A cosa serve il diritto?

Presentato alla Scuola Superiore di Catania l’ultimo libro del prof. Vincenzo Di Cataldo

23 Marzo 2018
Mariano Campo

Qual è l’utilità del diritto? Se lo chiede, in un fortunato libro edito dal Mulino, il prof. Vincenzo Di Cataldo, ordinario di Diritto commerciale all’Università di Catania, che è stato presentato giovedì 22 marzo nell’aula magna della Scuola Superiore di Catania.

“E’ un saggio che si rivolge a chi giurista non è – ha premesso il presidente della Scuola, Francesco Priolo, ricordando le attività svolte dal prof. Di Cataldo come coordinatore del Laboratorio di Diritto della Ssc sin dalla sua fondazione -, che si legge in maniera gradevole e che riconcilia con la materia del diritto, mostrandocelo come una scienza sperimentale continuamente in evoluzione, a differenza di come viene di solito percepito”. “Dobbiamo riconoscere – ha aggiunto il rettore Francesco Basile – che purtroppo le tante regole che disciplinano la convivenza civile spesso non sono note e comprese, e anche l’eccesso di legislazione che appesantisce l’apparato giudiziario comporta ricadute pesanti per i cittadini. Per questo, come sostiene con la passione e la lungimiranza che lo contraddistinguono il prof. Di Cataldo, è necessario educare alla conoscenza del diritto a partire dalle scuole, come azione di prevenzione primaria, per usare una terminologia medica; e poi incentivare quelle forme di composizione che evitando di arrivare fino ai processi, come azione di prevenzione secondaria”.

“E’ un’opera che mi ha consentito di tornare idealmente al periodo in cui iniziavo il mio percorso da studente di Giurisprudenza – ha rivelato l’autore – e, come tutti i giovani di quell’età, non avevo la minima idea di cosa mi avrebbe riservato lo studio del Diritto. Studio che però non mi ha fatto mai rinunciare alla mia passione ‘alternativa’ verso l’etologia, che ho sempre continuato a coltivare insieme con altri interessi e, per estensione, all’attenzione verso i comportamenti dell’uomo, come animale sociale. Il vero successo di questo lavoro – ha aggiunto – è che mi offre l’opportunità di andare a parlare di diritto ai ragazzi delle scuole”.

“Il testo è piacevole da leggere – ha premesso il presidente della Corte d’Appello di Catania Giuseppe Meliadò, che ha moderato la conversazione di fronte a un foltissimo pubblico composto da docenti universitari, esponenti della magistratura e numerosissimi allievi della Scuola -, anche se pone interrogativi e cerca di dare risposte impegnative. Potremmo considerarlo un manuale di educazione alla giustizia, che ha l’obiettivo di migliorare il rapporto tra i cittadini e il diritto, sfatandone l’immagine di ‘luogo di sotterfugi ed espedienti per cercare di aggirare la verità’. Il messaggio finale che ne scaturisce è certamente un appello a tenere alta la cultura delle regole, attraverso l’eticità delle professioni e del vivere civile”.

Agli illustri relatori ospiti – il docente di Diritto commerciale all’Università di Milano Francesco Denozza, il penalista dell’Università di Palermo Giovanni Fiandaca e il filosofo del Diritto dell’Università di Padova Giuseppe Zaccaria – è stato poi affidato il compito di analizzare e quasi dissezionare il volume del prof. Di Cataldo, ciascuno dai rispettivi punti di vista, mettendone in evidenza le proposte condivisibli o anche ponendo nuovi interrogativi in particolare intorno a quella che parrebbe la risposta più consolidata al quesito contenuto nel titolo del libro, ossia la funzione di stimolare la cooperazione tra i soggetti e di risolvere i conflitti, così come intorno all’”ineliminabilità dell’interpretazione delle leggi”.

Per Denozza, ad esempio, il libro del prof. Di Cataldo “si occupa, in fin dei conti, di questioni eterne, ma è figlio del suo tempo, ossia un periodo storico nel quale è collassata la distinzione tra preferenze e valori e in cui il diritto è chiamato a far convivere le diverse preferenze di ciascuno, come esse convivono sul mercato; di fatto, frammentando tutto l’ordinamento”. “Come sostiene l’autore, trovando utili spunti di riflessione nelle scienze esterne al diritto – ha aggiunto Fiandaca – il ricorso alla giustizia penale non sempre riesce a risolvere i conflitti, spesso anzi dobbiamo riconoscere che li aggrava e li perpetua. Ecco perché è necessario, anche nel settore penalistico, cominciare a guardare con interesse a modelli diversi di natura mediativa e compositiva”. “E’ un volume non creato per i giuristi ma per i cittadini – ha concluso Zaccaria, esprimendo un giudizio complessivo sul libro -, che aspira a ridurre il fossato tra diritto e cittadini, ma al tempo stesso è un bellissimo omaggio al Diritto stesso”.