Caso Scirè, l’Università di Catania ha ottemperato le sentenze del Tar

24 Aprile 2019

In merito alla notizia pubblicata da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi, riguardante la richiesta di chiarimenti da parte del vice ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti sulla vicenda del concorso di ricercatore universitario a tempo determinato di Storia contemporanea per la Struttura didattica di Lingue a Ragusa bandito dall’Università etnea nel 2011, al centro di un lungo contenzioso giudiziario sollevato dallo storico di Vittoria, Giambattista Scirè, l’Università di Catania intende precisare che:

  • La richiesta del vice-ministro Fioramonti risale al 1° marzo scorso; ad essa il rettore Francesco Basile ha dato un’esaustiva risposta già l’8 marzo.
  • Alle sentenze emesse sul caso da Tar e Cga nel 2014 e nel 2015, l’Università di Catania ha regolarmente ottemperato. Risulta, dunque, imprecisa e non veritiera la versione secondo la quale l’Ateneo non avrebbe applicato i disposti degli organi giudiziari amministrativi.
  • In particolare, con la sentenza n. 1562 del 29 maggio 2014, il Tar accoglieva il ricorso di Scirè e condannava l’Università degli Studi di Catania. L’Ateneo provvedeva quindi al subentro del dott. Scirè nel ruolo di ricercatore a tempo determinato per il periodo residuo (da settembre a dicembre 2014), e a risarcirlo economicamente “per equivalente” per il periodo antecedente, nei termini e modi stabiliti dallo stesso Tar.
  • Con sentenza n. 2111/2017 (pronunciata a seguito di un nuovo ricorso dello stesso dott. Scirè sul merito dell’esecuzione della sentenza n. 1562/2014), il Tar di Catania riconosceva il complessivo corretto adempimento dell'Ateneo, intimando solo di indicare formalmente il dott. Scirè quale "vincitore” della selezione pubblica svoltasi nel 2011, al fine di ottenere il riconoscimento giuridico per l’intera durata del contratto. Anche a questa sentenza l’Ateneo ha prontamente ottemperato.
  • Come si vede, l’Ateneo ha pertanto dato pronta esecuzione sia alla sentenza del Tar Catania n. 1562/2014 (e la relativa sentenza di appello n. 569/2015 del Cga) sia alla sentenza del Tar Catania n. 2111/2017; l’Ateneo, infatti, ha risarcito il dott. Sciré, in forma specifica, ove possibile, e poi per equivalente, nei termini e modi stabiliti dallo stesso Tar. Non residuavano ulteriori adempimenti a carico dell’Università di Catania. Il rapporto di lavoro del dott. Scirè, quale ricercatore a tempo determinato, si è dunque concluso il 31.12.2014, alla scadenza naturale del contratto.
  • Infine, sulla mancata costituzione di parte civile nel processo penale iniziato contro la Commissione concorsuale, rilevata nella missiva del viceministro Fioramonti, l’Ateneo catanese ha risposto osservando che, secondo la prassi suggerita dalla locale Avvocatura Distrettuale dello Stato e sulla base di precise motivazioni tecniche, ha preferito rivolgersi in questo caso alla magistratura contabile, trasmettendo tutti gli atti del concorso alla Procura regionale della Corte dei Conti della Sicilia, per verificare se dalla vicenda possano derivare eventuali danni erariali per l’Università.