Operazione Husky. Tra storia e luoghi della memoria

Alle Ciminiere un convegno promosso dalla Città Metropolitana di Catania. Il rettore Basile: "Fare rete con le istituzioni per lo sviluppo del turismo storico-culturale"

10 Luglio 2018

Esattamente 75 anni fa iniziò l’Operazione Husky. Fu la prova generale dello Sbarco in Normandia, avvenuto nel 1944 e rimasto più celebre con il nome di D Day. Per quale ragione lo Sbarco in Sicilia non gode analoga fama? Quell’avvenimento storico, per quanto tragico, può diventare una attrazione turistica? Questi ed altri temi sono stati affrontati dal convegno “Operazione Husky 10 luglio 1943. Tra storia e luoghi della memoria”, che si è tenuto alle Ciminiere, con la partecipazione di accademici, saggisti e appassionati di divulgazione storica.

Il sindaco metropolitano, Salvo Pogliese, promotore dell’evento, ha chiarito le ragioni sottese al convegno e alle iniziative collaterali. «Questo incontro sancisce il rilancio del Museo storico dello sbarco in Sicilia  1943, voluto a suo tempo dal presidente della Provincia, Nello Musumeci. In occasione delle celebrazioni dei 75 anni da quegli eventi, possiamo porre attenzione al turismo storico militare, avvalendoci delle “Norme per la tutela e valorizzazione dei siti legati all’Operazione Husky” appena approvate dall’Assemblea regionale siciliana, già il  prossimo 14 luglio, ci sarà la mostra di auto militari d’epoca che saranno esposte nell’area antistante il Museo, alle Ciminiere di viale Africa. Questo segmento turistico può senz’altro portare flussi aggiuntivi a quelli già esistenti».

L’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, ha affermato che su tre pilastri si sta concentrando l’azione di governo della Regione Siciliana: fare riguadagnare credibilità internazionale alla Sicilia; puntare alla fidelizzazione del cliente/turista (saranno riaperti i punti di informazione all’aeroporto e al porto di Catania); destagionalizzare e diversificare l’offerta, puntando sul turismo della terza età e su quello religioso (prossima è la firma di un protocollo di intesa con la CEI). «Presto lanceremo nei circuiti internazionali la nostra proposta di turismo storico militare – ha affermato – e faremo conoscere il Museo dello sbarco e altre località legate all’Operazione Husky alla stampa internazionale e alle agenzie del settore, a Roma»

Per il Francesco Basile «l’Università ha un ruolo fondamentale per lo sviluppo del turismo storico e culturale del territorio. Per questo, e anche per favorire il recupero della memoria storica da parte dei nostri giovani, ci stiamo impegnando attivamente nella promozione di un Sistema museale d’Ateneo. E’ inoltre nostro dovere, grazie anche alla competenza e alla professionalità dei nostri docenti, fare rete con le altre istituzioni per valorizzare i complessi museali e gli innumerevoli siti archeologici siciliani».

Il generale Claudio Minghetti, comandante dell’Esercito in Sicilia, ha auspicato che il Museo dello Sbarco venga visitato soprattutto dai giovani. «I ragazzi devono sapere che la libertà e la democrazia vanno custodite, difese e garantite nella quotidianità. Conoscere il passato consente di avere una visione del nostro futuro. Altrimenti si finisce per commettere errori, innescando nuovi conflitti. Ben vengano dunque iniziative come questo museo, che ha l’accortezza di esaminare eventi complessi e di enorme portata anche emotiva. Penso ai tanti episodi di brutalità della guerra, a cui non restarono indenni le truppe statunitensi colpevoli di un eccidio all’aeroporto di Biscari. Capire ciò che avvenne nel 1943 ci fa anche comprendere la futura collocazione dell’Italia nel contesto geopolitico internazionale».

Infine Riccardo Tomasello, presidente della cooperativa sociale Bios, ha preso la parola dicendo: «L’ispirazione del nostro lavoro nasce da un passo di Cicerone e in particolare dall’orazione in cui dice che “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose”. Vogliamo eternare la storia dello sbarco in Sicilia valorizzando i luoghi della memoria. Il progetto è inclusivo nel senso che coinvolgerà tanti soggetti».

Presenti autorità civili e militari, la medaglia d’oro al Valor militare, sergente Andrea Adorno, di servizio al 62’ Reggimento della brigata Aosta di Catania, e il  reduce sottotenente Carlo Barbagallo, classe 1921, della Regia aeronautica che combatte a gela durante lo sbarco.

Ezio Costanzo, storico e saggista, ha  introdotto i relatori, tutti di alto valore scientifico: Lucio Villari, Andrea Ungari, Andrea Augello, Alfio Caruso, Ornella Laneri, Mario Farrugia e Giuseppe Castronovo La ricostruzione della pagina storica ha preso ovviamente avvio dalla notte tra il 9 e 10 luglio di 75 anni fa, quando cominciò l’occupazione dall’Isola a cui fece seguito la campagna della battaglia di Sicilia che durò sino al 17 agosto 1943.  In quei 38 giorni vi furono scontri sanguinosi tra gli opposti eserciti. Fu Churchill a imporre a  statunitensi e russi di sferrare l’attacco alle potenze avversarie cominciando dalla Sicilia, che era considerata il ventre molle da cui iniziare l’occupazione dell’Italia e dell’Europa. Sotto il profilo militare fu una operazione innovativa: per la prima volta, in una azione congiunta, gli stati maggiori delle diverse nazioni belligeranti dovettero definire una tattica, con un grande dispiegamento di mezzi anfibi. Lo sbarco fu un laboratorio di innovazione militare, anche per l’utilizzo dei servizi segreti. Si dice che fu, in  termini di potenza numerica, la più grande operazione anfibia mai realizzata. Già nei primi giorni arrivarono in Sicilia 2600 imbarcazioni che scaricarono 181 mila uomini, 14 mila automezzi, 1800 cannoni. A fine campagna 500 mila soldati erano nella nostra isola. In Sicilia furono compiuti degli errori strategici che vennero ripetuti a Salerno con l’Operazione Avalanche. La storiografia anglosassone ha sinora sottovalutato lo Sbarco in Sicilia per non sottolineare le perdite subite, che sono ben maggiori da quelle segnalate (circa 5.000) dallo storico militare Santoni in una nota pubblicazione edita dallo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Difatti, come controprova, basta contare il numero dei caduti anglo-americani seppelliti nei cimiteri di guerra siciliani per vedere che sono almeno 7500.

L’Operazione Husky si concluse con la conquista dell’Isola, ma non fu il successo militare, anche per la rivalità tra Patton e Montgomery,  che si sperava. Italiani e tedeschi, infatti, riuscirono a ritirarsi ordinatamente oltrepassando lo Stretto di Messina senza particolari difficoltà.

Gli aspetti educativi, culturali, storici e turistici del Museo dello sbarco e dei luoghi legati alla Campagna di Sicilia sono stati ulteriormente approfonditi da Antonio Raspanti, Daniele Lo Porto, Salvatore marino, Carmela Zangara, Giovanni Iacono, Domenico Anfora, Gianfranco Ciriacono e Giambattista Condorelli. Ancora tante pagina di quella storia devono essere scoperte, lette e scritte.