Procreazione assistita, un premio per la catanese Cinzia Di Pietro

La docente del dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche vince il Grant for Fertility Innovation 2018 per la sua ricerca sulle particelle di RNA

17 Luglio 2018

Prestigioso riconoscimento internazionale per una docente dell'Università di Catania: la prof.ssa Cinzia Di Pietro, associato di Biologia applicata nel dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche (Biometec), con il suo team composto da Maria Elena Vento, embriologa clinica all'ospedale Cannizzaro di Catania, Rosalia Battaglia, sua allieva, e Simone Palini, embriologo specializzato in genetica medica, ha vinto il Grant for Fertility Innovation 2018 (GFI) promosso dall'azienda farmaceutica tedesca Merck KGaA per approfondire le conoscenze nel campo della fertilità.

Il premio, del valore di 150 mila euro, è stato assegnato per la ricerca dal titolo "Isolation and characterization of blastocoel fluid microRNAs from single blastocysts. Multiple comparative analysis to identify molecular markers of embryo quality in human assisted reproductive technologies".

La cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso 3 luglio a Barcellona nel corso del 34° Annual Meeting of the European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre).

La ricerca riguarda lo studio dei mRNA, piccole molecole di Rna che mediano il passaggio tra Dna e proteine, regolando e modulando l'espressione genica. In una recente intervista la quotidiano La Repubblica la docente ha dichiarato che "solo il 2% del nostro genoma codifica per proteine, il resto, quindi oltre l'80%, produce Rna non codificante, che regola però quel 2%. È una parte del Dna ha funzione strutturale".

L'idea della ricerca è nata dalla partecipazione a un congresso durante il quale il dott. Palini ha vinto il Bob Edward prize scoprendo Dna nel fluido del blastocele, la cavità che si forma nell'embrione a 5 giorni di sviluppo. Nello stesso fluido ci sono anche i microRna, che l'embrione - secondo la ricercatrice - riesce a mettere in circolo e che possono rivelare informazioni importanti, diventando biomarcatori.

Lo studio prevede la mraccolta di fluidi di circa 500 campioni (il protocollo tecnico prevede che prima del congelamento degli embrioni ad uno stato che si chiama blastocisti venga prelevato un po' di liquido, che non viene utilizzato altrimenti), la looro analisi e l'identificazione delle sue specificità, per poi verificare che tipo di risultato è stato ottenuto impiantando quell'embrione. "Vogliamo capire che differenza c'è tra gli embrioni che si impiantano a livello molecolare rispetto a quelli che invece non si impiantano - ha spiegato Di Pietro a La Repubblica - e andare oltre, per vedere se esiste una correlazione con il profilo cromosomico di quell'embrione. In futuro si potrebbero persino pensare a test di questo tipo, minimamente invasivi, rispetto alla diagnosi genetica preimpianto che si usa adesso". I 150 mila euro del premio per comprare i reagenti, e per assicurare anche qualche borsa ai ricercatori.