"Vi racconto i neuroni specchio"

Lo scienziato Giacomo Rizzolatti, leader del gruppo che ha scoperto il meccanismo 'Mirror', ospite della Scuola Superiore di Catania 

 

17 Marzo 2018
Mariano Campo

La scoperta del Meccanismo Mirror, che – attraverso i cosiddetti neuroni specchio - trasforma le rappresentazioni sensoriali ottenute osservando il comportamento degli altri in rappresentazioni motorie dello stesso comportamento nel cervello dell’osservatore, apre importanti scenari sulla spiegazione delle emozioni e delle azioni umane, trovando una radice fisiologica in quella che comunemente definiamo empatia.

Lo ha affermato il prof. Giacomo Rizzolatti, docente di Human Physiology al dipartimento di Neuroscienze all’Università di Parma, che negli anni ’90 era a capo del team di ricerca autore della scoperta, nel corso di una conferenza che si è tenuta giovedì 15 marzo alla Scuola Superiore di Catania.

«E’ senza dubbio una delle dieci scoperte più importanti del XX secolo – ha premesso il prof. Vincenzo Perciavalle, che ha introdotto il prestigioso relatore insieme con il presidente della Ssc Francesco Priolo e il direttore della Clinica neurologica dell’Ateneo, Mario Zappia. Rizzolatti è stato tra i più rilevanti protagonisti della formidabile generazione di fisiologi italiani formatisi nella scuola fondata a Pisa nel dopoguerra da Giuseppe Moruzzi che negli anni ’60 e ’70 primeggiava a livello mondiale, salvo poi dover pagare lo scotto rispetto agli americani per l’indisponibilità delle nuove tecniche di imaging. Ma la sua  scoperta forse avrebbe meritato un Nobel, è un valore aggiunto per la cultura italiana, anche per le implicazioni di carattere sociali che ha avuto la loro intuizione».

Rizzolatti, di recente insignito del Brain Prize for Neuroscience, attualmente dirige l’unità di ricerca del Cnr dell’Istituto di Neuroscienze a Parma ed è membro dell’Accademia dei Lincei. Gli esperimenti condotti sulle scimmie, attraverso un approccio etologico, dimostravano – ha spiegato aiutandosi con dei video di repertorio -, che la stes­sa area del cervello che si at­ti­va quan­do un sog­get­to com­pie un’a­zio­ne si attiva, di riflesso, an­che quan­do la scim­mia vede com­pie­re la stes­sa azio­ne a un al­tro in­di­vi­duo, permettendone la comprensione innanzitutto.

Tale meccanismo – è stato accertato – è presente anche nel discendente diretto della scimmia, ossia l’uomo. Vi sono dati, scaturiti dalla ricerca originaria, che dimostrano che i neuroni specchio giocano un ruolo fondamentale nell’uomo ai fini della comprensione delle azioni e delle emozioni altrui. «Noi possiamo capire gli altri– ha spiegato, avvalendosi del riscontro sui test operati anche su altri animali – soprattutto proiettando su noi stessi ciò che gli altri provano, riconoscendo in tal modo lo stato dell’altro, sia che si tratti di disgusto, di gioia, di dolore. O più semplicemente di riflessi ‘contagiosi’ come la risata o lo sbadiglio».

Gli aspetti sociologici legati a questo meccanismo di attivazione del cervello umano entrano pertanto in gioco e ci pongono seri interrogativi, per esempio per comprendere quanto avvenuto nella Germania degli anni ’30 a causa dell’ideologia nazista che riuscì paradossalmente a interferire con i meccanismi biologici. «Ei­ch­mann, uno dei mag­gio­ri re­spon­sa­bi­li del­lo ster­mi­nio de­gli ebrei, non era un mo­stro – ha ricordato Rizzolatti -. Ad­di­rit­tu­ra, fu descritto dagli psichiatri come un uomo dai sen­ti­men­ti no­bi­li, che ama­va la fa­mi­glia e la pa­tria. Ma la propaganda hitleriana aveva convinto gran parte dei tedeschi di allora che una par­te del­la po­po­la­zio­ne, quella di origine semita, non era uma­na: era ‘altro’. E quin­di, se per il bene del­la na­zio­ne e per il bene de­gli al­tri in­di­vi­dui bi­so­gna­va sop­pri­mer­la, non c’e­ra nien­te di male».