SPiD, la sfida dell’identità digitale

A Scienze politiche un convegno sull’adozione del nuovo sistema di accesso ai servizi on line

29 Giugno 2017
Mariano Campo

Entro i primi mesi del 2018, le università italiane dovranno consentire l’accesso ai propri servizi on line attraverso SPiD, il Sistema Pubblico per l’Identità Digitale promosso dall’AgID (l’Agenzia per l’Italia digitale), che permette a cittadini e imprese, attraverso un’univoca procedura di login (username e password) da computer, tablet o smartphone, di usufruire dei servizi di pubbliche amministrazioni e imprese aderenti.

Questa scadenza presenta opportunità e, necessariamente, sfide. Da alcuni decenni, ormai, con lo sviluppo dei servizi informatici, tutte le università hanno infatti affrontato il problema della gestione dell’identità e del conseguente accesso ai servizi. Per tutti i propri utenti di riferimento (studenti, docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo, imprese, ecc.), gli atenei attivano infatti un ampio ventaglio di servizi: posta elettronica, prenotazione esami, wi-fi, consultazione materiale bibliografico, vari gestionali amministrativi, procedure di pubblicazione, ecc. In quest’ottica, la possibilità di avere garantita l’identità di ciascun utente, consentendogli di accedere nella maniera più agevole possibile ai servizi, costituisce certamente un vantaggio.

Attraverso la creazione di un profilo SPiD, infatti, ogni persona fisica o giuridica avrà un’identità digitale, unica e sicura, da utilizzare in ogni occasione. In tal modo la semplificazione per l’utente esce dai confini dei singoli atenei, che finora hanno gestito in proprio le procedure di autenticazione, e diventa – potenzialmente – globale. In questa fase (il servizio è stato lanciato nella primavera del 2016) numerosi enti nazionali e locali hanno già attivato SPiD. Per quanto riguarda gli atenei, al momento solo tre (Torino, Sapienza e Politecnico di Milano) hanno adottato questo sistema per identificare i propri utenti.

Degli impegni che attendono su questo fronte l’Università di Catania nei prossimi mesi e dei benefici deriveranno per gli studenti e il personale dell’ateneo catanese dall’imminente adozione del Sistema pubblico di identità digitale si è parlato lunedì 26 giugno al dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università, nel corso di un convegno promosso dal corso di laurea magistrale in “Scienze delle pubbliche amministrazioni”, presieduto dal prof. Giuseppe Vecchio, in collaborazione con le strutture d'Ateneo Cea, Area della Formazione, Area della Didattica, Archivio storico e Avvocatura d'Ateneo.

Il direttore del dipartimento Giuseppe Barone e lo stesso prof. Vecchio hanno  ricordato che l’allora facoltà di Scienze politiche è stata la prima a sperimentare, alla fine degli anni ’90, il sistema di registrazione elettronico degli esami di profitto, che nel corso degli anni ha poi mandato in pensione il vecchio libretto cartaceo. Oggi, invece, nell’ambito del nuovo dipartimento, il corso in Scienze delle pubbliche amministrazioni sta sperimentando la registrazione in tempo reale degli esami di laurea (ratificata dal Senato accademico), e sta inoltre avviando una serie di attività di riflessione e approfondimento sui temi della digitalizzazione e dell’efficienza della Pa.

Nel corso del convegno, Umberto Rosini, IT & Software Architect dell’Agenzia per l’Italia Digitale, e Salvo Rosa, direttore ICT di Sielte (l’azienda catanese delle telecomunicazioni che, insieme a Poste Italiane, Infocert, TIM e Aruba è uno dei cinque operatori autorizzati ad autenticare l’identità digitale delle persone) hanno illustrato le caratteristiche tecniche e l’architettura organizzativa e di governance di SPiD. Rosini e Rosa hanno inoltre approfondito tali aspetti in un successivo incontro con il rettore Francesco Basile.

Il prof. Vecchio, la delegata alla Didattica Bianca Lombardo e il presidente del Cea Sergio Palazzo, hanno quindi suggerito di cogliere questa opportunità per procedere a un grande investimento in strutture, software e formazione del personale. Ciò al fine di implementare sempre più i servizi forniti dall’Ateneo ai propri utenti primari, ossia gli studenti, digitalizzando sempre di più i servizi a loro rivolti – così come richiesto anche dal presidente della Consulta degli studenti Livio Oliva - e dematerializzando molte attività amministrative connesse alla didattica. Al di là dell’indispensabile adeguamento delle piattaforme informatiche già in uso per passare dalle credenziali d’Ateneo al nuovo sistema, questa ‘piccola rivoluzione’ dell’identità digitale potrebbe spingere infatti spingere gli atenei a individuare ulteriori servizi da poter offrire ai propri utenti.