"Nuove regole per una farmacologia più vicina alle esigenze dei cittadini"

Il direttore e fondatore dell'Istituto Mario Negri di Milano Silvio Garattini ospite della Scuola Superiore di Catania

16 Febbraio 2018
Giuseppe Melchiorri

“All’interno dell’Agenzia europea del Farmaco (Ema), c’è un enorme conflitto di interesse: l’82% del suo bilancio deriva dai finanziamenti delle case farmaceutiche. Viene allora da chiedersi: la direttiva europea in materia tutela l’interesse dell’utente o dei privati?” E’ la domanda che si pone lo scienziato di fama mondiale Silvio Garattini fondatore e direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, ospite ieri pomeriggio della Scuola Superiore di Catania per un incontro dal titolo “Diritto e Farmaci”.

Il convegno è stato aperto dagli indirizzi di saluto del rettore Francesco Basile e del presidente della Scuola Francesco Priolo ed è stato moderato dal docente di Diritto commerciale dell’Università di Catania Vincenzo Di Cataldo.

“L’appuntamento rientra nell’ambito del laboratorio di diritto della Scuola, promosso dal prof. Di Cataldo e dalla prof.ssa Sarà Longo - ha spiegato il prof. Priolo - e riguarda un argomento attualissimo che tocca in maniera profonda tutte le nostre vite. Siamo orgogliosi che ha parlarcene sia uno dei massimi esperti in materia”.

“Ringrazio la Scuola per avere promosso questo momento di confronto su una tematica così importante, a cavallo tra il settore legale è quello medico/farmacologico - ha evidenziato il rettore Basile -. Nonostante alcune criticità l’Italia ha un sistema sanitario nazionale molto efficace che permette l’accesso alle medicine gratuitamente nella quasi totalità dei casi. E’ una particolarità rara che avviene in pochissimi Paesi al mondo. Un risultato raggiunto anche grazie al lavoro che ogni giorno fa l’Aifa, che prima di immettere un farmaco sul mercato valuta attentamente sia il rapporto tra rischio e beneficio, sia quello tra costo e beneficio”.

“E’ impossibile riassumere il curriculum del prof. Garattini in pochi minuti - ha spiegato il prof . Di Cataldo presentando l’ospite -. E’ uno dei più importanti scienziati italiani, autore di centinaia di pubblicazioni su riviste del settore a livello internazionale e autore di numerosi trattati sulla farmacologia. E’ componente del 'Gruppo 2003', consesso di ricercatori italiani tenuto in gran conto negli ambienti scientifici mondiali. In più di 50 anni di attività dall’istituto che ha fondato e che tuttora dirige sono uscite circa 14 mila pubblicazioni scientifiche e più di 250 volumi, con circa 7 milioni giovani medici che si sono specializzati al suo interno”.

“Attualmente in commercio esistono circa 16 mila principi attivi - ha esordito Garattini -. Ma sono tutti utili? Le leggi del mercato dicono che più farmaci esistono, maggiore è la spesa procapite del cittadino e quindi il guadagno delle industrie farmaceutiche. Nel 2016 in Italia la spesa pubblica per i farmaci è stata di 20.360 euro, con una crescita costante dal 1985. Ma purtroppo, solo l’1,2% del Pil è investito nella ricerca. Questi numeri dicono che abbiamo mercato, ma non siamo in grado di governarlo, perché per farlo serve investire in ricerca”.

“Analizzando i dati – ha poi affermato Garattini - ci troviamo davanti ad alcune incongruenze. Ad esempio, la spesa procapite farmacologica in Piemonte è di 150 euro l’anno, mentre in Sicilia supera i 200 euro. E ancora, in Italia i farmaci erogati a brevetto scaduto (i cosiddetti generici, che costano molto meno) sono solo il 20%, mentre nel resto d’Europa è circa l’80%. Dopo quanto tempo è lecito sospendere un brevetto? Nel nostro Paese, inoltre, il Ssn eroga alcuni farmaci che non hanno alcuna prova di efficacia, come i rimedi omeopatici. “Per risolvere questi problemi - ha spiegato ancora Garattini - è necessario investire nella ricerca indipendente e vanno intensificati gli studi di farmacologia attiva.  Alzare la barra per l’approvazione dei nuovi farmaci - ha concluso lo scienziato -, favorire gli enti indipendenti per gli studi clinici di fase 3, esporre analiticamente le componenti del prezzo nelle confezioni, sostituire la commissione tecnica scientifica e il comitato prezzi con una Health Technology Assessmen (Hta) strutturata che possa concedere licenze obbligatorie e regoli l’utilizzo dei farmaci dal nome generico, biosimilari e le aste: queste le possibili soluzioni per avvicinare il mondo della farmacologia alle esigenze dei cittadini italiani ed europei. Ma tutte queste soluzioni sono di tipo legislativo ed è quindi fondamentale che chi si occupa di diritto sia consapevole del proprio ruolo”.