A Catania il secondo Simposio mediterraneo di Oncologia toracica

L'incontro è stato promosso dalla Sezione di Chirurgia toracica del dipartimento di Chirurgia e Specialità medico-chirurgiche

21 Dicembre 2015
prof. Marcello Migliore

Dopo il successo nel 2014 del primo simposio sulle metastasi polmonari,  il secondo Simposio mediterraneo di Oncologia toracica è nato dalla necessità di discutere alcune problematiche oncologiche attuali e scottanti quali il mesotelioma pleurico.  

Il simposio è stato organizzato dalla Sezione di Chirurgia Toracica del dipartimento di Chirurgia e Specialità medico-chirurgiche dell'Università di Catania, con la collaborazione del prof. Tom Treasure della prestigiosa University College of London ed è stato inaugurato dal rettore dell'Università di Catania Giacomo Pignataro, dal presidente della Scuola di Medicina Francesco Basile e dal sindaco di Biancavilla Giuseppe Glorioso.
Tra gli ospiti stranieri erano presenti gli autori degli unici tre studi prospettici randomizzati sul trattamento del mesotelioma pleurico esistenti ad oggi.  Il prof. Treasure, il prof. Alexander Maat della Erasums University di Rotterdam e il dott. Robert Rintoul del Papworth Hospital, ospedale d'insegnamento della University of Cambridge.

In Sicilia, la cittadina di Biancavilla è ben nota per la sua alta incidenza di mesotelioma pleurico a causa di fattori ambientali locali, insieme ad altre città industriali come Augusta e Gela.
Nel corso degli anni è emerso il sospetto che interventi chirurgici estesi per il trattamento di questa patologia non siano sufficienti a prolungare la sopravvivenza a lungo termine insieme ad una buona qualità di vita e ad oggi non esiste consenso su quale sia l'approccio chirurgico più appropriato per il mesotelioma pleurico.
La grande utilità di questo simposio non è stata solo quella di discutere gli aspetti scientifici della malattia e gli eventuali sviluppi futuri, ma anche illuminare gli studenti di medicina dimostrando che è possibile effettuare studi di ricerca d' avanguardia, al pari delle migliori università internazionali. Tutto questo con il fine di ostacolare l'ormai atavica fuga di cervelli che caratterizza il nostro territorio.

Eugène Ionesco (1912-1994) diceva che '' Non è la risposta che illumina ma la domanda'', per cui noi tutti docenti dobbiamo porci una profonda domanda: perché? Perché i nostri studenti vogliono partire come 40, 50, 60 anni fa? Sfortunatamente non è possibile trovare una chiara ragione per la quale gli studenti continuano a partire, la colpa è insita in tutta la società e c'è poco che possiamo fare. Probabilmente, gli atavici dogmi culturali esistenti nelle cosiddette  regioni rurali quali la Sicilia  e la pressione psicologica esercitata dai mass media sui nostri giovani sono i motivi più comuni che possono impedire ai nostri studenti di vedere la modernizzazione del sistema universitario che è evidente per chi era studente 30 anni fa.

I  nostri studenti dovrebbero partire solo per acquisire maggiori competenze da riportare a "casa", ma è solo con il nostro esempio che possiamo convincerli che i alcuni dogmi culturali  esistenti nella Nostra Sicilia potrebbero essere sbagliati.

 

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