"Il Padre d’Italia", road movie nella precarietà di una generazione

Al Learn By Movies 2017 proiettata la pellicola del regista calabrese Fabio Mollo che poi ha incontrato il pubblico in sala

17 Maggio 2017
Mariateresa Calabretta

L’appuntamento di lunedì 15 maggio della rassegna Learn by Movies, dedicato alla proiezione del film “Il Padre d’Italia”, ha ospitato il giovane regista calabrese Fabio Mollo che ha incontrato il pubblico della sala Odeon.

Il film è un delicato racconto dei sentimenti di due anime fragili, Mia e Paolo, al secolo Isabella Ragonese e Luca Marinelli, due trentenni dei nostri tempi che attraversano l’Italia per ritrovare sé stessi. Una riflessione sull’essere genitori, sull’amore, la solidarietà, l’empatia al di là di ogni tipo di barriera e di ogni pregiudizio, non è un caso che l’epilogo della vicenda si svolga al sud, come spiega il regista stesso: «Si dice di solito che al sud tutto è impossibile che non può succedere mai niente; invece mi piaceva proprio che ne ‘Il Padre d’Italia’ l’impossibile diventasse possibile proprio al sud, cercavo questo contrasto».

Mollo parla con entusiasmo della sua ultima opera definendola un film “generazionale” «Volevo fare un film che raccontasse uno spaccato della mia generazione, una generazione che prova ad immaginare un futuro nonostante le difficoltà, la precarietà, la discontinuità con cui deve confrontarsi. Una precarietà materiale che poi diventa precarietà emotiva. Paolo e Mia rappresentavano un po’ questa generazione; chiaro che lui è omosessuale ma non volevo che l’omosessualità fosse tutto il personaggio. Il personaggio è anche molte altre cose, ad esempio è orfano: è la storia di un orfano che diventa genitore. Questo non perché non volevo toccare l’argomento, volevo solo raccontare l’esperienza di un essere umano che si confronta con le proprie paure e, in questo passaggio delicato, si scopre capace di essere genitore».

I due protagonisti attraversano il paese in un road movie da manuale ma non solo in senso geografico; ne attraversano i problemi, i drammi umani e sociali, i pregiudizi e crescono, abbandonano l’infanzia e i segni traumatici che ha lasciato su di loro, è un viaggio interiore verso il superamento di quella condizione limbica dove sostano tanti trentenni. «Entrambi i personaggi  - spiega Fabio Mollo - sono basati su delle storie vere che io e la sceneggiatrice, la catanese Josella Porto, abbiamo voluto raccontare attraversando la realtà della nostra generazione». Durante il viaggio intrapreso per le riprese del film, inoltre, ha raccontato Mollo, sono cresciute anche le persone che lavoravano al film: «abbiamo percorso realmente le tappe del film, man mano che scendevamo diventavamo un gruppo sempre più affiatato. Alcune cose le abbiamo anche improvvisate, abbiamo fatto gruppo e trasformato i personaggi sempre più in qualcosa di vero e sincero».

La vicenda dei protagonisti, ha precisato poi il regista, è un inno al coraggio che riflette il suo modo di vedere i trentenni di oggi: «Una cosa è certa: nei ragazzi della mia generazione, nonostante queste paure, queste difficoltà e questi problemi, la cosa che mi piace di più è lo slancio a provare ad immaginare il futuro. Ci si inventa nuovi lavori, nuove forme di stare al mondo, nuove forme di famiglia e quindi sicuramente Paolo e Mia vogliono far ragionare anche su questo».

Il giovane regista si è soffermato a parlare dei suoi riferimenti tra cui quelli a Ettore Scola «’Una giornata particolare’ di Ettore Scola mi ha ispirato sempre. È un film importante che ha raccontato con coraggio un universo ‘tabù’ e difficile. La solitudine, l’amore impossibile sono tutti elementi che mi hanno affascinato del cinema e ritrovarli tutti in un film mi ha conquistato molto». Mollo ha chiarito, infine, l’importante ruolo della musica, non solo un accompagnamento emotivo ma vera e propria parte narrante del film: «Mia fa la cantante e volevamo che il suo mondo si esprimesse attraverso le canzoni. Il suo personaggio è stato basato e costruito attorno alla canzone che ascoltiamo a fine film ‘There is a light never goes out’ dei The Smiths, perché è una canzone che racconta un po’ il suo personaggio, ci sembrava bello che fosse Mia a cantarla raccontando di sé, del suo non sentirsi accettata dalla sua famiglia. Ovviamente anche Paolo ha la sua canzone, ‘Il mare d’inverno’ di Loredana Bertè, un testo che racconta la nostalgia di una gioia, di una semplicità un po’ perduta e quella solitudine  e quel non riuscire a parlare neanche a sé stesso in cui il personaggio si ritrova molto».

«Fare il regista, raccontare una storia ad un pubblico - ha concluso Fabio Mollo - è un lusso, un privilegio e va vissuto con responsabilità, anche perché hai a che fare con storie che per te sono essenziali da raccontare ». Per gli spettatori presenti all’Odeon ‘Il Padre d’Italia’ è stata una di queste.