La comunicazione post media della pubblica amministrazione

Al dipartimento di Economia e Impresa la presentazione del volume del giornalista Nuccio Molino

12 Maggio 2017
Mariateresa Calabretta

La presentazione del libro del giornalista Nuccio Molino, dal titolo "Della reputazione, la comunicazione post media della pubblica amministrazione", svoltasi lo scorso giovedì 4 maggio e ospitata dal dipartimento di Economia e Impresa, ha fornito l’occasione per un confronto a più voci sul tema della comunicazione della pubblica amministrazione nell’era dei social network.

L’analisi critica mossa dai relatori, i giornalisti Sergio Talamo e Nuccio Molino, il prof. Marco Romano e il dott. Angelo Alù, presidente di Generazione Ypsilon, ha evidenziato i limiti, gli atteggiamenti anacronistici e l’ancor resistente chiusura della pubblica amministrazione italiana nei confronti del cittadino-utente, senza risparmiare la categoria dei giornalisti ancorati, al pari della pubblica amministrazione, secondo Molino, ad un certo atteggiamento autoreferenziale, in un’epoca, quella dei social e della comunicazione social, che ha attuato una rivoluzione simile a quella dell’invenzione della stampa.

Quello della comunicazione nella pubblica amministrazione, come sottolineato il prof. Romano, docente del dipartimento di economia e impresa, al momento dell’apertura del dibattito, è un argomento poco dibattuto ma necessita di approfondimento al fine di, citando il lavoro di Molino,  "abbandonare l’idea di una comunicazione fondata su tecniche e metodi che prescindano dai destinatari e l’utilizzo di una retorica artificiosa che non tiene conto del contesto dei pubblici di riferimento"

La discussione ha mosso da un rapido excursus storico e legislativo da cui è emerso che negli ultimi venticinque anni lo stato Italiano ha solo detto e scritto, ha ascoltato pochissimo, e i codici di amministrazione digitale sono rimasti sulla carta, quella della comunicazione è stata, ha affermato Talamo, la grande occasione mancata della pubblica amministrazione italiana che avrebbe potuto far sentire il cittadino parte di una comunità e dato la possibilità di fare un’impresa in pochi giorni. La pubblica amministrazione si è comportata come se la costruzione della reputazione, intesa come costruzione dell’immagine basata su ciò che di sé si comunica, una dinamica comune tra i singoli individui, non sia stata ritenuta fondamentale.

L’attuale epoca storica, tuttavia, l’epoca della convulsa rivoluzione comunicativa digitale, sottolinea Nuccio Molino, parlando provocatoriamente di comunicazione “post media”, ha reso imprescindibile il diritto di accesso ad internet e di reperimento delle informazioni attraverso la rete, diritto rafforzato anche da Alù nel suo intervento. Oggi le informazioni sono, nell’80% dei casi, attinte da facebook, specifica Molino, il giornale ha ceduto lo scettro al social per accedere a sé stesso cambiando il modo di porgere i contenuti. Ciò ha fatto diventare gli specialisti della comunicazione l’elemento essenziale della nuova comunicazione. Il post media ha riposizionato il media tradizionale e con esso la figura del giornalista.

I social impongono, quindi, alla comunicazione pubblica di accettare la sfida poiché se è vero che la pubblica amministrazione pervade ogni aspetto della vita del cittadino, dall’istruzione fino ad arrivare all’assistenza sanitaria, la possibilità di un dialogo con chi eroga i servizi non è un valore circoscritto ma trasversale. Inoltre, un cittadino che dialoga con la pubblica amministrazione nell’ottica di uno scambio e di un’interazione è un vantaggio reciproco che nasce da questa osmosi continua.  "Ogni cittadino ha diritto a conoscere quel che accade nei palazzi, l’amministrazione non può vivere di soliloqui, trasmettere e non ricevere, non ricevere il valore della partecipazione come valore fondante di se stessa e della propria reputazione" ha ribadito Molino.

Una via per il cambiamento viene individuata da Sergio Talamo, tra l’altro giornalista professionista per il Sole 24 ore. Agganciando l’obbligo di legge della trasparenza delle attività della pubblica amministrazione con la comunicazione e affidando a comunicatori esperti la gestione del rapporto con il cittadino e l’utente, perché la pubblica amministrazione deve interagire con l’utente anche attraverso l’uso dei social. "Lungi dal voler beatificare i social – afferma Talamo -  non solo perché si prestano ad abusi ma perché restano solo un mezzo non un obiettivo, bisogna fare in modo il social arrivi al  dialogo a due vie per il cittadino, permettendo la comunicazione e la verifica della funzionalità dei servizi da parte del cittadino e dell’amministrazione. Il social la più grande possibilità comunicativa che ha lo stato italiano che dà al giornalista un valore nuovo, è necessario un nuovo modello organizzativo che preveda il social media manager negli organici".

Comune tra i relatori è la convinzione che l’era dei comunicati stampa sia ormai superata, e obsoleta sia la figura dell’addetto stampa o del portavoce. Lo scambio comunicativo che abitualmente la persona vive sui social network pone la necessità di creare negli uffici un team di professionisti impegnati a coinvolgere il cittadino nelle attività della pubblica amministrazione e rendere effettivi i sui diritti, dal diritto ad essere correttamente informato fino al recente diritto all’accesso civico.

I social possono rappresentare un'occasione di cambiamento avviando un dibattito e agevolando confronto poiché costringono a parlare in maniera diretta con l’utente, introducendo, inoltre, la possibilità di verifica e smentita da parte del cittadino.