Il calo demografico in Italia è un'emergenza

Il prof. Angelo Mazza, docente di Demografia nel Dei, intervistato da un popolare programma giornalistico Usa (trad. dott.ssa Tiziana Balestri)

28 Novembre 2019
M.C.

Lunedì scorso, 25 novembre, il programma giornalistico “NewsHour” della PBS - Public Broadcasting Service, il network di circa 350 emittenti televisive pubbliche statunitensi, ha trasmesso un’inchiesta dal titolo "In Italy, rising anxiety over falling birth rates" realizzata dal proprio corrispondente Christopher Livesay, sul tema del calo demografico in Italia e in Sicilia, in particolare. Per approfondire il tema della dimensione demografica della famiglia italiana, il cui declino è stato è stato particolarmente drammatico negli ultimi decenni, Livesay ha anche intervistato il prof. Angelo Mazza, docente di Demografia nel dipartimento di Economia e Impresa dell’Università di Catania.

Una generazione fa, le madri italiane avevano comunemente più di quattro figli. Oggi, in media, meno di due. I demografi avvertono che una popolazione demograficamente contratta potrebbe produrre una crisi economica senza precedenti. “A partire dagli anni ’60 del secolo scorso – ha spiegato il docente catanese - i tassi di fecondità hanno subìto un crollo demografico impressionante. Ogni donna dovrebbe mettere al mondo almeno due bambini durante la sua vita al fine di mantenere il numero della popolazione. Il dato reale è invece di 1.2, quindi ben distante da 2. Le famiglie italiane non fanno più tanti figli come una volta non perché non vogliano: reputano che le condizioni non siano abbastanza buone per avere due bambini, poiché bisogna trovare un buon lavoro, un lavoro che dia anche abbastanza tempo per soddisfare i loro desideri riproduttivi”.

“L'Italia è seconda al mondo solo dopo il Giappone per la più alta concentrazione di anziani al suo interno – ha proseguito il prof. Mazza -. I giovani che se ne vanno generano un circolo vizioso per la città e il paese. Ecco, se oggi abbiamo meno figli, domani avremo anche meno genitori, e quindi ancora meno figli. Il più grande dei problemi cui potremmo imbatterci un giorno non molto lontano è quello dell’estinzione di un’intera popolazione. Quando i baby boomers andranno in pensione, avremo un esiguo numero di persone che dovranno prendersi cura di un maggior numero di anziani. E le cose andranno persino peggio nei prossimi dieci o vent’anni”.

“Siamo dunque di fronte ad un’emergenza sul vero senso della parola – ha concluso il docente -. Dieci o vent’anni sono proprio dietro l'angolo! Il governo dovrebbe poter incentivare di più la natalità così come ha fatto la vicina Francia, investendo di più sull’assistenza diurna, su congedi parentali più lunghi ed esenzioni fiscali a favore dei genitori. In questo modo, al pari della Francia, avremmo un 65% in più di bambini”.