Formazione e “Terza missione”: il ruolo dell’Università di Catania

Sui temi si sono confrontati nel corso di due incontri i rappresentati delle istituzioni e delle imprese

8 Maggio 2018
Alfio Russo

Formazione e “Terza missione”, due temi sempre più al centro delle azioni dell’Università di Catania. E proprio oggi – nel corso dei seminari nell’aula magna di Palazzo Ingrassia dal titolo “Interventi per la formazione, l’istruzione e l’occupazione: nuove prospettive” e nell’aula magna del Palazzo centrale dal titolo “Terza Missione dell’Università: conoscenza è precondizione di sviluppo dell’economia?” – si sono confrontati i rappresentanti delle istituzioni e del mondo imprenditoriale grazie all’iniziativa dell’associazione socio-culturale “Haruka” in collaborazione con il Centro orientamento formazione e placement dell’Ateneo.

“Il rapporto sempre più stretto tra formazione e Terza missione – ha spiegato il rettore Francesco Basile – impone al nostro ateneo di migliorare la qualità della nostra didattica per rendere maggiormente attrattivi i corsi di studio garantendo così un’ottima formazione ai nostri laureati. È indispensabile che le nostre attività formative siano adeguate con i tempi e con le richieste del mondo del lavoro in continua evoluzione e alla ricerca di nuove figure professionali. Solo in questo modo possiamo facilitare e garantire un accesso agevolato dei nostri laureati nel mondo del lavoro. L’Università di Catania, in questo contesto, è impegnata a verificare i percorsi di formazione e post-laurea e negli ultimi mesi stiamo stipulando accordi e convenzioni con il mondo imprenditoriale territoriale per favorire stage e tirocini al fine di far conoscere il mondo del lavoro ai nostri studenti e far conoscere i laureati al mondo del lavoro”.

Un compito che l’Ateneo sta favorendo grazie al Cof&Placement dell’Università che, come ha spiegato il prof. Nunzio Crimi, presidente del centro di servizi, “è impegnato nell’accompagnare lo studente dal mondo universitario a quello del lavoro grazie anche allo Sportello microcredito finalizzato ad agevolare la creazione di nuove iniziative imprenditoriali con possibilità di finanziamento”.

“Dobbiamo far sì che le nostre eccellenze rimangano in Sicilia, perché il nostro laureato fuori emerge sempre testimoniando la qualità della formazione – ha aggiunto il prof. Crimi alla presenza del presidente di Haruka Caterina Campochiaro -. Un ringraziamento va all’assessorato regionale alla Formazione che ha stanziamento finanziamenti per borse di studio e ricerca che possono frenare la fuga di cervelli”.

E proprio l’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale Roberto Lagalla ha sottolineato che “l’impegno della politica e in particolar modo la linea del governo regionale sono indispensabili per migliorare il raccordo tra scuola, università e impresa”. “Per raggiungere questo obiettivo è fondamentale il ruolo della programmazione e della pianificazione integrata per favorire lo sviluppo del territorio e tutte le iniziative di auto-impresa giovanile e di startup d’impresa – ha aggiunto il prof. Lagalla -. Dobbiamo vitalizzare il tessuto connettivo della Sicilia, contribuire alla crescita del territorio e sono convinto che questo governo riuscirà a raggiungere questo obiettivo”.

Sul tema della “formazione” è intervenuta la prof.ssa Bianca Maria Lombardo, delegata del rettore alla Didattica, che ha evidenziato l’importanza “dell’aggiornamento dello studente e del docente”. “Lo studente, all’interno di una società mutevole e altamente tecnologizzata, è chiamato ad aggiornare costantemente il proprio bagaglio culturale e professionale, nella logica dell’apprendimento permanente – ha spiegato la prof.ssa Lombardo -, ma anche il ruolo del docente è cambiato perché deve facilitare l’apprendimento e non più la sola mera trasmissione di conoscenze e di conseguenza necessita di una formazione in cui le tecnologie digitali rappresentano un punto essenziale. L’Università di Catania ha affrontato la sfida con un progetto strutturato di formazione e aggiornamento dei propri docenti, attraverso l’intervento di esperti nazionali e internazionali, articolato in 5 azioni rivolte rispettivamente a docenti neoassunti, docenti esperti, docenti che insegnano al primo anno, presidenti di corso di studio, tutor”.

