World No Tobacco Day 2021: tra pandemia e speranze per il futuro

Intervento del prof. Riccardo Polosa, esperto internazionale di tabagismo e fondatore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR) dell’Università di Catania

31 Maggio 2021
Riccardo Polosa

Il 31 maggio ricorre la Giornata mondiale contro il fumo. Istituita nel 1988 in seno all’Assemblea Mondiale della Sanità con l’approvazione di tutti gli Stati Membri dell’OMS, da allora è divenuta una ricorrenza importantissima per attirare l’attenzione a livello globale sulle conseguenze di questa piaga sociale e sanitaria.

Lontana dall’essere una mera celebrazione, la Giornata mondiale contro il fumo è funzionale ad informare il grande pubblico sui pericoli insiti nell’uso del tabacco, per aggiornare sulle iniziative nazionali ed internazionali contro il tabagismo, per sensibilizzare i cittadini di tutto il mondo sulle possibilità di rivendicare il loro diritto alla salute ed a una vita sana.

Il fumo di sigaretta continua ad uccidere più di otto milioni di persone ogni anno. Di queste, oltre l’80% vive in paesi a basso e medio reddito dove il peso delle malattie e delle morti legate all’uso di tabacco ha un bilancio più pesante proprio a causa della mancanza di alternative ed alla scarsa sensibilizzazione sui temi legati alla prevenzione e alla promozione di stili di vita sani.

Nel 2019, il fumo è stato associato a 1,7 milioni di decessi per cardiopatia ischemica, 1,6 milioni di decessi per broncopneumopatia cronica ostruttiva, 1,3 milioni di decessi per trachea, bronchi e cancro ai polmoni e quasi 1 milione di morti per ictus. Studi precedenti hanno dimostrato che almeno la metà dei fumatori a lungo termine morirà per cause direttamente legate al fumo e che i fumatori hanno un’aspettativa di vita media inferiore di 10 anni rispetto a coloro che non hanno mai fumato.

Le iniziative dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

Studi recenti hanno dimostrato come tutti gli sforzi internazionali per contrastare il tabagismo siano stati resi vani dal tasso di crescita della popolazione mondiale e dall’aumento di circa 150 milioni di nuovi fumatori, in particolare giovani e giovanissimi.

Proprio per questo, negli ultimi anni sono state avviate numerose iniziative pubbliche e private tese a diminuire il numero dei tabagisti con lo scopo di raggiungere per singola nazione una percentuale al di sotto del 5% rispetto alla popolazione totale.

A causa della pandemia, la giornata contro il fumo di quest’anno assume un significato particolare e una rilevanza strategica nella lotta contro il tabagismo. Secondo l’OMS «oltre il 70% degli 1,3 miliardi di consumatori di tabacco in tutto il mondo non ha accesso agli strumenti di cui ha bisogno per smettere con successo. Questo divario nell’accesso ai servizi di cessazione è solo ulteriormente aggravato nell’ultimo anno, poiché il personale sanitario è stato mobilitato per gestire la pandemia».

Ecco perché l’OMS ha lanciato una campagna specifica per il 2021: “Impegnati a smettere”. L’obiettivo è quello di consentire a 100 milioni di fumatori di smettere di fumare attraverso reti di supporto e aumentando tutti quei servizi che hanno dimostrato di aiutare i tabagisti a smettere.

Ma gli sforzi si concentrano anche negli accordi internazionali tra Stati e nel coordinare gli sforzi dei governi verso un obiettivo comune. La Convenzione quadro dell’OMS sul controllo del tabacco (FCTC dell’OMS) fornisce una risposta forte e concertata all’epidemia globale di tabacco e ai suoi enormi costi sanitari, sociali, ambientali ed economici. Proprio per questo, l’OMS ha introdotto il pacchetto tecnico MPOWER al fine di supportare l’implementazione di strategie chiave, come l’aumento delle tasse sul tabacco, la creazione di ambienti senza fumo e l’offerta di aiuto per smettere.

Ma sono davvero sufficienti ed efficaci?

I limiti delle politiche di controllo del tabacco

Ad oggi, gran parte delle politiche antifumo tese ad eliminare la piaga del tabagismo si basano su linee guida obsolete, che ritraggono il fumatore come un paziente, la cui malattia deve essere trattata con farmaci. Negli ultimi anni, però, le terapie farmacologiche non hanno portato ai risultati sperati: il tasso di fumatori ha avuto solo lievi inflazioni e l’appeal della sigaretta convenzionale sulle nuove generazioni ha ancora una forte presa.

Attualmente esistono delle valide alternative, ma la sfida più grande è riuscire a veicolare il messaggio che queste alternative non sono da intendersi come una sostituzione di uno strumento con un altro, ma come una scelta salvavita, che rientra nella cosiddetta “riduzione del danno”.

Le sigarette elettroniche e i prodotti a tabacco riscaldato consentono di veicolare lo stesso tipo di abitudini fornito dall’esperienza sensoriale della sigaretta convenzionale, riducendo il rischio connesso ai componenti tossici prodotti dalla combustione del tabacco.

Uno studio internazionale del Public Health England, autorità sanitaria britannica, ha dimostrato che le sigarette elettroniche sono per il 95% meno dannose di quelle convenzionali. Ed ecco perché, in territorio anglosassone, le sigarette elettroniche vengono consigliate come strumento di cessazione all’interno degli ospedali inglesi. Se a tali strumenti si affianca inoltre l’assistenza specializzata di esperti della smoking cessation, si otterrà un percorso personalizzato ed efficace che pone al centro il fumatore in quanto individuo, con necessità specifiche da soddisfare.

