L’Intelligence incontra gli studenti: “Vogliamo scommettere su giovani universitari d’eccellenza"

Ai Benedettini la tappa siciliana del roadshow promosso dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica

24 Gennaio 2018
Mariano Campo

Si è tenuto oggi nell’aula magna del Monastero dei Benedettini l’incontro “Intelligence Live”, tappa siciliana del roadshow promosso dal Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica (Sisr) nei principali atenei italiani.

L’incontro, organizzato dall’Università di Catania, si pone nella scia di quanto stabilito dalla riforma dell’intelligence italiana, avvenuta nel 2007 con la Legge 124, che tra le varie innovazioni ha attribuito al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis) la promozione della cultura della sicurezza, attraverso un vero e proprio dialogo con il mondo della ricerca, delle imprese, delle università e, più in generale, con la società civile.

I lavori si sono aperti con gli indirizzi di saluto del rettore Francesco Basile e del direttore della Scuola di Formazione del Dis, Paolo Scotto di Castelbianco, cui sono seguiti gli interventi dei professori dell’Ateneo catanese Carlo Colloca, docente di Analisi sociologica e Metodi per la Progettazione del Territorio nel dipartimento di Scienze politiche e sociali, Rosario Sapienza, docente di Diritto internazionale nel dipartimento di Giurisprudenza, e Giampaolo Bella, docente di Internet Security nel dipartimento di Matematica e Informatica.

“Il nostro Ateneo ha accolto con piacere l’invito da parte del Dis di ospitare un evento formativo di così alto livello – ha detto il rettore Basile -, sulla scia della collaborazione attivata tra l’intelligence nazionale, il Ministero dell’Istruzione e la Conferenza dei Rettori per la diffusione della cultura della sicurezza. Questo evento offre quindi ai nostri studenti la possibilità di conoscere e confrontarsi su tematiche di forte attualità, quali la cybersecurity e le diverse questioni legate ai fenomeni migratori. Per tale ragione, l’intesa che abbiamo sottoscritto oggi con il Dis, rappresentato dal Direttore generale Alessandro Pansa, riveste un carattere importante perché ci consentirà di sviluppare attività di studio e ricerca su temi di interesse funzionali alla promozione della cultura della sicurezza, e di offrire opportunità di arricchimento professionale per i nostri giovani”.

“La Sicurezza Nazionale è lo strumento che opera sulla linea più avanzata per la difesa della democrazia” - ha affermato nell’intervento conclusivo il Direttore generale del Dis Alessandro Pansa -. E per essere pienamente efficiente ed accrescere le proprie capacità analitiche e previsionali, ha bisogno di mettere a servizio dello Stato anche il meglio che viene elaborato e presentato dal mondo della ricerca”. Rientra in questa logica l’obiettivo che l’Università di Catania ed il Comparto intelligence si sono dati oggi con la firma dell’Accordo di collaborazione. Al contempo – ha precisato Pansa – “vogliamo scommettere su giovani universitari d’eccellenza, e tecnicamente preparati, con un forte senso di responsabilità e di attaccamento alle istituzioni dello Stato, che abbiano molta passione nell’affrontare nuove sfide, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche culturale. È la “mission” in materia di reclutamento avviata già da qualche anno dall’intelligence italiana, che sta portando ad investimenti sempre crescenti in capitale umano. Proprio in questi giorni, e fino all’8 marzo, abbiamo, ad esempio, lanciato un avviso di ricerca di nuovo personale, rivolto specificamente a giovani diplomati e laureati in possesso di competenze ed esperienze nei settori della ricerca, monitoraggio, analisi e contrasto della minaccia cibernetica”.

Nel suo intervento su “Flussi migratori fra sostenibilità e accoglienza”, il prof. Colloca ha evidenziato le caratteristiche strutturali che i processi migratori hanno assunto, anche alla luce di recenti fatti di cronaca: “Dobbiamo riflettere – ha osservato il docente - su alcune criticità del sistema di accoglienza e sulla necessità di operare seguendo una logica all’insegna della sostenibilità a beneficio sia dei cittadini stranieri costretti a migrare sia dei territori e delle popolazioni coinvolte nell’accoglienza. Occorre tenere conto, infatti, dei bisogni, delle aspettative e dei diritti/doveri di entrambe queste popolazioni, se si vogliono contenere potenziali conflitti sociali e/o derive xenofobe. Ma è anche centrale soffermarsi sulla formazione di tecnici e professionisti dell’accoglienza, perché si affronti con le opportune competenze un macro-fenomeno troppo di frequente gestito con approcci emergenziali che hanno dato e danno luogo a violazioni dei diritti umani e al diffondersi di pratiche illegali”.

“La crisi migratoria in atto da qualche anno nell’area del Mediterraneo presenta indubbie specificità rispetto ad altri flussi migratori verso l’Europa – ha aggiunto il prof. Sapienza -. Queste specificità possono ricondursi, in ultima analisi, agli irrisolti problemi nella costruzione di  rapporti paritari tra i paesi dell’Unione europea e i Paesi dell’Africa Mediterranea e sub sahariana, fortemente condizionati da dinamiche bilaterali attivate da alcuni Paesi europei, mai realmente multilateralizzate dall’Unione europea, nonostante i tanti tentativi nell’ambito della sua cosiddetta politica di vicinato”.  Per il giurista, tali flussi, incontrollati e difficilmente controllabili vista la porosità delle frontiere in Africa imposte a suo tempo dalle potenze coloniali, possono porre problemi anche importanti per la sicurezza nazionale del nostro e di altri Paesi europei. “Tuttavia – ha osservato -, non sarebbe accettabile che tale, pur giustificata, esigenza di tutela inducesse a una caduta del livello di tutela dei diritti umani dei migranti, quali che siano le motivazioni che li inducono a migrare. Lo impedirebbe la costante giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ma anche e forse soprattutto, lo impedirebbero quelle elementari considerazioni di umanità alle quali i Paesi europei non possono rinunciare se non vogliono tradire i principi base della loro civiltà”.

Infine, parlando di esperienze in Cybersecurity, il prof. Bella ha posto l’attenzione sulla formazione di esperti ben capaci di proteggerci dai cyber criminali sin da oggi: “Questo obiettivo  - ha spiegato, citando alcune iniziative già in atto nelle aule universitarie - pone la sfida aggiuntiva del potersi esercitare su scenari reali pur mantenendosi al di qua del confine della legalità. Le varie dimensioni del problema, quella sociale, quella giuridica e quella tecnologica, possono però essere esplorate con varie attività teorico-pratiche che risultano altamente formative oltre che legittime”.