Gaspare Rodolico docente e caposcuola, chirurgo, rettore

L'Ateneo lo ha ricordato a dieci anni dalla scomparsa

27 Aprile 2016

"Diamo particolare e profondo significato al ricordo delle persone che, come il prof. Gaspare Rodolico, hanno rivestito in un passato ancora recente un ruolo importante per la nostra comunità universitaria, attraverso la loro opera e, successivamente, la grande eredità lasciata alla famiglia, agli allievi e alla stessa Università di Catania".

Con questo messaggio il rettore Giacomo Pignataro ha aperto la cerimonia che si è tenuta venerdì 22 aprile nell'aula magna del Palazzo centrale dell'Università di Catania, promossa da colleghi e allievi per commemorare la figura e l'opera del professor Rodolico, a lungo rettore dell'Ateneo e clinico chirurgo della facoltà di Medicina e Chirurgia, in occasione del decimo anniversario della sua scomparsa: "E' importante tramandare questa memoria - ha aggiunto il rettore Pignataro -, poiché ciò serve anche a mantenere l'identità accademica e a rafforzare il senso di appartenenza ad un'istituzione come l'Ateneo, votata alla missione scientifica e di assistenza e all'ancor più nobile missione dell'insegnamento alle giovani generazioni".

Il professor Aurelio Di Benedetto, a nome di tutti gli allievi del professor Rodolico, ha poi ricostruito minuziosamente le tappe della sua attività come docente e come rettore, lasciando ampio spazio anche ai ricordi personali. Eletto alla guida dell'Università di Catania per la prima volta, nel dicembre 1974 e successivamente riconfermato fino al 1994, il prof. Rodolico, governò l'Ateneo per un ventennio dando un decisivo impulso al suo assetto edilizio attuale, che prevede le facoltà umanistiche (Giurisprudenza, Lettere e Economia) situate nell'area del centro storico e quelle scientifiche (Medicina, Scienze, Ingegneria ed Agraria) nel 'campus' della Cittadella universitaria, a nord della circonvallazione dove, nel frattempo, grazie alla proficua sinergia con l'Istituto nazionale di Fisica nucleare, sorgevano i Laboratori nazionali del Sud.
 
Nell'aprile 1977, Rodolico e il sindaco Domenico Magrì conclusero la donazione all'Università da parte del Comune di Catania del prestigioso Monastero dei Benedettini, oggetto di una imponente opera di restauro e di riqualificazione da parte dell'Ateneo catanese, guidata dall'architetto Giancarlo De Carlo e dal preside Giuseppe Giarrizzo. Nel 1981 l'Università acquisì il Palazzo Sangiuliano, oggi sede dei servizi amministrativi, e nel 1989 il Palazzo Paternò Raddusa Pedagaggi di via Vittorio Emanuele, oggi sede del dipartimento di Scienze politiche e sociali, ampliato nel 1992 con l'acquisto dell'ex falegnameria Scannapieco di via Dusmet, dove hanno sede aule e biblioteca dello stesso dipartimento.

Nell'arco temporale dei suoi mandati furono completati gli edifici del dipartimento di Matematica, inaugurato dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini il 10 novembre 1979, l'Edificio 29 del Policlinico Universitario (oggi a lui intitolato), sede della I Clinica Chirurgica, inaugurato dal Ministro dell'Università Antonio Ruberti, il 10 ottobre 1990. Furono inoltre progettati, e in parte realizzati, il dipartimento Bioscientifico della Facoltà di Agraria ed il Complesso Aule e Biblioteca della Facoltà di Medicina.

Diede vita poi ad accordi di collaborazione scientifica con diverse università europee (Olanda, Repubblica Federale Tedesca, Polonia, Finlandia, Ungheria e Spagna) e statunitensi (North Carolina, California, Virginia, New Mexico), favorendo l'avvio di iniziative di ricerca congiunte con enti e imprese operanti nel territorio (tra le quali l'allora Sgs Thomson), implementatesi negli anni successivi.
Rodolico fu membro del Consiglio Superiore di Sanità, componente del Comitato Biomedicina del Cnr e membro del Comitato Scientifico di Controllo dell'I.C.S.C. Word Laboratory di Ginevra. Nel 1978 gli fu conferita dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone la medaglia d'oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte. Nel 1994 ricevette una laurea honoris causa in Medicina dall'Università di Bucarest. Nel 2002, infine, fu nominato professore emerito di Chirurgia generale dal Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Letizia Moratti. Intensa è sempre stata, infatti, la sua attività di docente sia nel corso di laurea che nelle scuole di specializzazione, teneva molto a svolgere personalmente le lezioni sempre estremamente aggiornate, molto didattiche e stimolanti sotto il profilo culturale. Il professore Rodolico fu senz'altro un innovatore aperto alle nuove tecniche e alle nuove tecnologie, istituendo nel 1984 - primo in Sicilia e fra i primi in Italia - il corso biennale di Microchirurgia sperimentale, potenziando la chirurgia pediatrica, l'endoscopia ed i trapianti d'organo.

"Precorrendo la tendenza attuale dell'umanizzazione degli ospedali - ha ricordato Di Benedetto -, il prof. Rodolico ci ha insegnato a considerare i pazienti come nostri simili con una patologia da trattare e non un capitolo di patologia più o meno difficile da affrontare. In sala operatoria ci ha inculcato il rispetto degli organi su cui interveniva, la delicatezza delle manovre, la pulizia estrema del campo operatorio, nell'eseguire gli interventi anche più indaginosi ed ha sempre suscitato la nostra ammirazione per la perfezione delle anastomosi, allora solo manuali, che eseguiva a livello dei vari visceri, così perfette da sembrare disegnate. Un patrimonio ed una ricchezza non solo interiori, che spetta a noi tutti non fare disperdere".

Il professor Di Benedetto ha concluso citando il titolo dell'ultima lezione del prof. Rodolico, tenuta il 26 aprile 1998 e da lui dedicata al suo maestro Attilio Basile ("L'ebbrezza, la suggestione e l'orgoglio di una vita vissuta al servizio dell'Università e della Medicina"), nella quale affermava con decisione che "bisogna trasmettere ai giovani l'esperienza maturata in tanti anni di studio, di lavoro e l'amore per una istituzione nella quale si è creduto e nella quale si sono profuse tutte le proprie energie e si è trascorsa gran parte della propria vita".

"L'incontro odierno - ha spiegato infine il professor Emanuele Rimini - non rappresenta una semplice commemorazione, ma soprattutto un'occasione per parlare di giovani e delle loro prospettive. Rodolico era una persona estremamente decisa e pragmatica e aveva la grande capacità di capire quali attività potessero aiutare i giovani a dimostrare il loro talento. Ha lasciato un'enorme eredità, contribuendo in maniera determinante alla crescita della ricerca fisica a Catania, attraverso la creazione dei Laboratori Nazionali del Sud. Inoltre, era un precursore dei tempi: negli anni ' 80 fu tra i protagonisti della creazione di un consorzio con la StM, primo caso in Italia di un ateneo che si apriva alla collaborazione con il contesto industriale circostante, secondo un modello poi copiato anche in Francia e che diede un lavoro a centinaia di giovani laureati in diverse discipline (chimica, fisica, ingegneria, economia.).Questo suo successo è da considerarsi ancora più straordinario se si tiene conto del contesto politico sfavorevole di quel periodo  storico, quando non c'era ancora la sensibilità per capire che  il successo di un grande Ateneo dipende soprattutto dalla sua capacità di operare in sinergia con il territorio circostante".