Andrea Vallero conquista il Looking China Golden Lenses Award 2019

Il filmmaker, laureato in Filosofia a Catania, ha conquistato il concorso con il documentario “Jiaotong teahouse” girato in Cina

17 Marzo 2020
Alfio Russo

Da Catania a Chongqing per conquistare il Looking China Golden Lenses Award 2019. Con il documentario "Jiaotong teahouse" sulla vita nella sala da tè più antica della città, il giovane filmmaker catanese Andrea Rosano Vallero ha sbaragliato la concorrenza degli altri 102 documentari candidati provenienti da tutto il mondo.

Un premio meritato per il giovane etneo che sin da piccolo era affascinato dalla passione per il mondo della cinematografia. Una passione che, come spiega Andrea Vallero – laureato in Filosofia nel 2017 con una tesi dal titolo "Cooperazione, intenzionalità e comunicazione nella teoria di Tomasello", relatore il professore Giovanni Camardi -, è stata alimentata proprio tra le aule del Monastero dei Benedettini.

«Ero diviso tra il percorso universitario e la passione per il cinema – spiega -. Alla fine della laurea triennale ho deciso di provare a perseguire il secondo. Nel corso dei miei studi universitari ho incontrato docenti con i quali sono riuscito a confrontarmi e grazie a loro sono cresciuto molto: in particolar modo Alessandro De Filippo mi ha incoraggiato e sostenuto nella folle idea di provare a fare cinema e il mio relatore Giovanni Camardi, grande appassionato di cinema tanto che a lezione, anche per spiegare argomenti di logica formale, citava sempre battute tratte dai suoi film preferiti».

E dopo la laurea il giovane viene ammesso al corso di regia documentaristica della Scuola Nazionale di Cinema del Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) di Palermo.

Nel 2018 realizza il mediometraggio "Due cani", al primo anno di corso, con cui partecipa al concorso dell'Extra Doc Festival - Cinema al MAXXI curato dal critico cinematografico Mario Sesti. La giuria ufficiale del festival premia il film con una menzione speciale, mentre la giuria composta dai rappresentanti delle Biblioteche di Roma seleziona il film per la proiezione nel circuito delle biblioteche romane insieme ad altri tre film, tra cui "Cinema grattacielo" di Marco Bertozzi.

Nell'aprile del 2019 Vallero si diploma al Centro Sperimentale di Cinematografia con il lungometraggio dal titolo "Le sorelle".

Proprio nell’aprile dello scorso anno prende vita l’avventura del progetto cinese: il Looking China Youth Filmmaker Project.

Un progetto - organizzato e sponsorizzato dall'Academy for International Communication of Chinese Culture (AICCC), Beijing Normal University e Huilin Foundation – che consiste nell’invitare in Cina per 20 giorni oltre 100 giovani registi e filmmaker da tutto il mondo per raccontare la cultura cinese attraverso la realizzazione di brevi cortometraggi. La selezione dei candidati viene concertata attraverso l'aiuto delle varie sedi dell'Istituto Confucio sparse in tutto il mondo.

«Nel mio caso l'avventura è nata dalla collaborazione tra l'Istituto Confucio di Macerata, in particolare grazie a Francesco Cardinali (docente di Laboratorio di Comunicazione e Advertising dell’Università di Macerata e supervisore italiano per l’ateneo del progetti Looking China) e il CSC Palermo grazie a Costanza Quatriglio (regista e direttrice didattica del Centro) e Piero Li Donni (tutor del Centro insieme con Francesco Di Gesù) – spiega il giovane etneo -. Nel febbraio del 2019 io e la mia collega Claudia Mastroroberto siamo stati selezionati per partecipare all'edizione 2019 di Looking China. Siamo partiti insieme con altri tre ragazzi italiani dell'Università di Macerata (Carina Holhos, Barbara Di Giuseppe e Saverio Serini) e al tutor Francesco Cardinali. A Pechino ci siamo riuniti con altri cinque ragazzi provenienti da Polonia, Spagna, Palestina e Slovacchia e dopo la cerimonia di apertura siamo stati destinati alla città di Chongqing che, da quando il governo cinese ha deciso di staccarla dalla provincia del Sichuan, nel sud della Cina, e per renderla municipalità autonoma, è diventata la megalopoli più grande del mondo».

