La lotta alla corruzione tra prevenzione, repressione e cultura della legalità

Alla Scuola Superiore di Catania si è tenuto un incontro con la consigliera Anac Ida Nicotra, il presidente aggiunto del Consiglio di Stato Patroni Griffi e il prefetto Silvana Riccio

31 Maggio 2017
Mariano Campo

La lotta alla corruzione, in un Paese come l’Italia, si può ancora vincere oppure è persa in partenza? La risposta, per fortuna confortante, a questa domanda scaturisce da un incontro che si è tenuto ieri pomeriggio alla Scuola Superiore di Catania, in occasione della presentazione del volume “L’Autorità nazionale anticorruzione, tra prevenzione e attività regolatoria” scritto dalla professoressa Ida Nicotra, costituzionalista dell’Università etnea e attuale componente del consiglio dell’Anac.

Ne hanno discusso – incalzati dai continui riferimenti ai quotidiani fatti di cronaca e dalle pungenti osservazioni del moderatore, il cronista de La Sicilia Mario Barresi – la stessa prof.ssa Nicotra, il presidente aggiunto del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, già ministro per la Pubblica amministrazione e la Semplificazione nel Governo Monti e sottosegretario alla Presidenza del Governo letta, e il prefetto di Catania Silvana Riccio, apprezzando la sede scelta per affrontare tali argomenti: “Fondamentale – per il presidente della Ssc Francesco Priolo, ricordando le numerose iniziative già svolte e quelle in programma – insistere sulla cultura della legalità e della conoscenza dei sistemi di prevenzione e repressione, per chi ha la responsabilità di un’istituzione come scuola di eccellenza dell’Ateneo che fa del merito la sua stella polare, promuovendo i valori dell’integrity nella pubblica amministrazione, della centralità dell’etica pubblica e la necessità del rispetto di regole comportamentali per chi lavora per la collettività”.

A detta di tutti, gli strumenti di prevenzione e contrasto – puntualmente illustrati nel volume - a una pratica così estremamente diffusa, esistono e risultano tanto più efficienti quanto sussiste una leale collaborazione tra i poteri dello Stato, come ha osservato l’autrice: “A differenza di quanto si può pensare – precisa Nicotra -, tra l’Anac, le Procure della Repubblica e i giudici amministrativi vi è un costante flusso informativo, che di fatto attua una complementarietà tra l’azione di prevenzione e quella di repressione che spetta alla magistratura. Sottolineo inoltre l’utilità dell’istituto del commissariamento delle aziende, affidato alle prefetture, che consente di salvare i posti di lavoro delle imprese e di portare a compimento le opere pubbliche, a tutela dello sviluppo e dei lavoratori”.

“La prefettura – ha aggiunto il prefetto Riccio – ha a disposizione molti strumenti operativi fondamentali e competenze specifiche, come il monitoraggio dei piani anticorruzione dei vari enti. E, in quest’ottica, è sempre disponibile a supportare gli enti locali per attuare le norme di prevenzione. In particolare, l’attualità ci impone di vigilare sulle iniziative legate all’accoglienza dei migranti, per evitare che questa si trasformi da azione di solidarietà in qualcosa di diverso”.

“I costi sociali della mancanza di trasparenza, ancor prima della corruzione – ha osservato Patroni Griffi - sono sistemici e, di fatto, più elevati di quelli economici: viene ad innescarsi infatti un circolo vizioso, e la sfiducia diffusa nel fatto che le regole del gioco non siano uguali per tutti invita a comportarsi allo stesso modo: paradossalmente, da noi la corruzione non è un fenomeno di élite ma democratico, e invece dobbiamo renderlo individuale e individuabile e, di conseguenza, più facile da perseguire”.

Proprio per contrastare la ‘cultura dell’illegalità’, è stata istituita l’autorità anticorruzione – ha ricordato Patroni Griffi, citando la legge Severino del 2012 -: “Fino a cinque anni fa l’Italia non aveva strumenti di prevenzione della corruzione, nonostante le numerose sollecitazioni europee. Introdurre efficaci meccanismi preventivi è stata la scommessa di allora e così, dalle ceneri della Civit è nata l’Anac che da questa e dall’Autorità per i contratti pubblici ha ereditato struttura e alcune competenze, successivamente rimodulate, arrivando a esercitare un alto livello di suasion sulle amministrazioni pubbliche, che tendono a uniformarsi alle sue indicazioni”. 

In conclusione dell’incontro, alcune ricette per la ‘mission possible’ di far sì che i cittadini recuperino fiducia in chi governa e amministra il Paese: “Pretendere che chi lavora per la collettività – ha suggerito la prof.ssa Nicotra - lo faccia bene, con disciplina e onore, come impone la Costituzione, guardando alla trasparenza e all’integrità come valori positivi in assoluto. Per far questo, occorre una notevole azione formativa nei confronti del personale delle amministrazioni che sono stazioni appaltanti e l’affermazione del ‘rating’ reputazionale delle imprese sane. Ma occorre coinvolgere innanzitutto i cittadini in azioni di democrazia partecipata e responsabilità condivise, poiché sono loro i primi ‘portatori di interessi’”. “Richiamarsi costantemente ai valori del mestiere che si esercita – ha aggiunto il prefetto Riccio -: solo così possiamo ridare credibilità alla politica e all’amministrazione, attraverso il nostro operato, il modo di esercitarlo, i comportamenti, a garanzia dei diritti di tutti”.