La Sicilia e il Mezzogiorno tra colonialismo e guerre mondiali

A Scienze politiche il convegno conclusivo del progetto Fir 2014-2020 "Poteri locali, élite, intellettuali e Università a Catania tra colonialismo e guerre mondiali"

31 Maggio 2017
Giuseppe Melchiorri

“A poco più di 100 anni dall’entrata in guerra dell’Italia nel primo conflitto mondiale, il 24 maggio 1915, la storiografia ha ancora poco affrontato il tema del ruolo che il Mezzogiorno e in particolare la Sicilia ebbero nella decisione da parte del Parlamento di ratificare la fine della neutralità”. Con queste parole, il prof. Giuseppe Astuto, ordinario di Storia delle istituzioni politiche nel dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania, ha spiegato il significato del convegno “La Sicilia e il Mezzogiorno tra colonialismo e guerre mondiali”, promosso dal dipartimento, con il patrocinio della Regione Siciliana, nell’ambito del dottorato di ricerca in “Scienze politiche” e atto conclusivo del progetto Fir 204-2017, finanziato dall’Ateneo, su “Poteri locali, élite, intellettuali e Università a Catania tra colonialismo e guerre mondiali”, coordinato dallo stesso prof. Astuto.

“In Italia, già da qualche decennio – ha affermato Astuto, che ha promosso l’incontro - l’iniziativa politica era passata al Mezzogiorno con la formazione dei governi Salandra, Orlando e poi Nitti. Alla guida del Paese, proprio in questo periodo, si trovarono esponenti autorevoli delle regioni meridionali (oltre ai presidenti del Consiglio citati, San Giuliano, Mosca, Lanza di Scalea). A fianco della classe dirigente liberale si schierarono i più autorevoli rappresentanti dell’interventismo democratico (Colajanni, Salvemini e De Viti De Marco), del mondo cattolico (Sturzo), del socialismo riformista (De Felice), dei letterati (Borgese)”.

La giornata inaugurale del convegno si è svolta martedì pomeriggio nell’aula magna del dipartimento, aperta dagli indirizzi di saluto del direttore del Dsps Giuseppe Barone e del coordinatore del dottorato Fabrizio Sciacca. La prima sessione, moderata dal prof. Barone ha visto la partecipazione di numerosi storici e accademici che si sono confrontati sul tema “Le élite e la Grande Guerra”: Francesco Bonini (rettore dell’Università Lumsa di Roma), Claudia Giurintano, Marco Mazzamuto e Giorgio Schichilone (Università di Palermo), Sonia Scognamiglio e Francesco Di Donato (Università Parthenope di Napoli).

"Il Fir è un'opportunità offerta dall'Ateneo che ha voluto premiare un approccio interdisciplinare alla ricerca - ha spiegato il prof. Barone-. Questo convegno rispecchia in pieno tale approccio e siamo orgogliosi che sia stato premiato un progetto come quello del prof. Astuto che rappresenta la filosofia del nostro dipartimento, da sempre una palestra di interdisciplinarità".

Il convegno è proseguito il giorno successivo con altre tre sessioni di lavoro su “I poteri locali e l’interventismo”, “L’Università e la Guerra” e “La Sicilia, l’impresa libica e il Mediterraneo”.  “In particolare, nella sessione dedicate all’Università – ha sottolineato Astuto – abbiamo voluto analizzare il ruolo attivo degli Atenei nella preparazione ideologica del conflitto ma anche la loro partecipazione attiva nel reclutamento e nella gestione dell’emergenza. Inoltre, nella sessione conclusiva, dedicata alla politica estera, affronteremo il problema della guerra di Libia e del ruolo dell’Italia nel Mediterraneo”. “L’impresa libica, che aveva trovato maggiori consensi nel Mezzogiorno – ha concluso il docente -, segnò uno spartiacque in ordine alle ambizioni italiane di grande potenza. Da qui derivavano il mantenimento e il possibile rafforzamento della presenza italiana in queste zone”.