Mobilità territoriale, sociale ed economica tra modelli e metodi di analisi

La prof.ssa Venera Tomaselli: “Dai dati Istat emerge una Catania in cui crescono il numero di anziani e di giovani fuori dall’ambito lavorativo e studentesco e il turismo di qualità”

26 Maggio 2017
Alfio Russo

Dai flussi migratori internazionali alla fuga di cervelli all’estero, dai mercati turistici alla mobilità economica. Temi sempre più attuali che giovedì 25 maggio sono stati affrontati durante l’apertura della 54a Riunione scientifica della Società Italiana di Economia, Demografia e Statistica (Sieds) incentrata quest'anno sul tema "Mobilità territoriale, sociale ed economica: modelli e metodi di analisi" nell'aula magna di Palazzo Pedagaggi (dipartimento di Scienze politiche e sociali, via Vittorio Emanuele II, 49).

Un congresso che ha permesso a ricercatori e studiosi di diversi atenei e istituti di ricerca italiani e stranieri di analizzare e approfondire gli aspetti territoriali, sociali ed economici della mobilità sul fronte dei modelli teorici e su quello dei metodi di analisi dei dati nel corso delle tre sessioni dedicate ai temi delle "Migrazioni, minoranze etniche e modelli insediativi", "Metodi e modelli di analisi dei mercati turistici" e "Mobilità economica".

Ad aprire i lavori il prorettore dell’Università di Catania Giancarlo Magnano San Lio che ha sottolineato “l’importanza del ruolo dell’ateneo catanese sul tema della mobilità e soprattutto delle migrazioni aprendo sempre più le proprie porte a dibattiti e convegni sulle migrazioni”. Temi che, come ha spiegato il prof. Giuseppe Barone, direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali, “vanno contestualizzati nei processi storici e economici attuali”.

Ad approfondire l’argomento, nella sua relazione d’aperura, il prof. Francesco Maria Chelli, presidente della Sieds e preside della facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche, che ha sottolineato come “i flussi migratori internazionali eccezionali rappresentino una forma di mobilità sociale e economica con le persone che vengono principalmente in Italia per trovare una vita migliore o anche solo per fuggire dalla loro realtà, dalle guerre”.

“C’è poi una mobilità nazionale interna, anch’essa legata all’aspetto sociale, perché la società si sta polarizzando ovvero i ricchi diventano sempre più ricchi, ma sono di meno, mentre i poveri aumentano e sono sempre di più – ha aggiunto il prof. Chelli -. L’università, in questo contesto, deve ricoprire sempre più il ruolo di ascensore sociale consentendo a tutti di avere una vita migliore professionale e umana, ma sappiamo bene che paghiamo la fuga di cervelli del Sud sia verso l’Italia, sia verso l’estero, dimostrando sempre l’ottima formazione, a causa delle poche offerte lavorative al Sud. E questa è una forma di migrazione, per lavoro o per studio, con persone che non ritornato più a casa”.

Sul mercato turistico, altro tema del convegno, il prof. Chelli ha evidenziato che si tratta “di una risorsa che dovremmo sfruttare di più, con il Sud sicuramente più appetibile del Nord ad eccezione delle città d’arte, anche per il crescente interesse internazionale per i nostri territori”. “Purtroppo ad oggi non siamo riusciti a sfruttare pienamente il potenziale che le nostre risorse culturali, naturalistiche e paesaggistiche – ha aggiunto il presidente della Sieds -, sono pienamente convinto che non è vero che con la cultura non si mangia, dobbiamo sfatare questo e guardando la sola città Catania posso confermare che presenta palazzi storici di rilevante interesse che l’ateneo stesso ha ripreso e rivalutato”.

Sulla città di Catania e sui risultati emersi dal Rapporto annuale Istat è intervenuta la prof.ssa Venera Tomaselli dell’ateneo catanese. “Il Rapporto conferma per Catania l’andamento demografico degli anni precedenti a causa della crisi del 2008 con il consolidamento di situazioni demografico-economico direi preoccupanti – ha spiegato la prof.ssa Tomaselli -. Su Catania emerge una forte presenza di giovani che sono fuori sia dall’ambito lavorativo, sia studentesco e quindi da quello economico. Non cercano più lavoro e rimangono all’interno delle famiglie su cui gravano. Proprio la famiglia etnea, inoltre, presenta sempre più anziani”.