Sulla stessa linea il prof. Santo Di Nuovo, direttore del dipartimento di Scienze della Formazione, che ha sottolineato come “i cambiamenti nel mercato del lavoro e nella sua organizzazione richiedono dei cambiamenti anche nei sistemi formativi, che, oltre gli elementi di professionalizzazione diretta, devono fornire competenze ‘trasversali’, quali autonomia di giudizio e di azione, flessibilità cognitiva e motivazionale, abilità di problem-solving e programmazione, capacità di relazioni interpersonali e sociali e in particolare, di lavoro in team”. “La formazione per il lavoro, piuttosto che travasare contenuti e competenze, deve fornire risorse e metodi per costruire da se stessi una propria 'forma' e riempirla di contenuti in autonomia” ha concluso il prof. Di Nuovo.

Sul tema della “Terza missione” sono intervenuti i docenti Roberta Piazza, delegata alla Formazione continua e apprendimento permanente, e Rosario Faraci, delegato ai Rapporti con le Pmi, trasferimento tecnologico e start-up. “Le anime della Terza missione sono molteplici e l’ateneo sta cercando di perseguirle nel campo del trasferimento tecnologico e nella valorizzazione del nostro patrimonio storico-artistico oltre che nell’impegno per il territorio – ha spiegato la prof.ssa Piazza -. La sfida dell’ateneo è di cominciare a realizzare progetti insieme con gli attori del territorio comprese le famiglie e gli studenti”.

Per il prof. Faraci “startup e spin-off rappresentano una parte importante della terza missione ovvero il trasferimento tecnologico che ovviamente guarda al territorio e al mondo intero”. “In una visione unitaria dell’università come «universitas» la produzione di conoscenza rappresenta un obiettivo primario che guarda alla Sicilia, all’Italia e al mondo intero – ha aggiunto il docente -. Dobbiamo tirare il meglio da docenti e studenti in termini di propensione a fare impresa nel territorio e in uno scenario più ampio grazie al digitale”.

Un tema su cui anche il dott. Domenico Ciancio, condirettore del quotidiano “La Sicilia”, è intervenuto evidenziando come “il rapporto pubblico-privato ricopra ormai un ruolo fondamentale per il territorio e l’Università di Catania, che rappresenta lo specchio di questo territorio, sta aprendosi sempre più in questo contesto”. “Proprio con l’Università di Catania, nell’ambito della Terza missione che rappresenta l’anello di congiunzione tra azienda privata e il territorio, rappresentato sempre più dall’ateneo catanese, abbiamo avviato diversi progetti e da questo punto di vista siamo ben felici di dare il nostro contributo al territorio” ha concluso il dott. Ciancio.

Per Carmelo Papa, amministratore delegato e direttore generale di STMicroelectronics Italia, “è indispensabile una formazione più dinamica e in continuo aggiornamento perché le figure generiche ormai sono destinate a scomparire” e al tempo stesso “anche lo scambio di ricerche tra atenei e mondo imprenditoriale deve essere continuo perché nessuno di loro sono autosufficienti e capaci di affrontare le sfide sempre più difficili e sempre più veloci”.

Il componente del Cda dell’Ateneo, dott. Antonio Pogliese, invece, ha sottolineato come “anche l’attività di commercialista, che si caratterizza per la stretta contestualizzazione territoriale e temporale e per una notevole rilevanza sociale, è chiamata a far fronte a una rivoluzione del digitale nel campo fiscale e amministrativo per l’introduzione della fatturazione elettronica”.

Nel corso dei lavori – moderati dal giornalista Antonello Zitelli - sono intervenuti anche il dott. Francesco Rosario Averna, presidente del Gruppo siciliano dei Cavalieri del Lavoro, e numerosi studenti.