L’Università di Catania per la Settimana Europea della mobilità sostenibile

L'intervento del prof. Giuseppe Inturri, associato di Trasporti e delegato del rettore alla Sostenibilità dell'Università di Catania

20 Settembre 2021
Giuseppe Inturri

La Settimana Europea della Mobilità (16-22 settembre 2021) è un evento che, ormai da venti anni, vede impegnati cittadini e amministrazioni di tutta Europa con iniziative e campagne di sensibilizzazione verso una mobilità sempre più sostenibile.

Sostenibilità è un termine forse abusato, che rischia di contenere in modo troppo generico tutto ciò che ognuno di noi ritiene desiderabile. Per fortuna, la delibera dell’ONU nota come Agenda 2030, sottoscritta nel 2015 dai governi dei 193 Paesi membri delle Nazioni Unite, e approvata dall’Assemblea Generale, ha definito un insieme di obiettivi generali (i cosiddetti SDGs - Sustainable Development Goals) e indicatori per misurarne il grado di perseguimento, ci libera da dibattiti, a volte sterili sul significato di sviluppo sostenibile, e favorisce un impegno coerente di paesi, imprese, organizzazioni e cittadini verso gli stessi obiettivi in campo sociale, ambientale economico e istituzionale.

I trasporti, fondamentali per la nostra società, attraversano in modo trasversale molti SDGs: energia, cambiamento climatico, resilienza delle infrastrutture, inclusione sociale, sviluppo economico, etc. Molte delle sfide della transizione ecologica, la decarbonizzazione, la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, la fine della dipendenza dal petrolio, la vivibilità delle nostre città, dipendono da come sapremo ripensare e gestire la nostra mobilità.

Una mobilità sostenibile deve soddisfare le esigenze fondamentali di accessibilità e sviluppo delle persone e della società in modo compatibile con la salute umana e degli ecosistemi, favorire l’equità sociale, offrire molte opzioni di trasporto, sostenere lo sviluppo economico, limitare le emissioni climalteranti, l’inquinamento, i rifiuti e l’occupazione del suolo, usare prevalentemente risorse rinnovabili al di sotto del tasso di rigenerazione delle stesse. Deve in sostanza svolgere la sua funzione insostituibile di mediatore delle relazioni tra le persone e dei relativi flussi economici della nostra società, ma al contempo “mantenere” indefinitamente il suo capitale naturale, sociale, umano ed economico.

Sebbene molte delle strategie per la mobilità sostenibile si affidano ad una transizione ecologica fondata sulle tecnologie digitali (piattaforme MaaS - Mobility as a Service), sulla mobilità elettrica, sulle nuove fonti di energia (es. idrogeno), sulla telematica applicata ai trasporti ( ITS - Intelligent Transport Systems) e sull’intelligenza artificiale (veicoli a guida autonoma), il vero driver del cambiamento è il comportamento di mobilità delle persone. Il cambiamento non deve essere visto come una limitazione della libertà. Al contrario, effettuare uno spostamento di breve distanza a piedi, in bicicletta o con il trasporto pubblico, può riservare piacevoli sorprese: arrivare prima che con l’auto, incontrare un amico lungo il percorso o a bordo dei mezzi pubblici, evitare il perditempo per la ricerca del posto auto e sostenere il relativo costo, lasciare l’auto a disposizione di un altro familiare invece che in sosta per molte ore. Non è necessario vietare l’uso dell’automobile, ma bisogna evitare di restare intrappolati nell’obbligo di usarla, come accade in città come Catania, fortemente dipendenti dal suo uso.

Indurre il cambiamento nei comportamenti e nelle abitudini di mobilità è il campo di azione tipico del Mobility Management, una funzione introdotta dalla legislazione italiana nelle aziende, negli enti e oggi anche nelle scuole, dove un Mobility Manager ha il compito di elaborare un Piano degli Spostamenti Casa Lavoro con la finalità di ridurre il numero di dipendenti che si recano al lavoro usando l’auto individuale a favore delle modalità a basso impatto.

Alla base del Mobility Management ci sono le misure cosiddette “soft” come l’informazione e la comunicazione, l’organizzazione dei servizi nonché il coordinamento delle attività e delle funzioni di diversi soggetti. Le misure “soft” adempiono più spesso al compito di migliorare l’efficacia delle misure cosiddette “hard” impiegate nel trasporto urbano (es. nuove linee di tram, strade o piste ciclabili).

L’Università di Catania si è distinta in questo settore, con azioni particolarmente incisive rivolte alla mobilità degli studenti, che possono oggi scegliere di muoversi con i trasporti pubblici urbani su bus e su metropolitana in modo praticamente gratuito (il costo annuale per lo studente è di soli 20 euro). Nel 2019, l’effetto combinato dell’estensione della linea metropolitana e degli incentivi per l’abbonamento degli studenti ha determinato un raddoppio della quota di studenti che si sono recati all’università con il trasporto pubblico, dal 25% al 50% circa. Vivere e studiare a Catania è diventato più conveniente, la mobilità è diventata parte integrante del diritto allo studio. Viaggiare con lo stesso mezzo di trasporto ha contribuito all’integrazione sociale degli studenti e gli ha consentito di ampliare la scelta localizzativa della residenza universitaria e quindi di abbassarne i costi.

Abbonamenti agevolati per metro e bus

Per questa iniziativa il nostro Ateneo è stato premiato dalla conferenza internazionale U-MOB sulle best practice del mobility management nelle università europee.

Premio U-MOB

Il premio ha consentito, tra l’altro, la produzione di un video per l’avvio di una campagna di promozione dell’uso del trasporto pubblico per gli studenti. La campagna è stata lanciata il 16 settembre, in coincidenza dell’avvio della Settimana Europea della Mobilità Sostenibile.

Video della campagna promozionale

In questo periodo di diffusione e lotta alla pandemia da COVID-19 abbiamo acquisito la consapevolezza di come la mobilità delle persone sia stata una delle cause della diffusione del contagio e la sua limitazione una delle misure più efficaci per il suo contenimento. Abbiamo anche percepito quanto forte è l’impatto delle restrizioni ai nostri spostamenti nella nostra percezione di libertà, per non parlare delle conseguenze nella sfera sociale ed economica. In questa prospettiva, modificare in modo sostanziale le nostre abitudini di mobilità, riducendo ad esempio gli spostamenti nelle ore di punta, o privilegiando quelli a piedi o in bicicletta, sfalsare gli orari di ingresso e uscita dei luoghi di lavoro e delle scuole, usare il lavoro agile, sono tutte azioni concrete che possono aumentare la resilienza delle nostre città rispetto alle emergenze epidemiologiche, ma al contempo consentono una organizzazione più efficiente dei servizi di trasporto e del funzionamento stesso della città.

Se alla ripresa delle attività dopo la pausa estiva, rispondiamo alle paure generate dalla pandemia con un ricorso massiccio all’uso individuale dell’automobile, rischiamo di determinare un danno maggiore di quello di cui abbiamo sofferto. Non solo perché anche piccoli aumenti nell’uso dell’automobile possono determinare un aumento esponenziale dei fenomeni di congestione nella nostra città, ma soprattutto perché l’inquinamento da traffico è stata una delle cause riconosciute della vulnerabilità al Covid-19 che si è registrata nelle regioni settentrionali del nostro Paese. Un efficace coordinamento dei mobility manager di aziende, scuole, università ed enti potrebbe contribuire in modo rilevante ad avere città più sicure e resilienti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prof. Giuseppe Inturri, associato di Trasporti e delegato del rettore alla Sostenibilità dell'Università di Catania