Un ‘saggio regolatore’ nell’arena pubblica

A Scienze politiche lezione del prefetto Claudio Sammartino

12 Aprile 2019
Mariano Campo

“Nell’arena pubblica, il prefetto non è certo un giocatore, ma non è neanche un notaio né un arbitro. E’ soprattutto un regolatore, un funzionario dello Stato sempre vigile sui comportamenti dei competitori in gioco, che ha soprattutto il compito di indirizzare gli esiti delle eventuali contese verso una condizione di equilibrio che preveda la massimizzazione del guadagno per alcuni e la riduzione del danno per altri”. Un ‘saggio regolatore’, questa la definizione che il prefetto di Catania Claudio Sammartino ha dato del ruolo prefettizio in un suo saggio pubblicato anni fa, che è stata riproposta ed esaltata nel corso di un incontro dal titolo “La Governance prefettizia in una società complessa” che si è tenuto mercoledì pomeriggio nell’aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali, affollata di studenti, docenti, funzionari della Prefettura e altri cittadini, in presenza anche dei prefetti di Messina Maria Carmela Librizzi e di Caltanissetta Cosima Di Stani.

“Sono commosso e confuso per tutta questa attenzione – ha premesso Sammartino, ringraziando i numerosi intervenuti -, che ritengo sia dovuta, ancor prima che alla persona, alla funzione del prefetto. Una funzione spesso misconosciuta dai cittadini, una figura spesso evanescente che sfugge ai più: ma forse proprio il poco clamore aiuta ad essere più efficaci nella propria azione, come avviene per il Capo dello Stato”. “Ho accettato di buon grado di tenere questa conversazione – ha proseguito –, per un profondo senso di gratitudine verso la città di Catania, dove sono stato di recente chiamato dopo aver lavorato in altre dieci sedi in tutta Italia, e verso la sua Università di Catania, dove mi sono formato in anni per me davvero straordinari, e ho piacere di restituire almeno un po’ di quello che ho ricevuto nella mia vita”.

“Ringrazio il prefetto per aver accettato il nostro invito a parlare delle problematiche legate alle sue funzioni – lo ha accolto il direttore del dipartimento Giuseppe Vecchio -, coerentemente con gli argomenti legati alle scienze della pubblica amministrazione e del buon governo che da sempre, insieme ai profili politologici, sociologici, economici e stori, fanno parte della tradizione della facoltà, e oggi del dipartimento, di Scienze politiche. Sono inoltre profondamente grato a tutti i funzionari della Prefettura di Catania che accolgono i nostri studenti impegnati nei tirocini, instaurando con loro un rapporto umano e tecnico-formativo di grande valore”. “Sono lieto di vedere molti studenti a questo incontro – ha aggiunto il rettore Francesco Basile -, a testimonianza che, pur in momenti di grande confusione e incertezza, le istituzioni sono in grado di offrire ai giovani ancora punti di riferimento e garanzie per la loro vita sociale e civile. E sono ancora più lieto che il prefetto Sammartino possa in questa occasione parlarci, oltre che del proprio ruolo, anche della sua ricchissima esperienza, un crescendo di tappe e incarichi che oggi gli ha offerto la possibilità di spendersi per la propria terra”.

“Nella mia carriera mi sono sempre ritrovato ad affrontare nuove sfide e nuovi impegni, come a Taranto in occasione della crisi dell’Ilva, o a Reggio Calabria, alle prese con gravissimi problemi di sicurezza e ordine pubblico. Il prefetto deve essere sempre vigile e in grado di adattarsi alla società in cui è chiamato ad operare – ha sottolineato Sammartino, ripercorrendo l’evoluzione del ruolo dal periodo napoleonico al regno sabaudo, fino a tutto il novecento pre e post-fascismo e alle ricorrenti ipotesi di abolizione della figura del prefetto -, e al tempo stesso essere pronto a ricominciare sempre daccapo, senza che vi siano situazioni predeterminate, nel momento in cui si viene trasferiti in un altro contesto”.

“A chi è utile oggi il prefetto? E per che cosa? – ha proseguito il prefetto - E’ questo che bisogna chiedersi ogni giorno, insieme a interrogarsi se si può fare qualcosa in più oltre ciò che quotidianamente si fa. A Savona, a Taranto, a Reggio Calabria come a Catania, in una città che vive situazioni di grande criticità e che ci obbliga a dare il meglio di noi, perché proprio le istituzioni possono concorrere allo sviluppo oppure al declino, se non si sanno adattare ai cambiamenti”.

Nella sua dissertazione sono risuonate spesso le parole-chiave “arena pubblica”, “regolazione”, “governance”, “modernità liquida”, e una particolare citazione ha meritato John Nash, il geniale matematico americano che formulò una efficace teoria dei giochi facilmente adattabile a numerose delle vertenze in cui si trova quotidianamente coinvolto il prefetto, nelle quali ciascuno dei giocatori in campo – sia esso soggetto istituzionale o privato – si trova ad operare delle scelte finalizzate a massimizzare il proprio utile o quanto meno ridurre il proprio svantaggio.

“In questo agone – ha osservato ancora Sammartino -, il prefetto cerca di fungere da regolatore, cercando di indirizzare i competitori verso un punto di equilibro, che gratifichi il più possibile tutti i soggetti in causa, senza mortificare nessuno. Anche gli ‘strumenti di ultima istanza’ a cui si può far ricorso, se qualcuno dei ‘giocatori’ viola pesantemente le regole, sono provvedimenti gravi, urgenti e immediatamente efficaci, che non vengono mai assunti a cuor leggero, ma servono per garantire i diritti costituzionalmente garantiti, come sicurezza, libertà, vita, salute o circolazione, senza interrompere i processi democratici ma riportandoli nell’alveo della legalità”.

“Di tanti fili differenti farne uno solo, questo è il compito di regolazione che ci viene richiesto, questo è il servizio che possiamo offrire allo Stato – ha concluso il prefetto, citando anche questioni di attualità cittadina come i tanti problemi della ‘movida’ o la definizione del piano di controllo del territorio -, avendo consapevolezza dei tanti interessi in gioco, talvolta contrapposti e confliggenti, ma cercando di ricondurre all’unità la complessità”.