Sepsi, la sfida di Melissa Mead

L’Ateneo consegna una medaglia alla paladina della campagna “Una mamma senza un figlio”

14 Marzo 2017
Mariano Campo

“La morte di mio figlio William era evitabile, se solo i medici si fossero accorti in tempo del pericolo di questa infezione, la sepsi. Per questo ringrazio l’Università e il Policlinico per avermi invitato in Sicilia, a Catania, per raccontare la mia esperienza. Sono qui non per ricevere ringraziamenti o applausi, ma per amore di mio figlio. E lotto per sensibilizzare la popolazione, tutti gli operatori sanitari, e invitarli a fare attenzione, a riconoscere la sepsi come emergenza medica e a intervenire subito per neutralizzarla, al solo sospetto”.

La mamma coraggio Melissa Mead, ambasciatrice della campagna "Una mamma senza un figlio / A mother without a child" promossa dalla UK Sepsis Trust con il Ministero della Salute e con Public Health England ha ricevuto venerdì 10 marzo, nell’aula magna del Palazzo centrale, la Medaglia d’onore dell’Università di Catania, a testimonianza dell’apprezzamento e del sostegno della comunità accademica catanese verso le sue meritorie battaglie.  Dalla morte del figlio di appena un anno, avvenuta nel 2014, Mead è impegnata in diverse iniziative di sensibilizzazione sulla particolare infezione - conosciuta nella forma più grave come setticemia - che, in Italia, ha un’incidenza maggiore dell’infarto, con 60 mila morti ogni anno ed un tasso del 40-60% di mortalità ospedaliera nelle forme più gravi. Attraverso la sua pagina Facebook e con video e interventi pubblici si batte “affinché nessuna altra donna provi il suo stesso dolore, combattendo tenacemente per far conoscere rischi e caratteristiche della sepsi”.

Il rettore Francesco Basile ha messo in evidenza la vicenda della signora Mead, quale esempio di testimonianza che emerge dalla società ma in grado di parlare oltre che ai cittadini anche alla comunità degli operatori della Salute: “Con questa piccola onorificenza – ha detto il rettore – vogliamo tributare il giusto riconoscimento ad una mamma che, colpita da una tragedia immane come la perdita di un figlio, decide di dedicare le sue energie ad una tenace battaglia per diffondere sia in rete ma anche attraverso interventi pubblici le caratteristiche di questa grave patologia, che per essere arginata necessita sempre più di coinvolgimento non solo della comunità scientifica, ma anche della società civile. Quella contro la sepsi è una sfida che ha bisogno di ricerca globale e impegno della comunità scientifica per raggiungere risultati in termini di miglioramento e di benessere di vita della collettività”. “Vi ringrazio per questa onorificenza – ha commentato Melissa -, mi ispira e mi incoraggia a continuare”.

La cerimonia è stato il momento culminante di un incontro dal titolo "Patologie diffuse: grandi infezioni, epidemie invisibili, cronicità", promosso dall’Azienda Policlinico-Vittorio Emanuele e dall’Ateneo. Il direttore generale dell’Azienda Salvatore Paolo Cantaro ha evidenziato gli enormi progressi compiuti negli ultimi decenni per quanto riguarda, ad esempio, il miglioramento delle condizioni di vita e la riduzione della mortalità infantile, rilevando al tempo stesso come invece non siano state debellate alcune grandi infezioni, definite epidemie “invisibili”, come appunto la sepsi, che si manifestano trasversalmente. “L’esperienza della signora Mead – ha aggiunto Cantaro – indica anche la strada per affermare un nuovo diritto alla salute, e rivendicare l’accesso ai servizi sanitari in base a principi più equi e sostenibili”.

“Se si guarda alle statistiche della mortalità in Italia, la sepsi non figura tra le prime 15 cause più frequenti, come tumori, malattie cardiovascolari o degenerative – ha osservato il prof. Riccardo Vigneri, presidente del Comitato Sicilia Airc -. E' questo i1 "lato oscuro" di una epidemia silente, di una patologia sotto-diagnosticata e sottovalutata perché compare per lo più come complicanza di patologie che possono sembrare banali o croniche. La sepsi è invece un rischio concreto quando queste patologie colpiscono soggetti fragili, neonati, anziani, immunodepressi, una complicanza potenzialmente grave, il cui esito, come ha ricordato più volte la signora Mead, è condizionato dalla tempestività della diagnosi e dall'appropriatezza delle terapie. La gestione iniziale della sepsi non richiede il ricorso a tecniche diagnostiche complesse, a presidi o farmaci costosi, o di difficile disponibilità ma se non viene tempestivamente riconosciuta e gestita nella sua fase di esordio, evolve in forme cliniche che richiedono interventi costosi e che presentano elevata mortalità.

“Per tali ragioni oggi – ha concluso Vigneri, appellandosi al rettore e al direttore Cantaro - è tra le problematiche sanitarie più rilevanti per i professionisti, il management sanitario e le istituzioni, e necessita di risposte sia sul piano formativo che organizzativo-assistenziale. Perché non immaginiamo, ad esempio, a un percorso di Unità intensiva per la sepsi?”.

Dati preoccupanti (ad esempio ricoveri per sepsi quasi triplicati negli ultimi dieci anni, mortalità in Europaa dopo la diagnosi di sepsi o di shock settico del 32%) ma anche possibili soluzioni sono giunti in conclusione dalla prof.ssa Antonella Agodi, professore ordinario di Igiene ambientale nell’Ateneo catanese e referente del Network Internazionale Infezioni correlate all'Assistenza (Healthcare Associated Infections Network, ICU - ECDC). “Il problema della lotta alle infezioni e alla sepsi – ha affermato la docente - è una sfida che va sostenuta a livello globale. Il network della Global Sepsis Alliance ha istituito il World Sepsis Awards per premiare ogni anno le migliori iniziative volte ad aumentare la consapevolezza della popolazione, degli operatori sanitari e dei decisori su questo tema. La sepsi è sempre preceduta da una infezione, comunitaria o associata all'assistenza, ed è potenzialmente prevenibile attraverso appropriate strategie: vaccinazioni, miglioramento dei servizi igienico-sanitari per la popolazione, stato nutrizionale dei bambini sotto i cinque anni, buone pratiche di igiene, ad esempio".