Teatro Machiavelli, la performance “Messa a nudo” di Hhybrydd

10 Luglio 2018

Hhybrydd è l’identità digitale con la quale Marcello Scuderi, attore e regista teatrale formatosi a Catania ma trapiantato da diversi decenni a Parigi, da due anni conduce una personale ricerca sul media “video”. Filmando, montando e audio-illustrando in maniera artigianale i suoi brevi video, Hhybrydd ha elaborato un personale linguaggio a metà strada tra videoarte e videopoesia.

Nelle serate del 13 e 14 luglio, l’artista proporrà in anteprima il suo ultimo lavoro, intitolato "Messa a nudo". In questo progetto, curato da Salvatore Marano (docente del dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania), Hhybrydd immagina una “messa” in scena della sua propria “messa” a nudo, attraverso la proiezione di quattro brevi video, e specularmente quella degli spettatori, grazie ad un dispositivo teatrale che capovolge il posizionamento abituale del pubblico e, dietro la sua regia, induce i visitatori a salire sul palco affinché diventino protagonisti della sua installazione.

I quattro video, della durata totale di 8 minuti, hanno in comune la Sicilia, l’onnipresenza dell‘Etna, la nudità fisica dell’artista e la messa a nudo psicologica attraverso l’esplorazione di tematiche personali: il senso di appartenenza ad un luogo (la terra di origine), la pulsione vitale/mortale dell’amore, i paradossi della costruzione dell’io.

L’installazione consiste in una struttura in velo semitrasparente, allo stesso tempo confessionale, bozzolo, medusa, ventre materno, sulla quale vengono proiettate immagini di quadri astratti del pittore brasiliano Saulo Portela rese mobili dalle rielaborazioni video e audio di Hhybrydd, mentre la voce dell’artista, modificata elettronicamente, pone in modo ipnotico una serie di domande che configurano tanto un dialogo con il suo inconscio quanto una interrogazione agli spettatori.

La performance, nel corso della quale tutti i protagonisti dell’evento sono liberamente invitati a svelarsi a loro volta, prevede che gli spettatori possano anch’essi confidarsi poeticamente in pubblico, velati e protetti dalla struttura avvolgente immaginata dall’artista.