I nuovi paradigmi collaborativi tra legislazione, regolazione e giurisdizione

Alla Scuola Superiore di Catania una lectio del vicepresidente del Csm Giovanni Legnini

5 Marzo 2018
Giuseppe Melchiorri

“La crisi globale del 2008 ha generato nuove diseguaglianze e ravvivato i conflitti sociali e generazionali. E’ emersa quindi l’inadeguatezza degli strumenti della legislazione, a fronte del proliferare di autorità indipendenti in settori sensibili. Il sistema giustizia si confronta con un contesto sempre più aperto, in cui la stabilità economica e lo sviluppo dipendono dalla certezza e dalla prevedibilità della giurisdizione”. 

E’ l’analisi del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) Giovanni Legnini, prestigioso ospite della Scuola Superiore di Catania dove oggi pomeriggio ha tenuto una lectio dal titolo “Legislazione, regolazione e giurisdizione: nuovi paradigmi collaborativi di fronte alla società e all’economia che cambiano”.

L’incontro, promosso e moderato dalla prof.ssa Ida Nicotra, ordinario di Diritto costituzionale nel dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania e componente dell’Anac, è stato aperto dagli indirizzi di saluto del rettore Francesco Basile, del presidente della Ssc Francesco Priolo e del sindaco di Catania Enzo Bianco.

“Quello sulla legalità è sempre stato un focus fondamentale nella nostra Scuola, grazie a un laboratorio permanente sul diritto e ad interventi di personaggi di rilievo internazionale - ha esordito il prof. Priolo -, e siamo orgogliosi che a questi si aggiunga un ospite così importante come il vicepresidente Legnini”.

Sono particolarmente contento di essere qui oggi - ha poi affermato il rettore Basile - perché ci troviamo di fronte ad un punto di riferimento nazionale in materia giuridica e legislativa. Gli studenti della Scuola sono sempre molto soddisfatti di assistere a incontri con personalità di rilievo. L’argomento della lectio è poi particolarmente importante perché sono convinto che la crisi globale che abbiamo vissuto, nel nostro Paese sia stata aggravata dalla mancanza di leggi e di regole trasparenti e dall’incapacità della politica di regolamentare il sistema economico”.

“Dell’on. Legnini - ha spiegato la prof.ssa Nicotra - ho sempre  apprezzato l’impegno nella promozione dei valori della Carta costituzionale tra le giovani generazioni. Oggi parlerà di un argomento fondamentale per la comprensione della nostra società: il passaggio dalla legislazione alla regolazione che si è avuto con la nascita delle autorità amministrative indipendenti”.

L’analisi del vicepresidente Legnini è partita dall’esposizione dello sviluppo cronologico del rapporto tra legislazione, giurisdizione e regolazione. “Dal modello tradizionale dello Stato liberale – ha spiegato -, dove  diritti e  governo dell’economia erano garantiti da legge parlamentare e giurisdizione, si è passati, nel Novecento, ad uno Stato pluriclasse, dove sono emersi i diritti sociali e le masse sono entrare prepotentemente sulla scena politica. Si è giunti, infine, al contesto post-moderno, caratterizzato da complessità e contrapposizione tra modelli di Stato ed economia; negli anni sessanta nuove fratture hanno messo in tensione la Repubblica dei partiti. Il declino di questo sistema politico e l’arrestarsi della crescita economica e sociale, insieme al mutamento del quadro internazionale e allo sviluppo dell’integrazione europea, hanno modificano i rapporti tra i poteri e le scelte di politica economica”.

Secondo Legnini, il decennio in corso è quello della cosiddetta ‘crisi della legge’, cioè l’incapacità della legge nel mantenersi quale fonte di produzione del diritto pervasiva e generale e nel regolare e disciplinare gli interessi economici e sociali. “Queste difficoltà – ha evidenziato - trovano radice in una pluralità di fattori, come la crisi di legittimazione della rappresentanza parlamentare, avvertita soprattutto in Italia, e altre dinamiche sovranazionali, quali la produzione normativa europea e la difficoltà di incidere su fenomeni spesso sfuggenti e complessi. Tra gli effetti della crisi della legge vi è il proliferare delle autorità indipendenti, che caratterizza gli ultimi anni”.

Alla luce di tutto questo si sono ovviamente trasformate le funzioni giudiziarie e il ruolo del giudice che si è modificato “lungo l’arco dell’intera storia repubblicana in dipendenza e talvolta anche in supplenza degli spazi abbandonati dalla funzione legislativa e in un rapporto di coabitazione con i nuovi soggetti dotati di poteri di regolazione, sorveglianza e vigilanza sui settori sensibili. La Carta costituzionale ha lasciato emergere un nuovo soggetto giudicante, immerso negli equilibri della legalità costituzionale e sempre più consapevole della necessità di preservare la propria autonomia e indipendenza, garantendo al contempo un certo grado di efficienza e prevedibilità nel rendere giustizia”.

L’on. Legnini si è infine soffermato sulle nuove forme di cooperazione istituzionale tra i poteri che si vanno delineando: “Di recente, anche da soggetti internazionali, sono state invocate nuove frontiere di collaborazione tra i poteri, considerate necessarie per gli evidenti limiti che segnano l’ordinamento giuridico italiano. Vanno formandosi nuove forme di integrazione tra l’attività legislativa e la funzione di regolazione affidata alle Autorità indipendenti e si profila un modello di cooperazione istituzionale diverso rispetto al passato”. “Non si parla più di competenze separate e schemi di riparto rigido delle funzioni – ha affermato -, ma di circolarità delle misure adottate dai soggetti della regolazione, dagli attori della legislazione e dalla magistratura, chiamata a giudicare secondo tecniche e regole sempre più evolute e legate al livello sovranazionale.

“Questo – ha concluso il vicepresidente – non deve però significare un’indebita commistione tra le attribuzioni costituzionali delle diverse autorità, ma piuttosto una crescente integrazione dei metodi scelti”.