Tre docenti catanesi ricordano la frana di Agrigento del 1966

Paolo La Greca, Fausto Carmelo Nigrelli e Salvatore Adorno ospiti del convegno “19 luglio 1966: la Frana di Agrigento. A 50 anni dall’evento che sconvolse l’Italia: memorie, riflessioni, immagini” che si è tenuto ieri al Museo archeologico regionale “Pietro Griffo”

18 Luglio 2016
M.C.

I docenti catanesi Paolo La Greca, ordinario di urbanistica e presidente Inu Sicilia, Fausto Carmelo Nigrelli, ordinario di Urbanistica, e Salvatore Adorno, associato di Storia contemporanea, hanno preso parte al convegno che si è tenuto ieri al museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento dal titolo “19 luglio 1966: la Frana di Agrigento. A 50 anni dall’evento che sconvolse l’Italia: memorie, riflessioni, immagini”.

“Ricordare la frana di Agrigento, nel cinquantesimo del tragico evento – ha scritto Paolo La Greca, illustrando le ragioni del patrocinio concesso all’evento da parte di Inu Sicilia -, per l’Istituto Nazionale di Urbanistica vuol dire testimoniare il ruolo riconosciuto alla disciplina, come scienza dall’alto valore etico per il governo del territorio, e la figura di Giovanni Astengo, uno dei padri fondatori in Italia della pianificazione moderna come metodo scientifico e storico Presidente dell’Inu. Nella Commissione Martuscelli nominata dal Ministro dei Lavori Pubblici nel 1966, Astengo ebbe un compito determinante sia nel comprenderne le cause (insieme ad Angelo Russo al quale è, oggi, dedicata la sala del Consiglio Regionale dell’Urbanistica nella sede dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente di Palermo) che, soprattutto, nel sollecitare una revisione radicale dell’apparato legislativo nazionale come misura indispensabile per prevenire ulteriori e più gravi disastri. Il ruolo centrale giocato da Astengo nella Commissione fu quello di delineare futuri possibili del territorio italiano che aveva mostrato, anche nei tragici eventi dell’alluvione di Firenze del medesimo anno, tutti limiti di uno sviluppo dissennato. Gli urbanisti ebbero un ruolo centrale sia per un ripensamento globale delle scelte di governo che nel suggerire provvedimenti concreti con un’azione incisiva sulle politiche territoriali che oggi si fa fatica a ritrovare. Già nella Commissione De Marchi, del 1970, per lo studio della sistemazione idraulica e della difesa del suolo, la comprensione del ruolo determinante della disciplina si fece meno significativo fino a lasciare, oggi, ad altre discipline mediaticamente più visibili, tra talk show e piccozze, il ruolo di orientamento su questioni fondamentali che riguardano il nostro martoriato territorio.

È indifferibile che la Pianificazione Territoriale Urbanistica torni al centro del progetto del nostro Paese. Perché ciò accada, è indispensabile che essa riscopra la centralità dell’azione tecnica, che le è propria, a sostegno del processo politico del quale è componente costitutiva. Occorre non dare alibi a chi ha responsabilità nel governo del territorio ma mostrare quanto siano virtuose quelle pratiche di buona pianificazione che sono al centro del successo conseguito, in gran parte d’Europa, dalle città ritornate al centro delle agende di sviluppo proprio grazie all’aver “discovered the Lost Art of Urbanism” come ha acutamente osservato Sir Peter Hall”.