Presentato il nuovo Centro interdipartimentale d'Ateneo "Studi neurocognitivi e umanistici"

Il centro annovera docenti dei dipartimenti di Scienze umanistiche, Scienze mediche e chirurgiche e tecnologie avanzate, Scienze del farmaco, Biomedicina Clinica e Molecolare, Matematica e Informatica, Scienze Chimiche e Ingegneria elettrica elettronica e informatica

11 Maggio 2015
Alfio Russo

Primo centro in Italia e tra i primi in Europa nella promozione, coordinamento e realizzazione di ricerche e studi che intersecano buone pratiche e saperi d'ambito artistico, performativo e umanistico con quelli di natura neurologica, cognitiva, biologica, informatica e tecnologica per raggiungere una più articolata e complessa analisi di fenomeni della mente umana come la memoria, la coscienza, l'immaginazione, la cognizione e l'apprendimento con una specifica attenzione ai processi creativi.
Sono gli obiettivi del neonato Centro interdipartimentale d'Ateneo Newhums-Neurohumanities Studies (Studi neurocognitivi e umanistici) inaugurato stamattina, nell'aula magna del Palazzo centrale dell'Università di Catania, con la lectio magistralis del docente di neurobiologia alla University College di Londra, Semir Zeki, dal titolo "L'origine della Bellezza".

Ad aprire la cerimonia è stato il rettore Giacomo Pignataro, il quale ha auspicato "una maggiore contaminazione dei saperi indispensabile per raggiungere l'unitarietà della ricerca e delle conoscenze". "A tal proposito, come Università di Catania, siamo orgogliosi della nascita del centro Newhums che rappresenta un'occasione importante in questa direzione" ha aggiunto Pignataro.
Il centro Newhums, infatti, annovera docenti del dipartimento di Scienze umanistiche e dei dipartimenti di Scienze mediche e chirurgiche e tecnologie avanzate, Scienze del farmaco, Biomedicina Clinica e Molecolare, Matematica e Informatica, Scienze Chimiche, Ingegneria elettrica elettronica e informatica: tra questi, Renato Bernardini, Agata Copani, Giovanni Gallo, Daniela Giordano, Gaetano Lalomia, Giancarlo Magnano San Lio, Maria Caterina Paino, Antonio Sichera, Giuseppe Spoto, Marco Venuti, Francesca Vigo, Mario Zappia.
"Il Centro ha mosso i primi passi in questo settore tramite un imponente network transdisciplinare a livello internazionale nel 2011 - hanno spiegato le "creatrici" Renata Gambino e Grazia Pulvirenti - con collaborazioni scientifiche nazionali ed internazionali con enti pubblici e privati come VisLab Laboratory of Neurobiology at University College London, Uos Research Cluster on Cognition and Poetics University Osnabrück, The Embodiment Lab of Bernard College della Columbia University New York, Center for Literary and Cultural Research Berlin, Myrifield Institute for Cognition and the Arts, Heath, MA, The Neurohumanities Research Group (Nrg) of the Duke University".

"L'Italia è in forte ritardo in questo settore - hanno aggiunto le docenti Gambino e Pulvirenti - la ricerca scientifica del centro punta ad intrecciare saperi come l'intelligenza artificiale, la biomedicina, il patrimonio dei beni culturali con nuove modalità di accesso e terrà conto della radicale revisione di alcuni dei concetti cardine del nesso cervello-corpo-ambiente-storia, delle relazioni fra ragione ed emozione, corpo e mente, realtà e rappresentazione, messi a fuoco tanto dalle neuroscienze, quanto da discipline come la fisiologia, biologia, fisica e chimica con sensibili ricadute anche in ambito umanistico nel campo della filosofia, diritto, estetica, sociologia, antropologia ed etica. Particolare attenzione sarà dunque rivolta all'analisi dinamica delle funzioni cognitive che presiedono alla creazione di fenomeni complessi come quelli di costruzione sociale del comportamento, di natura giuridica, economica o artistica. Ambiti di interesse anche della ricerca scientifica in quanto in grado di dar conto, con estrema evidenza, di fenomeni cerebrali, come la coscienza, l'immaginazione, la creatività su cui la stessa ricerca scientifica non riesce a pronunziarsi in maniera definitiva".

Un tema su cui si è poi soffermato  con la lectio magistralis il docente di neurobiologia alla University College di Londra, Semir Zeki, uno dei massimi studiosi della visione dal punto di vista neuro-estetico. Proprio il docente britannico è fondatore della Neuroestetica, la disciplica che si occupa delle conoscenze che il cervello acquisisce e di come queste conoscenze vengono gestite dal cervello in relazione ai collegamenti anatomici ed ai meccanismi fisiologici.
"La percezione della bellezza è diversa in ognuno di noi - ha spiegato agli studenti, il prof. Zeki - i miei studi mirano proprio a capire e conoscere, grazie alle nuove tecnologie, i meccanismi psicologici che si attivano nel nostro cervello nel percepire la bellezza e come misurare l'intensità della bellezza stessa".