Il carburante della vita che accomuna Usain Bolt e Albert Einstein

Lo scienziato britannico John Ernest Walker, premio Nobel 1997 per la Chimica, è stato ospite della Scuola Superiore di Catania dove ha tenuto una lectio magistralis sull'adenintrifosfato, la sostanza presente nelle cellule di tutti gli organismi che fornisce "carburante" per tutte le attività dei viventi

15 Giugno 2017
Mariano Campo

Cos’hanno in comune il velocista Usain Bolt e lo scienziato Albert Einstein? Ciò che consente di assimilare il recordman delle piste giamaicano e il padre della teoria della relatività, è la grande produzione di energia, fisica o mentale, nelle rispettive attività: la corsa e il pensiero. Produzione di energia, quindi, di Atp: l’adenintrifosfato, quella sostanza chimica presente nelle cellule di tutti gli organismi - “persino coloro che assistono seduti ad una conferenza”- che fornisce ‘carburante’ per tutte le attività dei viventi.

Del ‘carburante della vita” e delle sfide che attendono l’umanità nel settore dell’energia ha parlato, nel corso di una lectio magistralis tenuta martedì 13 giugno alla Scuola Superiore di Catania, il prof. John Ernest Walker, premio Nobel 1997 per la Chimica, docente a Cambridge e autore (insieme con Paul Boyer) di studi sul meccanismo enzimatico di sintesi dell’Atp, l’elemento chiave del metabolismo energetico delle cellule.

Accolto ufficialmente dal rettore Francesco Basile, che gli ha consegnato una medaglia ricordo dell’Università di Catania e introdotto dal presidente della Scuola, Francesco Priolo, e dal prof. Vito De Pinto che ha presentato una sintesi delle sue ricerche costantemente a cavallo tra chimica, fisica e meccanica, Sir Walker ha catturato l’attenzione del folto pubblico presente in maniera approfondita ma sempre elementare ed accessibile, mostrando ripetutamente quante interconnessioni vi siano tra ciò che avviene in continuazione a livello microscopico e i grandi dubbi e le grandi scelte che riguardano il presente e il futuro dell’umanità. Partendo dalla fotosintesi nelle piante indotta dall’energia biologica per eccellenza, la luce solare, e passando per le trasformazioni delle sostanze nutritive che avvengono nelle ‘turbine cellulari’ contenute nei mitocondri,  lo scienziato inglese ha poi esteso il discorso - al fabbisogno energetico di una popolazione mondiale cresciuta esponenzialmente negli ultimi sessant’anni, che al momento ricorre prevalentemente all’esauribile fonte del petrolio. “Eppure – ha chiosato – se pensiamo che un’ora di irraggiamento corrisponde al consumo annuo globale di energia, ci rendiamo conto di quali grandi potenzialità può offrire l’energia solare, ancora sfruttata al 30% delle sue possibilità. E invece continuiamo a bruciare combustibili, con gravi ripercussioni sull’aumento dei livelli di anidride carbonica nell’atmosfera”.

Da qui l’enunciazione finale delle grandi sfide per la sopravvivenza dell’umanità che attendono le nuove generazioni, oltre alla risoluzione delle crisi energetiche, alcune di queste legate proprio ai meccanismi di produzione dell’Atp: la lotta alle malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer, il Parkinson e l’Hungtinton, che stanno diventando le principali cause di morte e già incidono pesantemente sulla qualità della vita nell’età senile; e lo sviluppo di nuovi antibiotici, dato che in tutto il mondo si assiste alla recrudescenza di malattie che si credevano sconfitte, come la tubercolosi, proprio a causa della resistenza dei microrganismi agli antibiotici attualmente a nostra disposizione.Mariano Campo