I Terremoti in Italia: gestire l’emergenza o adottare una seria strategia di prevenzione?

Un intervento del Gruppo di Geofisica del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dopo il sisma dello scorso 24 agosto

30 Agosto 2016

La drammaticità del forte evento sismico verificatosi la notte del 24 agosto, che ha interessato una vasta area, provocando enormi danni e numerose vittime soprattutto nei comuni di Amatrice, Accumuli e Arquata del Tronto, ha nuovamente riportato in primo piano il cronico problema della carenza e/o mancanza di studi sulla vulnerabilità del patrimonio edilizio nazionale, finalizzati alla messa in sicurezza dello stesso, con conseguente riduzione del rischio sismico.

Allo stato delle attuali conoscenze scientifiche, com’è noto, non è possibile effettuare una affidabile previsione di tali eventi tuttavia, la comunità geofisica internazionale è concorde nel ritenere che una seria politica di prevenzione possa significativamente ridurre i potenziali rischi.

La valutazione della Pericolosità sismica e della Vulnerabilità del patrimonio edilizio rappresentano insieme alla stima della Risposta Sismica Locale gli approcci fondamentali per una successiva corretta pianificazione territoriale. 

Dal punto di vista legislativo, ricordiamo che a seguito del crollo della scuola di S. Giuliano di Puglia causato dall'evento sismico del 31/10/2002, è stata emanata l'Ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n° 3274 del 20.03.2003 che ha introdotto, tra l'altro, l'obbligo, per gli Enti pubblici proprietari di patrimonio edilizio, di procedere, entro 5 anni dall'emanazione della norma, alla valutazione della sicurezza di tutti i loro edifici destinati ad uso pubblico strategico e rilevante. Ciò nonostante, considerati anche i reiterati appelli formulati dalla comunità scientifica dei Geofisici, Geologi, Ingegneri e Architetti e non ultimi i relativi Ordini Professionali, poco o nulla è stato fatto.

Una strategia di intervento è stata intrapresa da qualche anno mediante la realizzazione di studi di microzonazione sismica di primo livello affidati dalla Protezione Civile della Regione Siciliana alle locali Università. Sono state quindi redatte numerose carte tematiche, relative a ogni Comune interessato da queste indagini, e i risultati ottenuti sono stati resi disponibili alla comunità tramite il sito web della Protezione Civile Regionale.

Recentemente, l’Ateneo di Catania, tramite i propri Organi di Governo, si è mostrato particolarmente sensibile nell’applicazione della suddetta O.P.C.M., promuovendo nell'ambito di un Programma triennale 2015-2018, per la realizzazione di "Interventi per adeguamento sismico", uno studio di verifica e caratterizzazione sismica del suo intero patrimonio edilizio. Utilizzando le competenze e le attrezzature presenti nel Laboratorio di Geofisica Applicata (Resp. S. Imposa), del Dipartimento di Scienze Biologiche Geologiche e Ambientali (DipBioGeo), è stata avviata la realizzazione di una serie di misure sperimentali. Tali indagini sono state finalizzate all'acquisizione dei dati necessari per la valutazione della risposta dinamica degli edifici, costituenti il patrimonio edilizio dell'Università di Catania, quando soggetti ad una sollecitazione sismica. Questa attività è coordinata dai Proff. Sebastiano Imposa e Giuseppe Lombardo, geofisici in servizio presso la sezione di Scienze della Terra del Dipartimento ed è supportata dai responsabili dell’Ufficio Ri.S.P.E. (Rischio Sismico Patrimonio Edilizio), che curano il censimento delle caratteristiche strutturali e delle diverse tipologie edilizie degli edifici dell'Ateneo.

