Ricordo di Salvatore Veca, uno dei maggiori filosofi italiani

L'intervento del prof. Fabrizio Sciacca del Dipartimento di Scienze politiche e sociali

7 Ottobre 2021
Fabrizio Sciacca

I miei ricordi di Veca risalgono ai primi anni Novanta a Pisa, nel periodo in cui ero dottorando alla Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento “Sant’Anna”. Una decina d’anni dopo, alla mia presa di servizio a Catania come professore di filosofia politica, con Veca iniziò una collaborazione scientifica e una lunga amicizia, fondata e consolidata dai comuni interessi sui problemi della giustizia, dell’equità, dei diritti e sulle questioni fondamentali della filosofia politica. Nel 2002 realizzammo un volume sulle libertà fondamentali in John Rawls, presentato agli studenti del mio corso a Catania, insieme agli altri autori. Lungo l’arco di quasi un ventennio, Veca assicurò sempre rapporti scientifici stretti con l’Università di Catania. Tenne diverse lezioni ai miei studenti, sia per discutere di libri recenti che di temi legati al suo manuale di filosofia politica, per decenni punto fermo nel programma dei miei corsi di studi. In numerose occasioni partecipò a convegni ed eventi organizzati da me e dai miei collaboratori. È stato il fondatore dei Seminari Catanesi di Filosofia Politica, idea che mi suggerì in una delle passeggiate serali che amava fare per le strade catanesi. E impreziosì, coi suoi contributi, le pubblicazioni scientifiche da me curate nel corso degli anni.

A Veca si devono i principali studi italiani sulla filosofia politica normativa. La grande quantità di sue pubblicazioni, quelle monografiche peraltro assai note, non consentirebbe qui nemmeno una sintesi.  Professore ordinario di Filosofia politica all’Università di Pavia, della cui facoltà di Scienze politiche è stato preside, e a lungo presidente della fondazione Feltrinelli, Veca è stato anche il principale protagonista di una grande impresa di valorizzazione della vasta gamma di studi filosofico-politici di lingua inglese, tanto importanti quanto, sino a qualche tempo fa, non tradotti e poco usuali nel panorama italiano. Attraverso un instancabile lavoro di direzione editoriale, Veca ha curato o promosso le principali edizioni delle opere di John Rawls, Bernard Williams,  Robert Nozick, Thomas Nagel, Alasdair Chalmers MacIntyre, Isaiah Berlin, Michael Walzer, Stuart Hampshire e molti altri tra i maggiori filosofi politici contemporanei.

A summa della mole di scritti mi avvalgo qui solo della sua ultima opera monografica, pubblicata da Mimesis con il titolo Prove di autoritratto. Con Sebastiano Mondadori, del 2020. Non tanto per parlarne, quanto per invitare chi volesse, soprattutto tra gli studenti e i giovani studiosi, accostarsi un po’ meno convenzionalmente alle forme della sua personalità filosofica. In queste pagine il lettore troverà, scritte con il consueto e inconfondibile stile garbato e preciso, una narrazione privata e al tempo stesso lasciata consapevolmente alla pubblica disponibilità, di elementi essenziali della vita intellettuale di Salvatore Veca, nonché una straordinaria testimonianza di impegno civile. Nel racconto semplice ed elegante dell’amore per le sue case e i suoi cani, il lettore attento potrà cogliere tratti non secondari della sua raffinata sensibilità.

Concludo questo breve ricordo con un richiamo testuale. Dalla sua autobiografia: “Quando in filosofia siamo alle prese con qualcosa che per noi fa problema, la terza immagine che ora assume spicco è quella del corpo a corpo tra l’esplorazione di connessioni e la coltivazione della memoria […]. Le prime due immagini che ho tratteggiate ci inducono a sottolineare il metodo e la disciplina intellettuale di chi fa filosofia.  Il richiamo all’immaginazione filosofica, la nostra terza immagine, ci ricorda che l’indagine e la ricerca non possono essere esaurite dal feticismo del metodo, ma devono essere alimentate dai nostri esercizi di immaginazione”.