«Ognuno di noi è stato affiancato durante la realizzazione del corto da uno studente dell'università locale, la prestigiosa Chongqing Southwest University, nella stragrande maggioranza dei casi studenti di media e comunicazione o di cinema – racconta il filmmaker catanese -. La ragazza con cui ho lavorato si chiama Xiao Mingxuao. L'accoglienza in Cina è stata calorosissima e mi è stata data grande libertà di scelta nel modo in cui raccontare la realtà dei nostri soggetti. Avendo un lavoro da consegnare non è stato possibile fare più di tanto i turisti, andare in giro per la città. Ho trascorso più di sei giorni in sala montaggio, ma senza questa occasione non avrei conosciuto la realtà di Jiaotong teahouse».

E sul cortometraggio vincitore del premio, Vallero spiega che «il soggetto che ho dovuto sviluppare riguardava Jiaotong, la sala da tè più antica della città, un luogo veramente speciale e particolarmente adatto a raccontare la Cina contemporanea e le sue contraddizioni, e soprattutto rappresentativa della rapidissima crescita economica, urbana e demografica della città di Chongqing e dell'intera Cina».

«Si tratta di una sala molto rustica, una specie di capannone con tavoli in legno e pavimento in pietra – racconta -. Il locale, che è diventato sempre più noto negli ultimi anni, è frequentato da gente di ogni estrazione sociale: dagli anziani del quartiere agli operai dei cantieri vicini; dalle famiglie benestanti che vanno là per passare qualche ora di svago a vari tipi di giocatori d'azzardo. Capitava spesso che, nel caos generale, entrassero troupe televisive a girare spot per marche di vestiti o snack. Nei 12 minuti del corto provo a raccontare un giorno di vita all'interno della sala. Xiao mi ha aiutato sia dal punto di vista produttivo, sia dal punto di vista creativo, aiutandomi a sviluppare al meglio quella che era la mia idea di circoscrivere il tempo dell'azione ad un'unica giornata. Molto è stato lasciato fuori dal corto e mi piacerebbe prima o poi trovare i finanziamenti per tornare nella sala da tè a girare un film più lungo».

«Sono veramente felice che "Jiaotong teahouse" abbia vinto il primo premio – spiega Andrea Vallero -. Il cinema è una strana creatura, una complicata composizione chimica in cui ogni elemento contribuisce alla buona riuscita del risultato finale ed è per questo che quando ho saputo della vittoria ho chiamato subito Xiao su Wechat (il whatsapp cinese). Insieme abbiamo condiviso l'emozione di vedere il nostro film crescere ed essere riconosciuto. In fondo, quando i film sono finiti, non sono più nostri: iniziano a vivere una propria vita nel mondo. Il primo premio consiste nella partecipazione all'edizione successiva di Looking China».

Una nuova avventura che il giovane filmmaker etneo dovrà rimandare.

«Sarei dovuto andare in Cina il prossimo mese, in aprile, per ritirare il premio e girare un altro corto – spiega -. La città assegnata al gruppo italiano era proprio Wuhan. Looking China 2020 è stata ovviamente rinviata a data da destinarsi. Durante la diffusione del Covid-19 in Cina mi sono tenuto in contatto telematico con i ragazzi con cui ho lavorato, e in particolare con Xiao. Stanno tutti bene e ora stanno ricambiando la vicinanza da me espressa qualche mese fa. Spero di rincontrarli quando questa emergenza finirà».

«La sala da tè di Jiaotong è un brulicare di vita, un movimento continuo, l'aria densa di fumo sempre attraversata da risate, grida e cinguettii di uccelli dentro gabbie appese alle travi del tetto – continua il giovani -. Mi viene difficile pensare che, invece, in questi mesi gli unici ospiti della sala siano stati il silenzio e il vuoto. Spero che presto si possa ritornare alla vita».

Ma Vallero non si ferma. E guarda già a nuovi progetti. «Adesso vivo a Roma dove sto sviluppando un progetto di documentario sui laboratori nelle scuole elementari di pratica filosofica con i bambini, il cui obiettivo è quello di sviluppare il pensiero critico attraverso il dialogo in comunità» conclude.