La nuova carta archeologica di Catania

Sarà presentato a breve il volume "Catania antica. La carta archeologica", a cura del prof. Edoardo Tortorici, ordinario di Topografia antica nel dipartimento di Scienze umanistiche

15 Novembre 2016

Sarà presentato prossimamente il volume "Catania antica. La carta archeologica", a cura del prof. Edoardo Tortorici, ordinario di Topografia antica nel dipartimento di Scienze umanistiche dell'Università di Catania, in collaborazione con i docenti Paolo Barresi, Massimo Cultraro, Vincenzo Ortoleva e la dott.ssa Maria Teresa Magro.

Si tratta di un'opera particolarmente importante in quanto rappresenta la prima carta archeologica della città dopo quella del 1873, curata dallo storico tedesco Adolfo Holm, che, su una base cartografica della città del 1833, posizionò in pianta e in scala i resti archeologici allora noti. Ognuno di tali resti era identificato con un numero a cui corrispondeva una sintetica descrizione nel testo dell’opera, corredata dalla bibliografia di riferimento e da planimetrie dei particolari. La carta di Holm venne aggiornata una sola volta, nel 1925, in occasione della edizione in lingua italiana “Catania antica” a cura dell’archeologo Guido Libertini. Dopo questa data si può dire che la città di Catania non abbia più avuto una carta archeologica con queste caratteristiche. "Tutte le opere, anche recenti, relative alla storia ed alla topografia della città antica presentano una cartografia di riferimento in cui il posizionamento dei resti archeologici è solo simbolico (in genere sono utilizzati lettere o numeri all’interno di cerchietti risparmiati) e rimanda ad una schematica legenda" spiega il prof. Tortorici nella premessa al suo volume.

Obiettivo principale del lavoro a cura di Tortorici è la realizzazione di una nuova carta archeologica georeferenziata (in cui ogni luogo di posizione è attribuito ad un sistema geodetico di riferimento con coordinate geografiche assolute) di Catania antica: una sorta di contenitore cartografico in cui sono confluite tutte le informazioni archeologiche disponibili. La base utilizzata è la Carta Tecnica numerica del Comune di Catania (Rilievo Aerofotogrammetrico Analitico 2002). La carta archeologica di Catania viene qui proposta in allegato, sia nel tradizionale formato cartaceo, sia in formato digitale (PDF), per consentire livelli diversificati di ingrandimento e lettura dei dati (soprattutto planimetrici).

Per quanto riguarda l'articolazione del volume del docente catanese, nella prima parte (Forma Urbis Catinae) il primo capitolo è interamente dedicato alla carta archeologica, base per gli ulteriori approfondimenti di carattere storico-topografico. A tali approfondimenti sono dedicati i due successivi capitoli, in cui si è inteso proporre una lettura diacronica di sintesi delle principali fasi di sviluppo e trasformazione dell’impianto urbano antico, dalla preistoria (Massimo Cultraro) all’età greca e romana, fino alla tarda antichità (Edoardo Tortorici).

La seconda parte del volume (Studi e materiali) ospita contributi specialistici su alcuni temi importanti, ma finora poco frequentati, del dibattito su Catania antica. L’opera manoscritta Chronicon Urbis Catinae di Lorenzo Bolano è generalmente e giustamente considerata una testimonianza fondamentale per lo studio dei resti archeologici ancora visibili in città prima dell’eruzione del 1669 e tuttavia una edizione filologicamente corretta del testo (a parte le ormai datate osservazioni di Libertini 1921) non è mai stata seriamente affrontata (anche in considerazione di possibili interpolazioni da parte degli storiografi seicenteschi); Vincenzo Ortoleva ne propone ora una nuova edizione con traduzione e commento critico. La ricerca sugli aspetti monumentali ed urbanistici dell’impianto antico ha finora quasi completamente fagocitato l’interesse degli studiosi, a scapito di altri temi di non minore significato e complessità. Poco studiati, per esempio, sono i monumenti di interesse storico-artistico di cui sia accertata la provenienza da Catania. Maria Teresa Magro (per l’età greca) e Paolo Barresi (per l’età romana) propongono una prima sintesi di tali problemi. Il lettore potrà notare, nei vari contributi, talune differenze di opinioni. Tali diversità non sono state né appianate, né smussate, ma, viceversa, considerate un positivo contributo alla discussione.