Una ricerca di un ex studente dell'Ateneo dimostra che i ricordi infantili non si perdono

Il dott. Alessio Travaglia, ex studente dell'Ateneo catanese e della Scuola Superiore di Catania, scopre che la memoria infantile non è persa ma può essere opportunamente stimolata e riattivata

19 Settembre 2016

Generalmente nessuno si ricorda le esperienze dei primi tre anni di vita, un fenomeno noto come "amnesia infantile". D’altra parte ci sono tanti risultati che suggeriscono che le esperienze infantili lasciano tracce indelebili. Come riconciliare queste due osservazioni? A dare una risposta uno studio realizzato dal dott. Alessio Travaglia e guidato dalla dott.ssa Cristina Alberini alla New York University (Center for Neural Science) e pubblicato su Nature Neuroscience.

Il dott. Travaglia ha conseguito la sua laurea al dipartimento di Chimica dell’Università di Catania e completato i suoi studi catanesi con il dottorato internazionale in Nanoscienze alla Scuola Superiore di Catania, prima di trasferirsi in Svezia e poi negli Stati Uniti.

Secondo gli scienziati i ricordi dell'infanzia non vengano affatto dimenticati, ma sono semplicemente inaccessibili. La memoria infantile non è persa, e può essere opportunamente stimolata e riattivata. I ricercatori hanno scoperto che l’ippocampo è una regione chiave per la formazione delle memorie infantili, utilizzando meccanismi tipici di “periodi critici”, cioè finestre temporali durante le quali l'esperienza fornisce informazioni essenziali per il normale sviluppo e la mancanza di attività e stimolazioni crea un danno permanente. In poche parole, gli stuiosi hanno scoperto che le memorie dell’infanzia non sono perse, ma che piuttosto il cervello matura ed impara ad imparare attraverso le esperienze e gli stimoli che riceve durante l’infanzia. Questi studi innovativi possono avere importanti ripercussioni nei campi dell’educazione e dell’apprendimento, e anche in ambito clinico.