Il linfoma è una malattia professionale? Studiosi a confronto alla Torre Biologica

Il rettore Basile: "Le correlazioni tra rischi ambientali, fisici o chimici con le varie malattie necessitano sempre di momenti di approfondimento"

1 Giugno 2018
Giuseppe Melchiorri

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) ha stimato che, nel mondo, circa l’80% dei 2.300.000 morti all’anno collegati al lavoro sono causati da malattie professionali. Tra questi, i tumori professionali hanno subito un netto incremento, specie negli ultimi decenni, in particolare per tumori di polmone, pleura e tessuto ghiandolare. Mentre il numero di casi di linfoma denunciati rimane basso a fronte anche di scarse conoscenze sui fattori di rischio sia professionali che ambientali che possono agire nell’insorgenza/sviluppo del tumore.

Alla luce di questi numeri è possibile classificare il linfoma come una malattia professionale? A tentare di dare una risposta a questa domanda sono stati alcuni illustri medici e scienziati ospiti di un convegno sull’argomento promosso dal prof. Venerando Rapisarda, docente di Medicina del Lavoro nel dipartimento di Medicina clinica e sperimentale (Medclin) dell’Università di Catania, che si è tenuto questa mattina nell’aula magna della Torre Biologica “Ferdinando Latteri”.

“Il linfoma è un tumore particolarmente importante e aggressivo – ha spiegato il prof. Rapisarda nell’introdurre i lavori –, quinto per frequenza nei Paesi occidentali, con un’incidenza di venti persone ogni 100 mila abitanti. Solo in Italia ogni anno si contano 16 mila nuovi casi di questa forma tumorale, con un incremento medio annuo di circa l’1,3%. Con questo incontro abbiamo voluto riunire numerosi ricercatori impegnati nello studio delle malattie linfoproliferative e professionali per ampliare le conoscenze sui fattori di rischio associati allo sviluppo dei linfomi con particolare riferimento all’esposizione professionale. I relatori ospiti, attraverso studi di epidemiologia, di cancerogenesi e clinici, chiariranno quanto l’attività lavorativa e l’esposizione professionale possano giocare un ruolo nello sviluppo dei linfomi”.

Hanno aperto i lavori il rettore Francesco Basile, il vicepresidente della Scuola di Medicina dell’Ateneo catanese Pietro Castellino, il direttore del Medclin Francesco Purrello e il direttore del dipartimento di Scienze biomediche e biotecnologiche (Biometec) Filippo Drago.

“Noi medici oltre che delle cure dobbiamo anche occuparci delle cause delle malattie – ha affermato il rettore Basile -. Dobbiamo cercare di capire i fattori di rischio per la salute del paziente, che invece troppo spesso vengono sottovalutati. Le correlazioni tra rischi ambientali, fisici o chimici con le varie malattie non sempre sono facili da individuare e necessitano momenti di approfondimento come quello odierno”.

Nel corso della prima sessione si è tenuta la lectio magistralis di Kyle Steenland, della Rollins School of Public Health di Atlanta, noto epidemiologo impegnato nello studio dei fattori eziologici associati allo sviluppo di numerose patologie umane, e si sono approfondite alcune tematiche relative agli aspetti epidemiologici del linfoma, con gli interventi – moderati dai docenti Giovanni Li Volti (Università di Catania), Cristoforo Pomara (Università di Catania) e Lory Santarelli (Università Politecnica delle Marche) – dei docenti di Medicina del Lavoro dell’Università di Cagliari Pier Luigi Cocco, che ha parlato nello specifico di “Epidemiologia occupazionale dei linfomi”, e Marcello Campagna, che si è concentrato sul rapporto tra Epatite B e linfoma. Di linfoma e agenti chimici e fisici hanno parlato Massimo Bracci (Università Politecnica delle Marche) e Caterina Ledda (Università di Catania).

La seconda sessione ha trattato gli aspetti clinici e occupazionali del linfoma. Moderati da Rosario Di Stefano (Asp 3 Catania), Francesco Di Raimondo (Università di Messina) e Carla Loreto (Università di Catania), sono intervenuti Massimo Libra (Università di Catania), la cui relazione è stata incentrata sui disordini extraepatici HCV correlati, Annalisa Chiarenza (Policlinico di Catania), che ha parlato di “Diagnosi e terapia”, Giovanna Spatari (Università di Messina), con una relazione sull’ idoneità lavorativa nei cancer survivors e Cristoforo Pomara, con un intervento dal titolo “Aspetti medico legali sul nesso di causalità”.

Conclusioni di Concettina Fenga (Università di Messina), Salvatore Iannuzzi (Inail Catania) e Carmelo Mangiafico (Asp 6 Siracusa).