La Chimica della Vita

A Villa San Saverio conferenza del premio Nobel Jean-Marie Lehn

12 Settembre 2018
M.C.

Il libro della vita ha i caratteri vergati con l’inchiostro della chimica, un volume ricchissimo e istoriato nel quale gli atomi sono le lettere, le molecole le parole, le supramolecole le frasi. E’ una delle tante suggestioni verbali e visive regalate da Jean-Marie Lehn, premio Nobel per la Chimica nel 1987, che martedì 11 settembre è stato ospite della Scuola Superiore di Catania, per tenere una conferenza dal titolo “Step towards life: Chemistry”.

Partendo da una riflessione sull’evoluzione dell’universo, che ha generato forme sempre più complesse di materia attraverso l'auto-organizzazione, dalle particelle fino alla materia vivente e pensante, lo scienziato transalpino, docente alla University of Strasbourg (Institute for Advanced Study), ha analizzato – di fronte al folto pubblico che ha gremito l’anfiteatro all’aperto di Villa San Saverio - il ruolo delle molecole che formano gli organismi viventi e la materia inanimata e soprattutto le loro interazioni, mostrando poi come la chimica molecolare abbia sviluppato metodi molto potenti per la costruzione di molecole sempre più complesse.

Richiamando il momento cruciale del Big Bang, Lehn ha osservato che “la fisica studia le leggi che regolano l’universo, la biologia le regole della vita, nelle loro rispettive continue evoluzioni. La chimica rappresenta invece il ponte tra questi due pilastri verso la complessità della materia, e può definirsi come la scienza della struttura e della trasformazione della materia, che ci aiuta a rispondere alla domanda fondamentale di tutti gli studiosi: come la materia si evolva, e quali sono i modelli di autoorganizzazione che permettono che si arrivi da particelle elementari fino a organismi viventi e pensanti, sulla scorta di quanto avviene con le forze gravitazionali in fisica e con le forze elettromagnetiche e la connettività molecolare nella materia”.

Empedocle e i suoi elementi, Democrito e i suoi atomi, Lavoisier e l’equazione secondo cui nulla si distrugge ma tutto si trasforma, Mendeleev e la sua tavola periodica (il vero e proprio ‘parco-giochi’ della Chimica, l’ha definita Lehn), con gli elementi classificati in rapporto al peso atomico che costituiscono i mattoni di qualunque porzione di materia visibile nell’universo, il ‘filosofo chimico’ palermitano Stanislao Cannizzaro e il microbiologo Louis Pasteur, e altri più o meno noti al grande pubblico: tutti questi personaggi hanno consentito all’umanità di compiere progressivi ‘step’ di conoscenza, che hanno portato, ad esempio, alla possibilità di creare in laboratorio composti quali l’urea e la vitamina B12, collocando delle vere e proprie pietre miliari nel campo della chimica molecolare.

L’appassionante excursus dal “Big Bang a ieri”, sfocia nella presentazione dell’universo tuto ancora da esplorare della chimica supramolecolare, di cui proprio Lehn è uno dei padri fondatori. La definizione di questa branca si deve proprio a Lehn: «E’ la chimica degli aggregati molecolari di più alta complessità risultanti dall'associazione di due o più specie chimiche legate assieme da forze intermolecolari». O, con un’immagine altrettanto suggestiva, è la chimica “al di là delle molecole”.

Belle come sculture, articolate e ‘spaziali’ come architetture, le molecole complesse entrano in interazione tra loro, probabilmente scambiandosi informazioni, riconoscendosi e reagendo, come accade nel caso di cellule killer e cellule cancerogene all’interno di un organismo. “A questo livello – spiega – la chimica diviene anch’essa una scienza dell’informazione, meglio ancora, della materia informata, e apre ampi scenari di progresso nei settori delle neuroscienze, della farmacologia, della diagnosi e della terapia attraverso il trasferimento genico o della cardiochirurgia, mediante l’impiego di materiali composti da polimeri biocompatibili”. Mondi ancora da esplorare, alcuni ancora perfino da immaginare, insomma, sempre mostrando un consapevole ottimismo e un altrettanto inesauribile entusiasmo perché, come afferma Lehn, “la scienza è in grado di plasmare ancora il futuro dell'umanità”.

Il presidente della Scuola Superiore Francesco Priolo, in apertura, ha ringraziato Jean-Marie Lehn – che già vent’anni fa era stato ospite dell’Università di Catania, su invito dell’allora rettore Enrico Rizzarelli - per aver accolto l’invito a tenere la sua ‘lezione’ nella sede della struttura d’eccellenza dell’Ateneo, nell’ambito delle celebrazioni per il ventennale della fondazione e della rassegna ‘Estate a Scuola’ mentre il prof. Salvo Sortino, coordinatore della Classe delle Scienze sperimentali, ha voluto ricordare la formazione inizialmente umanistica del prof. Lehn che ha però dato il via a una brillante carriera scientifica, fino al massimo riconoscimento assegnato dall’Accademia di Stoccolma e al proseguimento delle sue ricerche che stanno generando numerose ricadute in vari altri settori scientifici.

Il direttore del dipartimento di Scienze chimiche, Roberto Purrello, ha illustrato alcuni aspetti significativi del contributo scientifico del prof. Lehn, consegnando poi allo studioso francese, in rappresentanza del rettore, la medaglia dell’Ateneo e ricordando uno dei suoi ‘slogan’ preferiti: “La strada dell’eccellenza è sempre in costruzione”.