La metodologia utilizzata, consente la valutazione della risposta locale ad una sollecitazione sismica basandosi sull’impiego di misure di tremore ambientale. Tale tecnica geofisico-strumentale è ampiamente applicata dalla Comunità Scientifica Nazionale e Internazionale, dimostrando di essere affidabile e rapida. Il metodo permette, attraverso appositi algoritmi e mediante l’utilizzo di tecniche di rapporti spettrali del segnale sismico registrato, di quantificare specifici indicatori delle proprietà dinamiche del terreno e di un edificio. Nello specifico, le indagini consentono di: - valutare la frequenza naturale del sito e definire la presenza di un significativo contrasto di impedenza che può causare l’incremento dell’azione sismica in superficie; - risalire alle frequenze naturali dell’edificio, stimando e individuando la propensione dello stesso a subire effetti torsionali; - evidenziare l’eventuale presenza di effetti direzionali dovuti sia alle caratteristiche fisico-meccaniche del terreno su cui sorge l’edificio sia alle sue caratteristiche costruttive (forma, dimensione, altezza e tipologia edilizia). Conoscendo pertanto le frequenze naturali del sito e dell’edificio è possibile, dallo studio dell’interazione suolo-struttura, valutare la propensione al fenomeno della doppia risonanza tra sito e edificio su di esso realizzato. E’ utile ricordare che la stima della presenza dell’effetto della doppia risonanza è molto importante, poiché può causare un incremento dell’azione sismica sulla struttura aumentando notevolmente il grado di danneggiamento.

L'Ateneo di Catania dispone di un notevolissimo patrimonio edilizio, variamente dislocato sul territorio della città e composto da svariate tipologie di edifici. Tale patrimonio ricade nel centro storico settecentesco della città, dove hanno sede le ex facoltà di impronta umanistica ed è costituito da edifici di pregio artistico-storico (vedasi ad esempio il Monastero dei Benedettini, Villa Cerami, palazzo dell'Università, palazzo San Giuliano, Orto Botanico, complesso della Purità ed altri). Inoltre, nella zona nord di Catania è presente la Cittadella Universitaria, di recente fondazione, dove hanno sede le ex facoltà di impronta tecnico-scientifica.

I risultati ottenuti dalle indagini suddette saranno raccolti in un database e rappresenteranno un utile strumento indispensabile all’individuazione delle procedure necessarie alla messa in sicurezza degli edifici, consentendo così di porre l'Ateneo catanese tra quelli all'avanguardia in Italia in tema di prevenzione e riduzione del rischio connesso al verificarsi di un evento sismico.

Queste iniziative dovrebbero rappresentare un esempio da perseguire anche nell’ambito di altre amministrazioni pubbliche, così come imposto dalla normativa vigente, sia in sede locale che regionale e nazionale. Le peculiarità geologiche dell’intero territorio nazionale, pongono l’Italia in una situazione di elevata propensione verso i rischi da catastrofi naturali (sismico, vulcanico, idrogeologico). Per quanto ci riguarda più da vicino, il territorio catanese, classificato nella seconda categoria sismica, è stato più volte soggetto a violenti terremoti che hanno comportato la distruzione della città. Tuttavia, solo nel 1981 è stato classificato come zona sismica di 2° categoria, ovvero zona nella quale le costruzioni dovevano essere progettate e realizzate in maniera tale da "opporre resistenza" alle sollecitazioni dovute ad un terremoto di prefissata intensità. Le normative tecniche che si sono succedute nel tempo hanno modificato il criterio di classificazione sismica del territorio e per ultima l'O.P.C.M. 3274/03 ha delegato alle Regioni tale competenza. La Regione Sicilia, con i provvedimenti del 19/12/2003 e del 15/01/2004, ha pubblicato l'elenco dei singoli Comuni siciliani con la corrispondente zona sismica; infine, l'attuale normativa tecnica, D.M. 14/01/2008, ha modificato ulteriormente la classificazione sismica del territorio.

Le strategie di intervento precedentemente descritte, prevedono l’ulteriore coinvolgimento sinergico di diverse figure professionali ai fini della successiva messa in sicurezza dell’edificato e dovrebbero costituire lo stimolo per i politici e gli amministratori in genere, affinché diventino una prassi consolidata per la messa in sicurezza degli edifici strategici (scuole, ospedali, uffici pubblici etc.) e possano, tramite opportuni sistemi di incentivazione fiscale, essere estese anche al patrimonio edilizio privato.

In accordo con quanto recentemente scritto dall’Arch. Scannella (La Sicilia del 24.8.2016), considerando anche l’ineluttabilità del verificarsi “dell’evento terremoto”, è auspicabile che le iniziative intraprese non si limitino solo alla naturale reazione emotiva e alla “gestione dell’emergenza” ma che servano da sprone agli amministratori e alla classe politica affinché si applichi un serio sistema di prevenzione dei rischi e pianificazione territoriale.