Il rapporto tra uomo e animali dalla preistoria a Darwin

Il prof. Giovanni Costa, etologo dell'Ateneo, ha tenuto una conferenza nell'ambito dei "Pomeriggi tra Natura e Scienza", promossi dal Dipbiogeo, dal Museo di Zoologia e dal Piano nazionale Lauree scientifiche di Biologia e Biotecnologie

26 Aprile 2017

Si è tenuta nei giorni scorsi la conferenza del prof. Giovanni Costa, etologo del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali (Dipbiogeo) dell’Università di Catania e presidente di Pro Natura Catania e Ragusa, dal titolo "Tra uomo e animale". L'incontro è stato organizzato dalla sezione di Biologia animale del dipartimento nell'ambito dell'iniziativa "Pomeriggi tra Natura e Scienza", promossi dal Dipbiogeo, dal Museo di Zoologia e dal Piano nazionale Lauree scientifiche di Biologia e Biotecnologie.

Nel corso del suo intervento il prof. Costa ha messo in luce come, sin dalla sua comparsa, l’uomo ha dovuto ben conoscere l’ambiente in cui viveva, e in particolar modo gli animali che incontrava, ancor più che per esigenze alimentari, soprattutto per problemi di autodifesa. "Parecchie di queste specie erano estremamente pericolose - ha spiegato Costa - e apparivano, ai nostri più antichi antenati, dotati di virtù soprannaturali. Questo spiega come mai in antiche civiltà, come quella egizia o quella indù, tanti animali erano considerati divinità da rispettare e venerare. Poi, man mano che l’evoluzione culturale conferiva alla nostra specie sempre maggiori successi,  questa esagerata sopravvalutazione degli animali ha subito un progressivo ridimensionamento, fino a giungere ad un totale ribaltamento e all’errata convinzione di Aristotele, secondo la quale l’uomo, nella scala della natura, deve essere collocato nella posizione più elevata, addirittura al di sopra dei Mammiferi".

"Purtroppo - ha continuato l'etologo - questo errore, data l’autorevolezza della sua provenienza, ha influenzato il rapporto uomo-animale per quasi due millenni, portando prima a considerare l’animale come entità esistente per essere al servizio dell’uomo, fino a giungere alla concezione cartesiana degli animali-automi e dell’uomo quale unico essere pensante ed autocosciente. Solo con Darwin, poco più di un secolo e mezzo fa, viene postulata una parentela fra l’uomo e gli altri animali e vengono create le basi non solo per inquadrare la nostra specie in un contesto filogenetico, ma anche per avviare finalmente una seria ricostruzione del processo di ominazione".

Il docente catanese ha effettuato un’approfondita disamina dei moduli comportamentali presenti nell’uomo e considerati tipici degli animali, come alcuni comportamenti istintivi rilevati nei nostri neonati. L’analisi comparativa con altri animali (in particolare con i primati) porta inoltre alla possibilità di comprendere l’origine di alcuni moduli comportamentali umani, come ad esempio il bacio. "In molti animali - ha spiegato Costa - sono presenti caratteristiche comportamentali che riconosciamo nell’uomo e che abbiamo sempre ritenuto esclusive della nostra specie". Il docente ha poi elencato le numerose capacità di apprendimento presenti nel mondo animale, che vanno dalle forme più elementari fino a giungere all’insight, alla capacità di ragionamento e all’impiego di speciali tecniche e di arnesi, talvolta persino appositamente lavorati, per giungere alla soluzione di problemi complessi. "Per molti animali è addirittura possibile parlare di trasmissione ed evoluzione culturale (in etologia, per cultura si intende un complesso di conoscenze derivanti dall’esperienza individuale – può trattarsi di scoperte o di invenzioni -, che viene messo a disposizione della collettività attraverso forme di trasmissione sociale)".

Nelle parte finale del suo intervento, Costa ha riportato esperimenti e studi, dai quali si evince che gli animali sognano, sono capaci di fingere, sono capaci di espressioni simili a quelle artistiche, sono capaci di apprendere e fare proprio il linguaggio umano (sia nella sua forma scritta che in quella gestuale) e persino di riconoscersi davanti ad uno specchio e pertanto di essere dotati di autoconsapevolezza.

"Tra uomo e altri animali esistono certamente tante differenze, ma anche tante similitudini - ha concluso l'etologo-. Come, d’altronde, esistono differenze e similitudini tra una qualunque specie e qualsiasi altra. L’entità delle differenze e delle similitudini tra le varie specie si presenta nel mondo dei viventi in forma più o meno accentuata a seconda della storia filogenetica che hanno percorso. In definitiva, non vi è dubbio che l’uomo è una delle tante specie appartenenti al regno animale; e si può tranquillamente sostenere l’idea di Darwin secondo cui molte delle sue presunte esclusività sono invece ben presenti in tante altre specie, sia pure con gradazioni più o meno differenti".