L'Unione Europea contro la criminalità ambientale

Il progetto di ricerca "European Union Action to Fight the Environmental Crime" oggetto di un workshop al dipartimento di Economia e Impresa

23 Giugno 2015

Capire e valutare economicamente l'impatto della criminalità ambientale per individuare le soluzioni da proporre all'Unione Europea ed agli Stati membri per migliorare la lotta ai reati ambientali. Sono gli obiettivi del progetto di ricerca europeo "European Union Action to Fight the Environmental Crime" (EFFACE) oggetto stamattina del workshop "Costs and Impacts of Environmental Crime" organizzato dai docenti Giuseppe Di Vita (Università di Catania) e Filippo Reganati (Università "La Sapienza" di Roma) al dipartimento di Economia e Impresa.

"Ad oggi la stima economica dei crimini ambientali è approssimativa a causa della quantità e qualità dei dati di cui si dispone - ha spiegato il docente Di Vita dell'Università di Catania alla presenza del direttore del dipartimento, Michela Cavallaro - anche perché le tipologie di reato analizzate dal progetto sono numerose e diverse. Basti pensare all'inquinamento del suolo, allo smaltimento illegale dei rifiuti, agli incendi dolosi, all'inquinamento marino, al traffico illegale di animali e piante pregiate ed al commercio illegale dei rifiuti tossici. E se per alcuni reati abbiamo ottenuto dei dati dalla Forestale come per gli incendi e dall'Interpol per i rifiuti tossici, per altri non abbiamo dati o sono insufficienti".
Un tema su cui si è soffermato anche il docente Reganati, il quale ha evidenziato "le difficoltà nel quantificare economicamente il crimine ambientale perché a livello europeo non esiste una vera e propria banca dati dei reati ambientali". "Ogni Paese ha i suoi dati, spesso incompleti o settoriali. In Italia abbiamo ottenuto i dati più importanti da Legambiente, ma non basta - ha aggiunto Reganati - questo quadro deficitario di dati, ovviamente, non consente un'adeguata valutazione economica dei crimini ambientali e non a caso grazie a Efface si proverà ad implementare le banche dati a disposizione e soprattutto dare suggerimenti nel campo del diritto ambientale".

E sull'importanza di Efface è intervenuto anche Andrew Farmer dell'Institute for European Environmental Policy, il quale ha evidenziato che "il progetto dovrà fornire entro il prossimo anno suggerimenti ed azioni mirate agli organismi decisionali nel campo dei reati ambientali, azioni per comprendere l'impatto sulle vittime dei reati ambientali, un riesame delle linee guida e lo sviluppo di politiche di settore". "Per raggiungere questo obiettivo non abbiamo bisogno di dati completi su tutto, ma dati di buona qualità su ciò che è importante per la progettazione della banca dati e per formulare le raccomandazioni da seguire all'Unione europea" ha aggiunto Farmer.

Nel corso del workshop sono intervenuti anche Timo Goeschl (Univeristà di Heidelberg) sul tema dei costi economici dello smaltimento illegale dei rifiuti e Giovanni Signorello, direttore del Cutgana, sugli aspetti metodologici della stima dei danni ambientali conseguenti alle condotte criminali. Ed ancora la docente Antonella Agodi dell'Università di Catania sugli aspetti sanitari e igienici dello smaltimento illegale dei rifiuti e Alessio D'Amato dell'Università Tor Vergata di Roma sulla stima dei danni ambientali derivanti dalla discarica illecita dei rifiuti.