“L’unico aspetto positivo è rappresentato dal turismo con Catania, e la Sicilia, che si consolida come meta preferita di famiglie e giovani oltre che di adulti con livelli di soddisfazione per il turista elevati – ha aggiunto la docente -. La minaccia del terrorismo? Non ha inciso su Catania perché porti e aeroporti sono punti di riferimento, anzi abbiamo acquisito turisti prima destinati al nord-Africa grazie anche alla nostra ospitalità”.

Nella seconda giornata del congresso (venerdì 26 maggio) è stato presentato il "Rapporto annuale 2017 - La situazione del Paese" dal presidente dell’Istat Giorgio Alleva. Un Rapporto giunto alla venticinquesima edizione che sviluppa una riflessione documentata sul presente e al tempo stesso cerca di individuare le prospettive per il futuro dell'Italia.

Dal rapporto emerge la suddivisione delle famiglie italiane in 9 gruppi sociali in base al reddito equivalente medio: i giovani «blue collar», le famiglie degli operai in pensione con reddito medio, le famiglie a reddito basso con stranieri, le famiglie a reddito basso di soli italiani, le famiglie tradizionali della provincia, il gruppo formato da anziane sole e giovani disoccupati, le famiglie benestanti di impiegati, le famiglie con «pensioni d’argento» e la classe dirigente. La spesa media per consumo va da un minimo di 1.697 euro per le famiglie a basso reddito con stranieri a un massimo di 3.810 euro per la classe dirigente (la media delle famiglie è 2.499 euro).

“La crescente complessità del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversità non solo tra le professioni, ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all’interno di esse” si legge sul Rapporto che precisa come nel 2016 le persone alla ricerca di un lavoro ammontano a poco meno di 6,4 milioni, mentre nel 2015 oltrepassava i 6,5 milioni.

«Risale l’indicatore di grave deprivazione materiale» che dopo essere sceso nel 2015 all’11,5%, nel 2016 si riporta all’11,9%. L’Istat, inoltre, definisce «particolarmente critica la condizione dei genitori soli, soprattutto se hanno figli minori» e lega la «modesta performance» per l’Italia, che «nel corso degli anni Duemila (il Pil è cresciuto meno che negli altri paesi europei), nella prolungata stagnazione della produttività. Il ritardo che l’Italia ha accumulato su entrambi i terreni è ampio: nel periodo 2000-2014 la produttività totale dei fattori è diminuita del 6,2%, il Pil pro capite del 7,1%».

In crescita il numero dei giovani under 35 che vivono ancora nella famiglia di origine, ben 7 su 10: nel 2016 i 15-34enni che stanno a casa dei genitori sono precisamente il 68,1% dei coetanei, corrispondenti a 8,6 milioni di individui. In Italia nel 2016 si contano circa 3 milioni 590 mila famiglie senza redditi da lavoro ovvero dove non ci sono occupati o pensionati da lavoro. In Italia i Neet (giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano e non studiano) sono scesi a 2,2 milioni nel 2016, (dal 25,7% al 24,3%) confermando che la quota italiana è «più elevata tra i paesi dell’Unione» europea, dove la media si ferma al 14,2%.

L’Italia, inoltre, è prima in Europa per invecchiamento della popolazione: al primo gennaio 2017 le persone over 65 erano il 22% del totale, cioè 13,5 milioni (al primo posto nell’Ue). Dati che spingono l’Istat ad aumentare il limite convenzionale e statistico di età di invecchiamento (dagli attuali 65 anni a 70 anni). Sempre nel 2016 si è registra un nuovo minimo delle nascite (474 mila) con un numero medio di figli per donna che si attesta a 1,34 (1,95 per le donne straniere e 1,27 per le italiane). Il saldo naturale (differenza tra nati e morti) segna nel 2016 il secondo maggior calo di sempre (-134 mila), dopo quello del 2015, ma è soprattutto la dinamica demografica dei cittadini italiani a essere negativa, il saldo naturale è -189 mila, quello migratorio con l’estero -80 mila.

Nell'ambito del convegno, nell'aula magna del dipartimento di Economia e Impresa, è stata conferita è stata conferita una menzione speciale alla carriera del prof. Giuseppe Lunetta, già ordinario di Statistica scomparso due anni fa.