Gli ordinamenti e i "privilegi" del più antico ateneo siciliano

Presentata la riedizione di tre volumi che narrano le vicende dell'Università di Catania dalla fondazione al Settecento

31 Marzo 2016
Mariano Campo

"Pensate cosa sarebbe la città di Catania senza la sua Università, senza la sua storia e il suo essere stata sempre, nell'arco del tempo, un patrimonio sociale per la sua comunità". Con questo interrogativo il rettore Giacomo Pignataro ha voluto sottolineare l'importanza del ritrovamento e della pubblicazione dell'edizione - nella versione antologica cartacea e integrale su supporto digitale - degli Statuta et privilegia almae Universitatis Catanae, ossia la copia del più antico e illustre corpus normativo di quello che, per parecchi secoli, fu l'unico ateneo siciliano.
"E' un risultato importante, frutto di un lavoro corale e interdisciplinare - ha detto il rettore, inaugurando l'incontro di presentazione dell'opera nell'aula magna del Palazzo centrale - che permetterà a tutti di apprezzare la ricchezza della storia e della vita del Siciliae Studium Generale dalla sua fondazione fino alla metà del Settecento, e di far riemergere questioni, quali l'autonomia o il riconoscimento della specialità di un'istituzione come quella universitaria, che ancor oggi rimangono attuali".

Il loro particolare valore deriva non solo dalla ricchezza e dalla vetustà dei documenti che vi sono raccolti, ma anche dalla loro autorevolezza: tutti sono infatti autenticati col sigillo cittadino dagli ufficiali del Comune di Catania, in primo luogo il segretario comunale Giuseppe Vurzì. Le copie furono tratte, a metà Settecento, dai documenti originali conservati nell'archivio del Comune, allora ente di governo dell'Ateneo. L'incendio che nel 1944 distrusse l'archivio storico comunale ha reso molti di questi documenti unici testimoni sopravvissuti della storia dello Studio etneo, unica università autorizzata del Regno di Sicilia per quasi quattrocento anni.

 

L'edizione, curata da Giuseppina Nicolosi Grassi e Alfonso Longhitano e composta da tre volumi, viene dunque a colmare un vuoto, particolarmente avvertito negli ultimi decenni, dal momento che i volumi erano stati creduti dispersi. I documenti restituiscono anche una rappresentazione della cultura e della mentalità della società, nonché della vita quotidiana di professori e scolari, dal 1434 al 1752.

"Recuperiamo alla memoria condivisa - ha detto il coordinatore editoriale del progetto, Francesco Migliorino - tre secoli di storia culturale del nostro ateneo, consapevoli che la conoscenza del passato rappresenta una condizione irrinunciabile per vivere con pienezza il nostro tempo storico". Sul significato di valorizzare il patrimonio custodito negli archivi delle università europee si sono poi soffermati gli illustri ospiti dell'incontro, gli studiosi Jacques Verger, professore emerito di Storia medievale all'Università Sorbonne di Parigi e membro dell'Academie des Inscriptions et Belles-Lettres e Giorgetta Bonfiglio Dosio, ordinario di Archivistica nell'Università di Padova.

Storici, giuristi, archivisti e archivisti hanno dunque lavorato duramente fianco a fianco, "contaminandosi e arricchendosi vicendevolmente"- hanno spiegato il responsabile dell'Archivio storico d'Ateneo, Salvatore Consoli, e i docenti Giovanni Gallo e Filippo Stanco che hanno curato il progetto di digitalizzazione, "contribuendo di fatto alla costruzione di un nuovo sapere comune e sperimentando una modalità comunicativa utile soprattutto in chiave futura".

L'edizione elettronica, inclusa nel Dvd allegato al volume cartaceo e predisposta per la pubblicazione in rete, che contiene la riproduzione integrale dei tre volumi (per un totale di oltre tremila pagine), corredata da materiali scientifici di sussidio, è stata realizzata inoltre col fondamentale apporto di alcuni dottorandi e studenti del corso di laurea in Informatica. Il progetto grafico è di Ivano Mistretta (per l'edizione web) e Graziella Scozzarella (per l'edizione cartacea), la stampa è stata curata da Dell'Erba srl (Biancavilla).