World Wildlife Day, il ruolo delle foreste e la stretta relazione con la vita dell’uomo

Il 3 marzo si celebra la Giornata mondiale della natura selvatica indetta dalla Nazioni Unite. L’intervento di Mario Di Guardo, ricercatore di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università di Catania

3 Marzo 2021
Mario Di Guardo

"Abbiamo tutti la stessa origine, siamo tutti fatti della stessa materia costruita dalle stelle esplodenti, per cui il concetto di fratellanza universale va esteso veramente a tutti i viventi nell’universo". L’essenza di tutto ciò che esiste è dunque racchiusa in pochi elementi fondamentali: molecole di idrogeno, carbonio, ossigeno e pochi altri composti che, variamente miscelati e animati da comuni leggi fisiche, danno forma a ciò che l’uomo definisce natura. Margherita Hack muoveva da queste considerazioni per liberare il concetto di fratellanza dai confini dell’uomo abbracciando tutti gli esseri viventi.

Ed è con questo spirito che il 3 marzo si celebra la Giornata mondiale della Natura selvatica (World Wildlife Day). La data è stata indetta dalle Nazioni Unite per mettere in luce i pericoli relativi alla perdita di biodiversità vegetale ed animale; la giornata del 2021 pone particolare enfasi sul ruolo delle foreste e sulla stretta relazione fra queste e la vita dell’uomo.

Il rapporto fra uomo e foresta ha origini antiche quanto l’essere umano. Per millenni l’uomo visse in piccoli gruppi cacciando e raccogliendo ciò che la natura offriva. L’impossibilità di conservare a lungo le derrate alimentari non consentiva però l’accumulo del cibo; battute di caccia particolarmente fortunate venivano dunque condivise con i gruppi vicini creando una fitta rete di relazioni basata sullo scambio reciproco di doni. Con la nascita dell’agricoltura (circa 10.000 anni fa) si formarono le prime comunità stanziali; la possibilità di conservare e selezionare le sementi e la domesticazione di animali per l’allevamento misero presto fine alle incertezze ed ai rischi di una vita nomade. Se ciò ha posto le fondamenta per la nascita di società complesse, la possibilità di accumulare derrate alimentari determinò al tempo stesso la nascita delle prime forme di violenza tra gruppi rivali. Risale infatti allo stesso periodo il rinvenimento, in Kenya, dei più antichi resti fossili recanti segni di ferite violente inferte da altri uomini.

Se il passaggio dalla vita nomade a sedentaria ha determinato un punto di snodo fondamentale nell’organizzazione delle società umane, la rivoluzione industriale ha rappresentato probabilmente una delle cause principali di perdita di biodiversità animale e vegetale, fenomeno che ha assunto connotati drammatici dalla seconda metà del XX secolo sino ai giorni nostri. Le cause principali sono da ricercarsi nel marcato incremento dell’inquinamento, nel consumo del suolo, nel cambiamento climatico, e nell’introduzione di specie esotiche. Questi aspetti sono in larga parte interconnessi fra loro: lo sfruttamento dissennato del suolo e la conseguente sottrazione si accompagna ad un incremento nelle emissioni di inquinanti. La produzione di gas serra ha a sua volta un effetto sul cambiamento climatico e, il mutato regime termico e/o igrometrico facilita la diffusione di specie esotiche (e, non meno importante, di patogeni) in nuovi ambienti.

I ripetuti allarmi lanciati dal mondo scientifico hanno contribuito allo sviluppo di una diffusa consapevolezza circa l’importanza del mantenimento della biodiversità. Le foreste hanno un ruolo fondamentale nel ciclo della vita: attraverso la fotosintesi vegetale, la materia inorganica (anidride carbonica ed acqua) viene trasformata in zuccheri - ossatura fondamentale di ogni organismo vivente - ed ossigeno. Nella sua semplicità (6 molecole di acqua + 6 molecole di anidride carbonica + energia luminosa → 1 molecola di glucosio + 6 molecole di ossigeno) questa reazione chimica è alla base della vita della totalità degli organismi superiori della terra. Ed è proprio grazie alla fotosintesi clorofilliana che le specie vegetali rappresentano, e se adeguatamente protette e tutelate rappresenteranno, un utilissimo strumento per la lotta all’incremento dell’anidride carbonica atmosferica: una delle cause principali del riscaldamento globale. Il processo di fotosintesi prevede infatti l’incorporazione, e dunque il sequestro, di molecole di anidride carbonica per formare zuccheri e liberare ossigeno. Si tende, giustamente, a considerare le foreste dei fondamentali polmoni verdi ma altrettanto importante è il ruolo delle foreste nel sequestro dell’anidride carbonica.

Le foreste rappresentano inoltre lo strumento più efficace nella lotta alla desertificazione, una densa copertura vegetale garantisce infatti il mantenimento di condizioni di umidità ottimali mentre i residui vegetali conferiscono preziosa sostanza organica al suolo permettendo al tempo stesso di trattenere più a lungo le acque pluviali. Da un punto di vista ecologico alcune specie vegetali rivestono un’importanza strategica per la difesa di particolari habitat. Esemplare è il ruolo della mangrovia nella protezione delle coste dalle tempeste e dall’avanzata del mare. La mangrovia non è una singola specie ma una formazione vegetale composta da diverse specie arboree o arbustive ed è costituita generalmente da 4 fasce: quella più esterna, a contatto con le acque del mare, è formata da piante prevalentemente sommerse, la seconda fascia si compone di specie che vengono regolarmente invase dalle maree, il terzo strato è formato da arbusteti che vengono inondati solo dalle maree di maggiore entità ed, infine, lo strato più interno composto da specie alofite (resistenti a stress salini) che non vengono sommerse da maree e che ben si adattano a vivere su terreni prevalentemente salini. La presenza di queste particolari formazioni vegetali rappresenta una fondamentale barriera contro l’avanzata del mare e la loro azione garantisce il mantenimento della fertilità in vaste aree costiere.

Le foreste rappresentano inoltre l’habitat per una fetta significativa di specie animali. La foresta amazzonica, con i suoi 5,5 milioni di Km2 di superficie ospita ad esempio più di 1000 specie di uccelli, ed altrettante di rettili, anfibi e mammiferi e più di 3 milioni di diverse specie di insetti ed altri invertebrati. La biodiversità racchiusa all’interno della foresta rappresenta dunque un patrimonio inestimabile evolutosi nel corso dei millenni insieme alle specie vegetali. La stretta relazione fra piante ed animali fa si che le minacce alle specie vegetali abbiano una ripercussione diretta sulla biodiversità animale.

Se il valore di un uomo si misura su come tratta chi è più fragile, in modo analogo il valore dell’umanità deriva dal rispetto verso l’infinita diversità del mondo vegetale ed animale. Molto è stato fatto in questo senso negli ultimi anni ma, la fratellanza estesa a tutti gli esseri viventi nell’universo auspicata da Margherita Hack, resta un orizzonte a cui tendere per consegnare un mondo migliore a chi verrà dopo di noi.

Di Guardo MarioMario Di Guardo, Ricercatore di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree del Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania