L'integrazione dei migranti e l'aggiornamento professionale degli educatori

Presentata la piattaforma digitale europea Epale, una community virtuale dove confrontarsi su come agire per un'adeguata formazione degli immigrati e dei rifugiati

20 Novembre 2015
Giuseppe Melchiorri

L'integrazione dei migranti passa anche, forse soprattutto, dalla risposta che la nostra società può dare ai loro bisogni culturali ed educativi: mutevoli, sempre crescenti e differenti a seconda della loro condizione nel Paese di provenienza. Il personale specializzato (insegnanti e formatori) hanno quindi necessità di un aggiornamento professionale costante e di qualità. Nasce proprio per dare una risposta concreta a queste problematiche la nuova piattaforma Epale (Electronic Platform for Adult Learning Education), finanziata dall'Unione Europea e gestita dall'Istituto nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca educativa (Indire) all'interno dell'Agenzia Erasmus Plus e presentata questa mattina nell'aula magna del dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università di Catania nel corso del convegno "Migranti: riflessioni sui nuovi bisogni formativi degli educatori", promosso su impulso della docente del dipartimento Roberta Piazza.

L'incontro è stato aperto dagli indirizzi di saluto del prorettore Alessandra Gentile, del direttore del dipartimento Santo Di Nuovo e della prof.ssa Piazza. "Il nostro Ateneo - ha spiegato la prof.ssa Gentile - è particolarmente interessato alle tematiche inerenti l'aggiornamento professionale dei docenti, soprattutto in un ambito così delicato come quello della formazione dei migranti. Il problema dei rifugiati a Catania non si deve raccontare, lo viviamo ogni giorno e sentiamo la responsabilità di aiutare chi si trova in questa situazione: in questo senso, la formazione rappresenta la unica vera possibilità di trasformare una semplice coabitazione in vera integrazione".

"Dalla sua nascita il nostro dipartimento - ha poi spiegato il prof. Di Nuovo - è sempre stato aperto alle tematiche sociali, anche perché una vera "scienza" della formazione nasce dal confronto costante degli operatori del settore con la società. Formare un individuo è un'operazione molto complessa, a maggior ragione se ciò riguarda individui provenienti da contesti culturali completamente differenti dal nostro. Non è solo un problema di cosa insegnare loro, ma soprattutto di come, della logica da utilizzare, in che modo approcciarsi al "diverso", con il quale il rapporto è sempre difficile".

 

La rappresentante dell'Indire, istituto di ricerca ministeriale, Daniela Ermini ha poi spiegato meglio cosa è Epale: "Una piattaforma online dedicata alla formazione degli adulti che abbraccia il settore dell'apprendimento formale - del quale si occupano i centri specializzati come scuole, università, enti di formazione, Centri provinciali per l'istruzione degli adulti - e informale, realizzato, ad esempio nelle Ong attraverso il metodo dell'imparare facendo (learning by doing)". "In futuro - ha continuato la dott.ssa Ermini - l'educazione degli adulti si occuperà sempre di più di migranti e cittadini stranieri provenienti da paesi diversi del mondo. Per questo, abbiamo scelto questo tra i temi "caldi" su cui concentrare i nostri sforzi In questo primo anno di attività di promozione e disseminazione di una community di respiro europeo".  "Grazie ad Epale - ha concluso la dott.ssa Ermini - si creerà, infatti, una comunità virtuale nella quale gli operatori della formazione potranno confrontarsi su come agire per favorire l'integrazione, anche condividendo le loro esperienze. Vogliamo che Epale diventi un luogo dove continui quel dibattito che stiamo portando avanti oggi e che continueremo nel corso delle altre tappe di presentazione della piattaforma".

Al seminario sono intervenute 140 persone tra formatori, operatori sociali, esperti nazionali e professori universitari docenti di Cpia, per confrontarsi in particolare sui temi introdotti attraverso le esperienze di associazioni e enti locali: l'uso delle tecnologie nel lavoro degli operatori, il riconoscimento delle competenze e la formazione delle donne immigrate, l'alfabetizzazione linguistica, l'aggiornamento delle figure professionali che lavorano con gli immigrati.