali sulla loro formulazione sia per la reale efficacia degli stessi, in merito alle competenze che dovrebbero accertare, in materia di lettura e comprensione del testo innanzitutto.

“In alcuni casi – ha osservato -  i quesiti aspirano a mettere alla prova nei candidati capacità logiche sottoponendo loro situazioni astratte, richiamando delle teorie sul fattore di intelligenza che oggi appaiono ormai superate. Ciò che si evince dall’analisi dei test svolti nei vari anni e dai riscontri sulla carriera universitaria di chi riesce ad iscriversi – ha proseguito – è che sia i voti di diploma che i risultati dei test sono abbastanza predittivi circa il successo negli studi, ma è altrettanto vero che ottimi voti alla maturità e nei test di accesso non sono condizione sufficiente. Alla luce di ciò gli studenti devono avere consapevolezza che l’apprendimento è comunque una responsabilità esclusiva dello studente”.

Un’altra ‘scoperta’ utile, secondo il prof. Anzellotti, è che un fattore chiave per il superamento dei test sono le conoscenze degli anni precedenti all’ultimo della scuola superiore, che si presuppongono consolidate. “Il sistema universitario deve quindi avere ben chiaro – ha detto il docente – che con i test cerchiamo di fare del nostro meglio per appurare la preparazione iniziale delle future matricole, ma non è con un test che si può misurare tutto. Uno dei vantaggi indiscussi è comunque quello di favorire una riflessione congiunta tra università e scuola: possono mandare dei segnali e influire su una revisione del sistema istruzione nel suo complesso”. E gli studenti? “Devono pretendere che università e Ministero agiscano in modo responsabile e trasparente nel maneggiare i test – ha concluso -. Al tempo stesso, però, non devono limitarsi a prepararsi per i test: devono prepararsi all’università”.