L’Università di Catania per migranti e rifugiati

L’Ateneo presenta le proprie attività di studio, supporto e responsabilità sociale

4 Luglio 2018
Mariano Campo (foto di Alfio Russo)

Accoglienza e integrazione, benessere, formazione e apprendimento, luoghi e spazi, supporto agli operatori che ogni giorno si occupano di assistere migranti e rifugiati che approdano sulle coste italiane. Cosa fa l’Università di Catania su questi fronti, e qual è la sua responsabilità sociale?

Queste le domande al centro della tavola rotonda dal titolo “La responsabilità sociale dell’università. L’ateneo catanese per i rifugiati e i migranti”, che si è tenuta questa mattina nell’aula magna del Palazzo centrale, nel corso della quale sono stati passate in rassegna molte delle attività già in corso d’opera, realizzate da docenti, ricercatori, studenti dell’Ateneo in collaborazione con altre istituzioni e associazioni. Un ‘arcipelago’ di iniziative che adesso aspira a darsi una dimensione più organica e unitaria, come ha sottolineato il professor Giancarlo Magnano San Lio, prorettore dell’Università, introducendo i lavori. “Il centro di ricerca sul Community Engagement ha lanciato una call e la risposta è stata davvero consistente – ha detto il prorettore -, restituendoci la sensazione concreta di un ateneo che, grazie all’impegno di molti nostri colleghi, già si contraddistingue per il suo impegno civile e sociale su questi temi di grande importanza, carico di numerose implicazioni”. L’incontro ha infatti offerto l’occasione per far conoscere alla città quanto viene svolto nelle nostre aule e nei nostri laboratori per l’integrazione e l’inclusione sociale degli immigrati, per contrastare la cultura del razzismo e del pregiudizio e i discorsi di odio sociale, per l’accesso ai servizi sanitari di adulti e bambini migranti, per il riconoscimento delle competenze e la valutazione delle qualifiche in ottica universitaria, per la formazione linguistica, l’assistenza legale e i progetti in corso con il Tribunale di Catania, l’approfondimento delle questioni geo-politiche che stanno alla base dell’epocale fenomeno migratorio a cui assistiamo ogni giorno, e di varie attività condotte in collaborazione con soggetti del terzo settore. “Adesso – ha concluso il prorettore – è il momento di lavorare insieme, ricavando valore aggiunto e pianificando gli interventi possibili ai vari livelli”.

Obiettivo dell’iniziativa promossa dal CUrE, aperta alla comunità e al territorio, è – in prospettiva – anche quello di promuovere la costituzione di una rete formale a supporto delle azioni che l’Ateneo di Catania realizza e potrà realizzare nel futuro su questo terreno, per rispondere ai bisogni che emergono dalla società e per assolvere le importanti funzioni connesse al Public engagement e alla Terza Missione. “Forse – ha osservato la prof.ssa Roberta Piazza, responsabile del CUrE – non esiste ancora una consapevolezza assodata del ruolo istituzionale dell’Università nel contribuire a superare le molteplici crisi, come ad esempio proprio quella dei migranti, e a incidere sul benessere del territorio, per primi in noi stessi. Ma è questa la direzione ineluttabile: la ricerca deve avere una ricaduta anche sociale, oltre che formativa, scientifica ed economica, anche per sostenere gli studenti nel loro percorso di crescita e di cittadinanza”. Ed è questo uno dei numerosi compiti della neonata “Area della Terza missione”, che l’ateneo ha da poco istituito: “L’Università è il luogo ideale per discutere di questi problemi – ha sottolineato il dirigente Armando Conti – e per individuare le soluzioni, cambiando ad esempio l’approccio e considerando il fenomeno delle migrazioni non soltanto un problema, ma soprattutto un’opportunità”.

Un confortante punto di partenza è possibile anche grazie alla ricchezza del territorio, alla possibilità cioè di avviare partenariati e collaborazioni con tutti quei soggetti che quotidianamente si occupano di accoglienza, inclusione e sostegno a migranti e rifugiati, come già singolarmente avviene. “E si può fare rete anche con quanto realizzato da altre università in Italia – ha aggiunto la prof.ssa Giovanna Del Gobbo, docente dell’Università di Firenze -, creare una massa critica di interventi e ricerche in un’ottica di complementarietà, in modo da amplificare l’impatto reale delle attività”.

L’incontro è proseguito con cinque sessioni tematiche su “Accoglienza e integrazione”, “Benessere”, “Formazione e apprendimento”, “Luoghi, spazi”, “Operatori”, con l’intervento di docenti, funzionari e rappresentanti di istituzioni e associazioni.

Tra questi Maurizio Avola, Teresa Consoli, Carlo Colloca, Francesca Longo, Stefania Panebianco (Scienze politiche e sociali), Mario Raspagliesi (Associazione Terra Amica Onlus), Augusto Gamuzza, Santo Di Nuovo (Scienze della Formazione), Carmela D’Agostino (CoPE), Francesco Mannino (Officine culturali), Stefano Principato (Cri Catania), Antonella Agodi (Scienze mediche, chirurgiche e Tecnologie avanzate "G.F. Ingrassia"), Luciano Nigro (Lila Catania), Mariangela Gulisano (Medicina clinica e sperimentale), Giuseppe Caruso (Area della Didattica Unict), Erika Magnano (Unità di Coordinamento interno nei rapporti con il CNVQR Unict), Maria Sanfilippo (mediatore culturale, Unict), Maurizio Caserta (Economia e Impresa, associazione Mediterraneo Sicilia Europa), Rosaria Sardo, Alessandro De Filippo (Scienze umanistiche), Santino Lo Presti (Cpia Agrigento), Sebino Scaglione (cooperativa Passwork), Angela Lupo (Consiglio italiano rifugiati), Giovanni Salvaggio (associazione Wartoy), Filippo Gravagno (Ingegneria civile e architettura, LabPEAT), Elisa Privitera (Trame di quartiere), Daria Motta e Souadou Lagdaf (SDS di Lingue e letterature straniere di Ragusa), Adriana Di Stefano (Giurisprudenza), Mariano Sciacca (presidente di sezione del Tribunale di Catania), Emiliano Abramo (Comunità di Sant’Egidio), i senatori accademici Barbara Pennisi e Paolo Rizzo, i docenti Giuseppe Mancini e Francesca Longo (CUrE), il delegato del rettore per la disabilità e DSA Massimo Oliveri, il delegato alle Politiche di sviluppo nel bacino del Mediterraneo Rosario Sinatra.

Tra i progetti illustrati anche la campagna social antirazzismo Don't igNore humAnkind (Dna), realizzata dal dipartimento di Scienze politiche e sociali (prof. Guido Nicolosi) in collaborazione con alcuni partner come Croce Rossa Italiana, Radio Zammù e Scenario Pubblico. Il progetto ha offerto la possibilità agli studenti universitari di mettere in atto le competenze acquisite durante gli anni di studio, attraverso la progettazione e la realizzazione di una campagna mediatica, per mezzo di prodotti digitali (foto, video, siti web) e l’intervento di autorevoli testimonial finalizzata a informare e sensibilizzare l’utente in modo da ostacolare ed estirpare l’estremismo e l’odio verso “l’altro” sui social media, sviluppando un contro-discorso