Etologia cognitiva. Alla ricerca della mente animale

Seminario dell’etologo Roberto Marchesini al Dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali

11 Maggio 2018
Chiara Crifò

«Un amante delle differenze, questo è l’etologo, un raccoglitore di diversità»: con questa e molte altre frasi ad effetto, ha incantato e sollevato interrogativi su problematiche contemporanee che vanno ben oltre le scienze naturali, Roberto Marchesini, filosofo, etologo e saggista bolognese, allievo di Giorgio Celli e pensatore eclettico già a partire dalla formazione, se si pensa alle sue due lauree in veterinaria e lettere.

Venerdì 11 maggio, Marchesini è stato ospite del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali, per un seminario dal titolo “Etologia cognitiva. Alla ricerca della mente animale” che si è tenuto nell’aula centrale della ‘cittadella’ di via Androne, nell'ambito del dottorato di ricerca in Scienze della Terra e dell’Ambiente.

Marchesini ha compiuto un excursus assai lungo, nella sua ora e mezza di seminario, parlando sempre a braccio, e con capacità oratoria ha alternato aspetti e termini tecnici anche complessi con esempi concreti spesso fulminanti: «Una zebra affamata che rischia la pelle sta meglio in libertà che con la pancia piena in uno zoo, perché nella savana prova un piacere espressivo: è nel proprio ambiente che vede riconosciuti i suoi interessi, come ogni specie, uomo compreso».

Partendo dalla critica all’antropomorfismo e al meccanicismo in etologia, Marchesini ha presentato il suo libro pubblicato da Apeiron, che dà il titolo al seminario; l’approccio cognitivo del professore rifiuta quella visione degli animali simili a macchine senza soggettività, che reagiscono a stimoli automatici come un interruttore. L’animale, secondo lo studioso, possiede invece una complessa rete di fattori, quali emozioni, rappresentazioni mentali, motivazioni, che sovrintendono il suo comportamento. «La mente animale - chiarisce Marchesini - ricerca la soluzione a dei problemi sempre nuovi che deve affrontare attraverso la conoscenza di sistemi già provati, ovvero usa in modo creativo ciò che ha appreso, ciò che ha a disposizione. La mente insomma è un’entità produttiva!».

E il pensiero cognitivo viene chiarito attraverso le tante fonti teoriche, da Konrad Lorenz a Jean Piaget, il primo annoverato tra i padri dell’etologia cognitiva, il secondo pedagogista e filosofo. Ma l’ampiezza della base teorica della sua impostazione, Marchesini la mostra anche quando cita la scuola della Gestalt, o quando parla di zoosemiotica a proposito della varietà dei codici comunicativi nel mondo animale.

Molti altri i nuclei tematici aperti durante il seminario, dinanzi ad una platea di studenti interessati e attenti. In particolare, Marchesini si è soffermato sui concetti di coscienza e di emozione: «Mi dichiaro un detrattore della coscienza - afferma -: essa è solo uno dei tanti sistemi, sequenziale, capace di illuminare sì, ma limitante, perché censoria. La soggettività precede di gran lunga la coscienza. Per comprendere il concetto di soggettività bisogna piuttosto considerare gli aspetti emozionali: gli animali vivono di emozioni, trasformazioni di fatti, eventi del mondo esterno in cambiamenti dentro il corpo. In questo quadro meraviglioso di scambio tra esterno e interno, i sensi sono le finestre».

Diverse e pertinenti le domande a fine intervento, tra le altre quella sulla difficoltà di segnare una linea divisoria, nel mondo d’oggi, tra tecnologia e natura, questione insomma che travalica i limiti della scienza etologica per arrivare alla filosofia del “Posthuman”: rispetto a quest’ultima corrente di pensiero, Marchesini è chiamato da anni a tenere lezioni e conferenze in giro per il mondo: «Difficilmente quando l’uomo si mette in testa di fare qualcosa, lo si riesce a fermare – ha osservato -. Ormai la tecnologia è entrata all’interno del corpo umano, con la dimensione digitale è finita per sempre la visione umanistica dell’uomo capace di controllo su di sé e si va verso la costruzione di macchine capaci di esprimere desideri, ovvero di possedere il motore propulsore dell’intelligenza animale: ciò che realmente spinge un essere verso la propria pienezza e completa realizzazione non è altro, infatti, che il desiderio. Lo diceva bene Giacomo Leopardi nelle Operette morali: “Vorrei per un poco di tempo essere convertito in uccello, per provare quella contentezza e letizia della loro vita”».