L’uomo che strinse la mano ai potenti

Alla Scuola Superiore incontro con l’imprenditore e filantropo di origine catanese Eugenio Benedetti

21 Febbraio 2018
Mariano Campo - Foto di Valentina Acquaviti

La vita straordinaria del ‘Sicitaliano’ che strinse la mano (e fece affari) a Kruscev, Chou En-Lai, Nasser, Nehru, mentre il resto del mondo si trincerava dietro le ‘cortine’ della Guerra Fredda. Ottantotto anni, “due volte infinito” – scherza -, Eugenio Benedetti partì da Catania a metà degli anni Cinquanta, quando i carri armati sovietici invasero l’Ungheria e tutta l’Europa era in fibrillazione. Destinazione Mosca, proprio la capitale dell’impero sovietico, carico soltanto di apparecchi elettromedicali di alta tecnologia, ottenuti in prestito dalle Officine Galileo, e spinto dal desiderio di “portare un messaggio di amicizia e di disgelo”.

Come sia riuscito a conquistarsi l’amicizia di Nikita Kruscev – e poi di numerosi altri potenti della Terra -, lo ha raccontato lui stesso in un incontro che si è tenuto alla Scuola Superiore di Catania lunedì 19 febbraio, invitato dalla coordinatrice della Classe di Scienze sociali della Scuola, Lina Scalisi. “La sua biografia ha dell’inverosimile – ha esordito il rettore Francesco Basile -, e ci racconta di una vita vissuta ad altissima velocità. Con le sue competenze imprenditoriali e manageriali è riuscito a esportare l’industria italiana in Paesi all’epoca praticamente irraggiungibili per chiunque altro, creandovi inoltre numerose opportunità di lavoro. E adesso, abbandonati gli affari, dedica le sue energie alla beneficienza e all’archeologia, sostenendo le attività dell’ospedale italiano al Cairo, fondato agli inizi del Novecento da suo zio Empedocle Gaglio, e numerose iniziative umanitarie e culturali”. “La sua attività – ha aggiunto il presidente Francesco Priolo, rivolgendosi agli allievi della Scuola – si svolge in un periodo molto difficile, caratterizzato da ostilità e minacce tra i blocchi delle superpotenze mondiali, eppure lui è riuscito a instaurare un dialogo autorevole con i principali esponenti dei governi, sfruttando la sua innata capacità di intessere relazioni personali, e facendosi portavoce della qualità dell’industria italiana dell’epoca”.

Appartenente ad una prestigiosa famiglia di medici catanesi, Benedetti riuscì ad ottenere un lasciapassare per la capitale sovietica grazie ai rapporti del padre con il grande cardiochirurgo piemontese Achille Mario Dogliotti e alle sue entrature nelle accademie scientifiche russe. A Mosca riuscì subito ad organizzare una mostra di apparecchiature diagnostiche delle Galileo (che andarono letteralmente a ruba) e poi di macchine utensili, spostandosi anche a Leningrado, Minsk e Kiev. Contribuì – sempre con tecnologie italiane - all’allestimento della navicella Vostok, quella che portò nello spazio il cosmonauta Yuri Gagarin, anni dopo venne premiato con il Mercurio d’Oro per aver costruito più di cento fabbriche nell’Urss.

Grazie ai suoi buoni rapporti con l’establishment russo, fu chiamato ad operare per la realizzazione di un’enorme acciaieria in India, e poi della diga di Assuan in Egitto, Paese quest’ultimo al quale si sentiva particolarmente legato. Benedetti operò anche in Angola, Afghanistan e, infine, in Cina a cui fornì macchinari e automezzi per la costruzione di infrastrutture e dove ottenne dal primo ministro Chou En Lai l’incarico di aprire più di trenta miniere di marmo che ancor oggi esportano in tutto il mondo. Per la sua attività di ambasciatore dell’industria italiana nel mondo, nel settembre 2014 è stato insignito dell’onorificenza di  Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferitagli “motu proprio” del Presidente Giorgio Napolitano.

Aneddoti personali e ‘ritratti’ misconosciuti di grandi personaggi della storia recente hanno infarcito il suo racconto lucidissimo e preciso degli scenari con cui ebbe a confrontarsi nel corso della sua lunga e fortunata carriera e delle questioni politiche ed economiche con cui si misurò in un’Europa profondamente diversa da quella di oggi. Un viaggio ideale che si è concluso con la proiezione di alcune immagini significative della sua biografia, tra queste la nave imperiale tutta realizzata in marmo – nella quale ha realizzato il suo piccolo mausoleo – ricevuta in dono proprio dal governo cinese, e con l’invito ai giovani “a saper cercare nuovi orizzonti di sviluppo anche in altri Paesi”.