La “grande trasformazione” del sistema socio-economico italiano

Le indicazioni per superare la fase post pandemia promosse nel corso del convegno della Società Italiana di Sociologia Economica organizzato dall’Università di Catania

17 Giugno 2021
Alfio Russo

Attivare interventi che favoriscano una “grande trasformazione” del sistema socio-economico italiano incentivando gli investimenti delle imprese in sviluppo, l’innovazione e l’integrazione tra politiche industriali e della ricerca. Ma anche agevolare la transizione digitale, ecologica ed energetica ridefinendo il diritto allo studio per la formazione terziaria e il rapporto tra tempi di studio e tempi di lavoro lungo tutto l’arco della vita e, inoltre, stabilendo un nuovo rapporto tra pubblico, privato e terzo settore.

Sono le “indicazioni” emerse dal V Convegno della Società Italiana di Sociologia Economica dal titolo “L’Italia alla prova dell’emergenza: istituzioni, mercati, società” organizzato, tra gli altri, dai docenti Davide Arcidiacono, Maurizio Avola, Anna Cortese e Rita Palidda, sociologi economici del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università di Catania.

Un convegno che ha registrato, nei quattro giorni di attività, gli interventi di oltre 300 partecipanti e la presentazione di 200 lavori, tra paper e poster, divisi in 50 sessioni e sei poster break sui molteplici temi legati alle conseguenze socio-economiche della pandemia come le trasformazioni del lavoro e la diffusione dello smart working, la crescita della povertà e le politiche di contrasto, le innovazioni nella pubblica amministrazione e le politiche socio-sanitarie, le relazioni industriali e lo sviluppo territoriale.

Dal confronto tra gli studiosi è emersa, inoltre, l’importanza dello sguardo sociologico nell’analisi dell’impatto socio-economico della crisi in atto, fornendo spunti di rilievo per policy makers e istituzioni sulla gestione del post-pandemia.

Nel corso della prima sessione plenaria, dal titolo “Istituzioni, mercati e società alla prova della pandemia” - aperta dai docenti Vania Patané (prorettrice dell’Università di Catania), da Giuseppe Vecchio (direttore del Dipartimento di Scienze politiche e sociali), da Maurizio Avola (responsabile locale del comitato scientifico e organizzativo) e dal presidente della Sisec Gabriele Ballarino (Università di Milano) – sono intervenuti l’economista Emanuele Felice dell’Università di Chieti-Pescara, l’ex Ministro dell’Università Gaetano Manfredi, la politologa Manuela Moschella della Scuola Normale Superiore e la sociologa Rita Palidda. Coordinati dal giornalista Dario Di Vico, i relatori si sono confrontati sull’impatto sociale ed economico della pandemia, nonché sulle prospettive future, soprattutto in termini di policy. Tramite focus specifici ci si è soffermati sul declino economico e sulle disuguaglianze interne al nostro paese, sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e sulla ridefinizione dei confini tra lavoro produttivo e lavoro riproduttivo in epoca di smart working, sui cambiamenti che hanno interessato l’università e la ricerca scientifica, sul ruolo delle istituzioni europee e sui cambiamenti negli orientamenti delle politiche dell’Unione.

La seconda plenaria, dedicata alla presentazione e discussione del volume collettaneo, “Mediterranean Capitalism Revisited”, curato da Luigi Burroni (Università di Firenze), Emmanuele Pavolini (Università di Macerata) e Marino Regini (Università di Milano), una raccolta di contributi dei maggiori esperti di politiche sociali, economiche e del lavoro dell’Europa meridionale, sono state analizzate le principali caratteristiche socio-economiche e istituzionali che definiscono il “capitalismo mediterraneo” di Italia, Grecia, Portogallo e Spagna e le sue difficoltà a fornire risposte valide alla sfida della globalizzazione, a partire dalla scarsa capacità di generare innovazione ed emanciparsi da un modello di sviluppo basato su piccole imprese ad alta intensità di lavoro, tanto per la carenza e l’inefficienza degli investimenti pubblici, come in istruzione e ricerca, quanto per i ridotti investimenti privati in R&S. Nella sessione, coordinata da Ivana Fellini dell’Università di Milano-Bicocca, i tre autori si sono confrontati con Anke della Hertie School of Governance di Berlino e Cathie Jo Martin della Boston University, riflettendo sulle ragioni principali alla base delle deboli performance delle economie dei paesi dell’Europa del Sud e della lenta ripresa seguita alla crisi economica iniziata nel 2007-2008.

Nella terza plenaria dal titolo “Lavoro e disuguaglianze in Europa”, coordinata da Anna Cortese, Valentina Di Stasio dell’Università di Utrecht e Nazareno Panichella dell’Università di Milano si sono soffermati sul tema della persistenza della discriminazione etnica nei mercati del lavoro europei, con particolare riferimento al ruolo della religione e dei simboli ad essa associati (come il velo per le donne musulmane), mentre Mariacristina Rossi dell’Università di Torino e Giorgio Cutuli dell’Università di Trento sulle disuguaglianze di genere e, in modo particolare, sugli squilibri nel binomio lavoro-famiglia tra uomini e donne durante la pandemia.