Il viceministro agli Affari esteri Mario Giro all’Università di Catania

Il sottosegretario agli Esteri ha incontrato il rettore Francesco Basile prima di un convegno a Scienze politiche sulle opportunità lavorative nell'ambito della cooperazione internazionale

5 Aprile 2017
Giuseppe Melchiorri

Il sottosegretario agli Affari esteri e Cooperazione internazionale Mario Giro ieri pomeriggio è stato ospite dell’Università di Catania, accolto dal rettore Francesco Basile, prima di intervenire ad un convegno che si è svolto nell’aula magna del dipartimento di Scienze politiche e sociali incentrato sul progetto "Cooperazione internazionale – Il nostro futuro nel mondo", promosso dal Maeci e dall’Agenzia italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, con l’obiettivo di fornire suggerimenti professionali ai giovani interessati alla realtà della cooperazione internazionale.

«Il nostro tour negli Atenei italiani intende illustrare le novità relative al mondo della cooperazione internazionale. La globalizzazione non porta solo problemi, ma anche opportunità» ha affermato il viceministro, accompagnato nella sua visita istituzionale, dal direttore del dipartimento di Scienze politiche e sociali di Catania Giuseppe Barone e dai docenti Francesca Longo e Giuseppe Vecchio e da Emiliano Abramo e Pietro Giglio della comunità di Sant'Egidio.

Nel corso del colloquio con il rettore, il viceministro ha sottolineato come soltanto il 4 per cento degli studenti stranieri, comunitari ed extracomunitari, scelgano atenei italiani per i loro soggiorni di studio all’estero, ritenendo quindi strategica una maggiore apertura all’esterno delle nostre università. Dal canto suo il rettore Basile ha sottolineato l’obiettivo strategico dell’internazionalizzazione per l’Università di Catania: «La nostra posizione geografica è cruciale - ha affermato – e ci offre lo spunto per lavorare con decisione a nuovi accordi con i Paesi del Nord Africa e del Mediterraneo».

«La cooperazione non è solo una visione del mondo che può cambiare la prospettiva di sviluppo futuro - ha affermato Giro -, ma può diventare anche un'importante opportunità professionale per tanti giovani. Non basta fare cooperazione, è necessario raccontare al Paese come ha cambiato tante vite e spiegare che si tratta di un investimento per il futuro dell'Italia».

La tappa catanese del tour è stata anche l'occasione per annunciare un «bando per le idee più innovative per progetti di cooperazione allo sviluppo, da realizzare in dieci stage retribuiti nel'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo». «Vi sono molti mestieri possibili - ha affermato il viceministro-: non è detto che tutti debbano fare le medesime facoltà o gli stessi studi. Stiamo provando a connettere tutte le potenzialità per renderle più fruibili e più attraenti. C'è molto che si può fare anche solo scoprendo ciò che già esiste ma resta isolato e poco conosciuto».

Dal 2015 al 2016 il sistema delle Ong ha aumentato le assunzioni di circa il 20%. E nella grande maggioranza dei casi, ha evidenziato Giro, «si tratta di un'occupazione all'estero che non è affatto una fuga. Molte le soluzioni possibili: l'Onu e le sue agenzie, l'Unione Europea e il servizio civile internazionale, il sistema dei junior professional officer (Jpo) o i programmi di fellowship. Offerte numerose, anche temporanee, ma spesso difficili da scovare. Per questo insieme con i rappresentanti di Aics siamo convinti della necessità di un confronto che dopo Napoli e Catania raggiunga gli atenei in ogni Regione d'Italia. La formula del tour è immaginata anche per affrontare i nodi di un mondo del lavoro sempre più caratterizzato da mobilità e internazionalizzazione».