La scomparsa di Giuseppe Giarrizzo

Il ricordo della comunità accademica e della città di Catania

30 Novembre 2015
Alfio Russo

"Ciao nonno, buon viaggio. Da lassù continuerai a guidarci come sempre". Parole pronunciate dalla nipote Giuliana ed interrotte da un lungo applauso, quello della comunità accademica e della società civile catanese che, stamattina, ha affollato l'aula magna dei Benedettini per commemorare il professore emerito, ex preside e storico Giuseppe Giarrizzo.

"Al di là della cultura e della tua attività di docente, per noi nipoti sei stato il nonno con la lettera maiuscola che ci ha visto crescere e consigliato anche quando non condividevi le nostre scelte" ha aggiunto Giuliana, prima di essere sopraffatta dalla commozione davanti alla bara illuminata dal raggio di sole che penetrava dalle finestre dell'aula "Mazzarino" del Monastero.

La sala è stata gremita a lungo da docenti, dipendenti e studenti dell'Ateneo emozionati e commossi, in particolar modo, quando il rettore Giacomo Pignataro ha consegnato solennemente la toga al figli Claudio, Dario e Guido, ai nipoti e alla sorella Maria. Un gesto di accademica riconoscenza nei confronti del Maestro, nell'ultimo atto della sua lunga carriera.

"Il saluto di oggi è una manifestazione di gratitudine della comunità universitaria al professore Giarrizzo - ha spiegato il rettore -. Lui - ha ribadito - è stato custode di una concezione secondo cui l'Università, nonostante l'apertura di massa, deve continuare a coltivare una vocazione d'élite nella proiezione europea della propria attività di ricerca. Certamente il debito dell'Ateneo nei suoi confronti è grande proprio per la reputazione che egli ha saputo creare per la nostra Università, in primo luogo, negli ambienti accademici e scientifici del Paese e dell'Europa, ma anche per il suo contributo al dibattito politico e culturale, anche con riferimento ai temi dello sviluppo del Mezzogiorno e della Sicilia, che ha sempre reso viva la presenza dell'Ateneo nel territorio".

"Pari gratitudine - ha sottolineato Pignataro - gli dobbiamo per la modestia, la perseveranza e l'investimento di lunga durata mediante il quale è riuscito a regalare a Catania, prima ancora che alla sua Università, la grande fabbrica del restauro dell'antico Monastero: un altro dei gioielli che, insieme al suo contributo intellettuale, viene trasferito alle giovani generazioni". "Catania ha perso un figlio illustre - ha aggiunto il sindaco Enzo Bianco -: oggi sono qui per ricordare e ringraziare, a nome di tutta la nostra comunità, questo straordinario uomo di cultura, che ha regalato alla città il Monastero dei Benedettini, gioiello del patrimonio cittadino".

"Il Monastero - ha ricordato l'attuale direttore del dipartimento di Scienze umanistiche, Giancarlo Magnano San Lio - era la sua seconda casa. E quest'aula è stata intitolata a Santo Mazzarino, il suo maestro, come lui chiese con l'ennesimo gesto da grande uomo, sempre discreto e modesto, sempre pronto a consigliarci nella guida della facoltà prima e del dipartimento poi. Per noi Giarrizzo era e resta il 'preside' della facoltà di Lettere e Filosofia. Adesso daremo vita all'associazione "Amici dei Benedettini", così come voleva lui".

 "La scomparsa di Giarrizzo ci lascia tutti orfani - ha osservato Maurice Aymard, direttore degli Studi presso l'Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e amico del professore emerito -, ricordando l'ultimo scambio di parole "con Giuseppe, che mi aveva chiesto di pubblicare il testo di un suo intervento inserito nell'ultimo volume dedicato alla città di Catania".
A seguire, alla presenza, tra gli altri, del direttore generale dell'Ateneo, Federico Portoghese, e dell'assessore alla Cultura, Orazio Licandro, sono intervenuti anche l'ex preside di Lettere e Filosofia, Enrico Iachello, ed il vicepresidente della Società Storia e Patria della Sicilia orientale, Gabriella Alfieri.