Leggere, tradurre, pensare

Ai Benedettini la Giornata dei dottorati italiani di Scienze del Testo e dell’Interpretazione

8 Giugno 2018
Mariano Campo

“Un meeting nazionale per mettere a confronto i coordinatori dei dottorati e gli allievi di diversi atenei che si cimentano sugli stessi argomenti: per conoscersi, scambiarsi le idee e stabilire un contatto permanente”. E’ questo il filo conduttore della Giornata dei Dottorati italiani di Scienze del Testo e dell’Interpretazione dal titolo "Leggere, tradurre, pensare", che si è aperta ieri pomeriggio nell'Auditorium del Monastero dei Benedettini, promossa dal dipartimento di Scienze umanistiche su iniziativa del dottorato in Scienze dell’Interpretazione.

“Il nostro dipartimento, secondo per dimensioni in Italia soltanto a quello della Federico II di Napoli, ha sposato con entusiasmo questa iniziativa – ha sottolineato il direttore Marina Paino -. E’ assolutamente importante riuscire a far rete, alimentando un ricco flusso collaborativo tra dottorati affini”. “Recuperiamo una antica e proficua consuetudine di dialogo e confronto – ha aggiunto il prorettore Giancarlo Magnano San Lio -, che ci consente di incrementare la visibilità dei nostri studi umanistici e classici e ci fa ben sperare per il futuro, grazie alla vivacità delle nuove leve di studiosi e ricercatori che si rifanno a questa grande tradizione”.

“Questo incontro – ha concluso il coordinatore del dottorato di Scienze dell’Interpretazione Antonio Sichera, prima di lasciare la parola ai professori Alberto Giovanni Biuso e Gaetano Lalomia che hanno curato le introduzioni ai lavori e alla presentazione dei vari dottorati – assume tre significanti rilevanti: sul piano relazionale, nell’ottica di ‘voler essere comunità accademica’, sul piano scientifico, con il contributo di chi opera a livelli diversi sul testo, e sul piano politico, perché ribadisce il valore della vera ricerca, intesa come conoscenza e l’interpretazione del mondo, in un contesto storico segnato purtroppo molto spesso dalla superficialità e dall’approssimazione, anche nel linguaggio”.