Italia e riduzione del danno da fumo

In Italia, secondo dati ISTAT – nonostante la diffusione capillare di numerosi Centri Antifumo e la possibilità di usufruire di consulenze gratuite da parte di esperti e psicologi comportamentali – ci sono ancora 10 milioni di fumatori abituali e più di 90 mila morti ogni anno per malattie fumo correlate.

Un recente sondaggio ha evidenziato come – nonostante in Italia il 35% dei fumatori abbia provato almeno una volta a smettere di fumare – le possibilità di successo rimangono molto basse (circa il 10%), con profonde disuguaglianze in base alla regione di appartenenza.
Anche il costo sociale del fumo rimane altissimo nel Belpaese con una stima di almeno 26 miliardi di euro spesi ogni anno in costi diretti e indiretti.

«Sappiamo – ha spiegato il prof. Riccardo Polosa, esperto internazionale di tabagismo e fondatore del Centro di Ricerca per la Riduzione del Danno da Fumo (CoEHAR) dell’Università di Catania, – che per chi non riesce a smettere di fumare da solo, passare a prodotti senza combustione permette di ridurre i danni fumo correlati. Anni di ricerche scientifiche hanno dimostrato che per alcuni soggetti affetti da particolari patologie (come diabete, ipertensione, asma, obesità) passare a strumenti a rischio ridotto consente di ridurre enormemente i danni legati all’abitudine al fumo di sigaretta convenzionale».
Nonostante gli sforzi di attivisti e scienziati che negli anni hanno dedicato decine di studi all’implementazione di Politiche sulla Riduzione del danno da fumo, l’Italia resta però ancora parecchio indietro rispetto a paesi come la Gran Bretagna, dove la promozione di strumenti alternativi al fumo passa direttamente attraverso il sistema sanitario nazionale.

La scarsa informazione da parte dei legislatori, i dati scientifici spesso prodotti e diffusi in maniera errata e i pregiudizi nei confronti dei produttori rallentano la possibilità di offrire alternative meno rischiose ai fumatori italiani che non riescono a smettere.

Il ruolo del CoEHAR

Il CoEHAR, nato nel 2018 in seno al Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale dell’Università degli Studi di Catania, è oggi un centro di ricerca molto attivo che conta più di 80 membri tra docenti ed esperti di vari settori scientifici, dalla medicina alla psicologia, dall’economia alla giurisprudenza, dalla tossicologia all’informatica, per citarne alcuni. Inoltre, il Centro si avvale della collaborazione scientifica di più di 100 ricercatori in tutto il mondo. “Un network internazionale che ha dato a Catania il volto di capitale mondiale della ricerca antifumo” – ha dichiarato il prof. Giovanni Li Volti, Direttore del CoEHAR.

La missione del CoEHAR è quella di accelerare gli sforzi della ricerca scientifica internazionale per promuovere il concetto di riduzione del danno da fumo, ridurre l'impatto del tabagismo sulla salute pubblica e di conseguenza contribuire a far decrescere il numero di morti da fumo in tutto il mondo.

Lo sviluppo e l'innovazione tecnologica, la ricerca di base e applicata, il consolidamento delle reti con centri di ricerca e partner internazionali, la formazione condivisa, lo scambio di ricercatori e di conoscenze, l'attività di advocacy e di comunicazione scientifica sono le attività principali sulle quali si basa l'eccellenza del team CoEHAR. 

Le ricerche del CoEHAR, nel corso dell’ultimo anno, hanno ottenuto via via maggiori riconoscimenti: due studi afferenti al progetto REPLICA, coordinati dal prof. Li Volti, che indagavano rispettivamente la possibile correlazione tra Covid e nicotina e la standardizzazione delle metodologie di ricerca sulla tossicologia di sigarette e prodotti a rischio ridotto, sono state premiate al congresso annuale SNRT 2021. «Si tratta di un’attività a 360°, che mira a sviluppare la ricerca sul tabacco in tutti i possibili ambiti applicativi» ha aggiunto Li Volti.

Oltre ai due studi clinici internazionali DIASMOKE e SMILE avviati di recente dal CoEHAR che mirano a ridurre, rispettivamente, l’impatto dannoso del fumo sul diabete e sulla salute dentale, il Centro di Ricerca ha anche all’attivo una ricerca in ambito tecnologico, FOOD REC, volta a valutare e monitorare la gestione del peso dopo la cessazione dal fumo di sigaretta tramite l’utilizzo di un sistema digitale di riconoscimento delle immagini del cibo ingerito, premiato di recente al Convegno internazionale IMPROVE 2021.

Altri studi in ambito epidemiologico, oltre ad iniziative di tipo formativo ad alto impatto scientifico e professionale, nonché di sensibilizzazione sia sul territorio che a livello internazionale, contraddistinguono le attività del CoEHAR. Tra le più recenti, la creazione di “Catania Conversation”, una piattaforma multimediale che racchiude una community internazionale di giornalisti ed esperti di comunicazione interessati alla tematica della riduzione del danno da fumo, e che si impegna nell’organizzazione di eventi rivolti ai media e agli stakeholders istituzionali, scientifici e regolatori, con l’obiettivo di sensibilizzare, formare e comunicare la scienza in maniera corretta, comprensibile e senza ideologie.

Una corretta informazione scientifica permette infatti di validare tutte le ricerche nel settore dell’harm reduction, e durante una giornata così importante come quella del No Tobacco Day, l’obiettivo rimane quello di combattere la disinformazione legata a questi temi e fornire ai fumatori strumenti e consigli utili per abbandonare definitivamente il tabagismo e adottare uno stile di vita sano.

Il prof. Riccardo Polosa