L’orto-frutticoltura biologica tra potenzialità e criticità, a Catania confronto sulle innovazioni

In continuo aumento l’estensione della superficie coltivata ‘bio’ in Europa, in Italia il mercato fattura 3 miliardi di euro in prodotti biologici. Ad Acireale un centro di eccellenza nel campo dell’agrumicoltura ‘bio’

30 Marzo 2017
Alfio Russo

“In Italia i consumi nel settore alimentare sono stazionari, mentre quelli dei prodotti ‘bio’ sono aumentati del 20% negli ultimi 15 anni. Non a caso l’Unione europea ha rilevato anche un incremento negli ultimi 10 anni delle estensioni della superfici coltivate ‘bio’ del 70%”. Illustrando questi dati il prof. Massimo Tagliavini, presidente della Società di Ortoflorofrutticoltura italiana (SOI), ha aperto i lavori delle “Giornate Tecniche della Società Italiana di Ortoflorofrutticoltura” nell’aula magna del Polo Bioscientifico del dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente dell’Università di Catania evidenziando l’importanza dell’intero comparto biologico in Italia e in Europa.

Tagliavini ha anche sottolineato le “criticità” del settore legate “più che altro al rischio di produzione medio-alto del prodotto ‘bio’ che solo con un’adeguata formazione, e con attività di ricerca e sperimentazione possono essere eliminate”.

Un tema su cui direttore del dipartimento Di3A Salvatore Cosentino si è soffermato evidenziando che “la Sicilia è la prima regione in Italia per produzione di prodotti ‘bio’, ma non per i consumi e di conseguenza appare chiaro che si deve intervenire maggiormente sul mercato a livello di promozione e comunicazione”. “L’Università, e in particolar modo il Di3A, da anni è impegnato sia nelle ricerche, sia nella didattica con l’inserimento di alcuni insegnamenti nei diversi corsi di laurea – ha aggiunto il prof. Cosentino -. L’obiettivo è quello di creare master dedicati coinvolgendo le aziende siciliane”.

Proprio sulle attività di ricerca è intervenuto Paolo Rapisarda, direttore del Centro di ricerca per l'agrumicoltura e le colture mediterranee, rimarcando “l’eccellenza del centro di Acireale, uno dei due esistenti in Italia, nel campo dell’agrumicoltura biologica e in particolar modo della tracciabilità chimica delle coltivazioni biologiche, anche alla luce delle continue frodi”. “Il Crea – ha aggiunto Rapisarda – sta sviluppando diverse linee di ricerca come il miglioramento genetico dei prodotti, l’adattamento ai cambiamenti climatici, lo sviluppo di metodi di conservazione dei prodotti bio, la promozione del settore agro-ecologico e la tracciabilità del prodotto”.

In questo settore l’Ateneo di Catania è impegnato da tempo con ricerche finalizzate alla protezione delle colture biologiche “viste le problematiche legate alla presenza di diversi parassiti e malattie” ha spiegato il prof. Gaetano Siscaro. “Da un punto di vista entomologico abbiamo notato attacchi da parte di fitofagi esotici invasivi alla colture orticole e frutticole sia in campo, sia in serra – ha aggiunto il prof. Siscaro -; per eliminare le criticità abbiamo messo a punto diverse innovazioni tecnologiche nelle strategie di difesa fitosanitaria con l’uso di feromoni, nemici naturali e bioinsetticidi. In Sicilia abbiamo rilevato la presenza della tignola del pomodoro, un insetto parassita, e il moscerino dei piccoli frutti che stiamo combattendo con le nostre ricerche”.

Ricerche, quindi, indispensabili per migliorare i consumi dei prodotti “bio”. “Nonostante il momento economico poco felice, il biologico registra sul mercato una continua crescita visto che nel mondo si spendono 80 miliardi di dollari in prodotti ‘bio’ e in Italia più di 3 miliardi di euro di cui oltre 1 miliardo tramite la grande distribuzione organizzata perché il consumatore presta sempre più attenzione al biologico non solo per il settore alimentare, ma anche della salute e dell’impatto delle attività produttive – ha spiegato il prof. Giuseppe Timpanaro dell’Università di Catania nel corso della relazione elaborata con Francesco Solfanelli dell’Università Politecnica delle Marche -. Basti pensare che il prodotto bio è ormai un pre-requisito per le diete alimentari di nicchia ed è importante considerare il fatto che il consumatore sta estendendo sempre più l’impiego del ‘bio’ anche nel campo dell’edilizia, della cosmesi e dei prodotti di pulizia che utilizziamo a casa. Quindi possiamo affermare che il biologico è un innovatore nel processo di consumo e non a caso anche l’Unione europea sta dedicando più attenzione a questo settore con sostegni importanti delle domande nel campo della comunicazione, informazione e educazione”. Nel corso del convegno – organizzato dal prof. Francesco Giuffrida dell’Università di Catania e da Giancarlo Roccuzzo del Crea-Ofa - sono intervenuti anche i docenti Paola Migliorini sull’agroecologia e agricoltura biologica, Stefano Canali del Crea sulla diversificazione colturale e orticoltura biologica.