Strategie per superare il gap tra atenei del sud e del nord

Ai Benedettini tavola rotonda con il direttore generale del Ministero Daniele Livon

29 Ottobre 2018
Mariano Campo (foto di Alfio Russo)

“I territori devono comprendere l’importanza della presenza universitaria, e ogni soggetto istituzionale deve saper fare il suo mestiere, senza che qualcuno sia costretto a fare il mestiere di altri. Ciò che serve all’università, infatti serve anche al territorio”. E’ la ricetta suggerita da Daniele Livon, responsabile della direzione generale università del Ministero dell’Istruzione, che è intervenuto ieri pomeriggio alla tavola rotonda organizzata dal dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università di Catania a conclusione del quinto colloquio di ricerca Disum sul tema “Ricerca università e meridione”, l’appuntamento annuale nel corso del quale tutti i docenti dei corsi di studio che hanno sede all’ex Monastero dei Benedettini si confrontano su temi quali l’umanistica digitale, linguaggio memoria e narrazione, identità e alterità, e condividendo linee principali dei progetti finanziati dal piano dipartimentale. Livon ha assicurato che negli ultimi anni i finanziamenti premiali per gli atenei meridionali sono cresciuti, sebbene siano ancora insufficienti, indicando poi l’esempio virtuoso di alcune università del sud che riescono, attraverso i fondi strutturali europei, a realizzare laboratori all’avanguardia capaci di attrarre le persone migliori in un contesto di ricerca competitivo.

“E’ riduttivo guardare alla questione del gap tra atenei del nord e del sud esclusivamente da un punto di vista legato al divario finanziario ed economico - ha premesso l’ex rettore Giacomo Pignataro, ordinario di Scienza delle finanze, introducendo il dibattito che si è tenuto nell’aula magna “Mazzarino” e al quale hanno preso parte anche il direttore dell’Agenzia per la ricerca europea Marco Falzetti e i docenti Adrea Bonaccorsi e Paolo Leonardi-. Vi sono dei fenomeni globali, quali il vertiginoso aumento di iscrizioni all’università in paesi a medio e basso reddito, che ci costringeranno a confrontarci sempre più con grandi competitori, rispetto ai quali rischiamo perifericità anche culturale. Dal governo ci attendiamo perciò un disegno e una strategia, per preparare il nostro sistema universitario a rispondere a queste sfide, i particolare sulle priorità, le regole e i criteri della valutazione”.

Ringraziando il direttore Livon per il segnale di grande attenzione rivolto all’Università di Catania, il rettore Francesco Basile ha fornito dei dati ottimistici sulla prospettiva occupazionale dei laureati in discipline umanistiche e annunciato la prossima istituzione di un corso di laurea congiunto con l’università cinese di Fujian, mna al tempo stesso ha posto l’accento sull’emigrazione intellettuale di migliaia di giovani verso gli atenei del nord: “Qui a Catania stiamo cercando di ridisegnare dei percorsi formativi connessi alle opportunità occupazionali attuali e future – ha ricordato il rettore -, attraverso un collegamento più stretto con le imprese. Ma persistono incertezze strutturali per chi invece vuole fare ricerca, legate alle operazioni di reclutamento avviate negli scorsi anni che rischiano di finire in un vicolo cieco e di sottrarre al sistema brillanti ricercatori già formati”. “Dobbiamo andare ad aggredire la grande platea di Neet, ossia quel 40% di giovani che non studiano né lavorano - ha aggiunto il direttore generale dell’Ateneo Candeloro Bellantoni – offrendo loro delle opportunità concrete di formazione e crescita e maggiori servizi per tutti i nostri iscritti: le iniziative di orientamento e tutorato, poi vanno estese fino alle scuole medie. Purtroppo, gli atenei del sud sono speso frenati dal contesto, in particolar modo dalla burocrazia, e si ritrovano a dover sopperire alle mancanze di altri attori”.