Progetto DPAc, dall’impresa sostegno alle ricerche innovative delle università sui nuovi farmaci

Presentato, alla Torre Biologica di via Santa Sofia, un modello di partnership tra la GlaxoSmithKline e l’Ateneo e una chance per i giovani e il territorio

4 Ottobre 2016
Alfio Russo

Se c’è talento, c’è futuro”. E’ lo slogan del Discovery Partnerships with Academia (DPAc), l’approccio rivolto a tutti i ricercatori per la fase precoce di scoperta del farmaco avviato nel 2010 da GlaxoSmithKline e la cui call è stata presentata stamattina nell’aula magna della Torre Biologica di via Santa Sofia dal rettore Giacomo Pignataro e dal prorettore e delegato alla Ricerca Alessandra Gentile.

Un modello, aperto ai ricercatori dell’Ateneo catanese (quest’anno la Gsk ha coinvolto gli atenei siciliani e campani), che mette insieme l’intuizione, l’eccellenza e la creatività del mondo accademico con le risorse, le competenze e l’esperienza dell’industria farmaceutica con il comune obiettivo di scoprire nuove molecole e composti che possano diventare farmaci per la cura di patologie importanti ad oggi non identificati, a beneficio dei pazienti”.

“Non è una call rivolta solo ai ricercatori titolati - ha precisato il responsabile Affari istituzionali e comunicazione della Gsk Emilio Galbo, affiancato da Carmelo Muzio della direzione medica Gsk -, ma un’iniziativa che premia il talento, l’idea innovativa in tutti gli ambiti terapeutici, in particolar modo antibatterici, respiratori e terapia genica, ad eccezione dei vaccini e degli anticorpi mono-clonali. Proposte che ad oggi non sono state sviluppate e che necessitano di risorse e di know-how”.

 “E’ un’occasione importante per il nostro territorio che, purtroppo, ormai espelle le forze giovani, e quindi riveste un duplice ruolo: sociale e soprattutto della ricerca e dell’innovazione in un campo fondamentale come quello della salute – ha spiegato il rettore Giacomo Pignataro –. L’Università è impegnata, grazie anche al progetto Brit, nello sviluppo di un Centro di ricerca d’ateneo e, non a caso, ha destinato parte dei laboratori della Torre biologica proprio alle imprese al fine di potenziare la rete di collaborazione tra pubblico e privato valorizzando e promuovendo anche il tessuto economico”. Sulla stessa linea il prorettore Alessandra Gentile, la quale ha sottolineato “l’impegno dell’Ateneo nello sviluppo della ricerca e della biotecnologia che trova nella nuova Torre biologica la sede ideale a disposizione delle energie del territorio”.

I ricercatori avranno tempo fino al 30 ottobre per presentare all’Università di Catania la propria proposta di partecipazione (tramite un format che sarà disponibile sul portale d’Ateneo). Le proposte, per le quale non esiste un limite numerico né economico, saranno selezionate dai ricercatori DPAc che, il 24 novembre, incontreranno gli autori dei progetti selezionati, che verranno successivamente approfonditi dalla commissione medica internazionale di Gsk per l'eventuale sottoscrizione di un formale accordo contrattuale di partnership con l'ente di appartenenza del ricercatore.

In collegamento da Pavia è intervenuto anche il direttore medico e scientifico di Gsk Giuseppe Recchia, il quale ha sottolineato che “ad oggi esistono 7mila malattie geniche di cui 5.600 rare e la collaborazione tra pubblico e privato nel campo della ricerca per la co-creazione di nuovi farmaci è l’unica strada per scoprire nuovi farmaci per la cura di malattie rare, come già avviene da tempo in America”.

“Fino ad oggi abbiamo creato pochi farmaci per curare moltissime persone, oggi dobbiamo creare tantissimi farmaci per curare poche persone – ha aggiunto Recchia –: per fare questo, la chimica e la biotecnologia devono essere affiancate da terapie avanzate su tessuti ingegnerizzati, genica in vivo, cellulari e genica ex vivo con cellule staminali. Nel quinquennio 2010-2015 abbiamo investito 35 milioni di euro, ben 120 milioni di euro nel quadriennio 2016-2019. Proprio nel 2010 in collaborazione con l’Istituto San Raffaele di Milano e il Tiget del San Raffaele è stata sviluppata una molecola per la cura di una malattia rara, la Ada-Scid che colpisce pochissimi nati al mondo. Oggi ci sono 18 bambini sottoposti a cura con lo Strimvelis per questa rara malattia, un farmaco autorizzato e in commercio dal maggio di quest’anno”.